Esiste una poesia senza suoni: è quella che percorre i giardini interiori del nuovo libro di Isabella Bignozzi in I bimbi nuotano forte (Arcipelago Itaca, 2024). Versi impalpabili evocano fioriture remote, che vegliano il paesaggio. La voce del poeta è guidata da parole silenziose, vellutate, spirituali, che cercano la possibile bellezza nell’eco di una preghiera muta, che esorcizza il dolore potente dell’umano, il disastro ultimo dell’essere. Gli scrittori più ampiamente citati (da Francesca Serragnoli a Giovanna Sicari, da Silvia Bre a Cristiana Panella) sono donne poete che accompagnano, con versi delicati e affini, il viaggio interiore che Isabella dedica “Ai miei angeli”. Come scrive Massimo Morasso in epigrafe: “Non c’è che un’ora immensa e il cielo / qui fermo nel geroglifico del sole”. Per Isabella, rilkianamente, cosa esiste di vero, di essenziale, negli struggenti arabeschi delle sue poesie inafferrabili? Il desiderio “di voler riscrivere in idea / il soffio della vita”. La verità sempre inseguita: “ombra / di morbido non esistere / solo congettura d’angelo / che sa tutti i gradi dell’abbandono”. (M.E.)

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disegnami il viso di buio lentissimo
disegnami il viso di buio lentissimo
quando scivola l’isola della pioggia
si apre in soffio questa foresta
morendo la voce a crinali di viole
posami sul viso i petali delle correnti
uno stormo di labbra sussurrate in volo
se vieni da me sei arco nel palmo
scafo di sterno all’onda che sale
se tremi e cadi tra le mie croci
si alzano farfalle dai gusci rotti
si gira sul fianco la schiena del mare
buio lentissimo: da un verso di Francesca Serragnoli
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quel punto che sente tutto
quel punto che sente tutto
sbatte da dentro implora
il muto fragore di strappo
che poi va via di spalle
e crudele ti lascia viva
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sei qui come un risvolto
sei qui come un risvolto
mancanza del pieno che si ripiega
e non capisci da quale inettitudine
s’alzi la superbia
di voler riscrivere in idea
il soffio della vita
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tutto lo stupore del mondo
quella cosa calda e buona
che preme del suo non tornare
va alta, nel separarsi a sé stessa
sale a quel vulcano di labbra
che ancora sa pronunciare l’acqua
ma ora è un foro di perduto
che riassorbe nel suo nome
tutto lo stupore del mondo
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Isabella Bignozzi (Bologna, 1971) in poesia ha pubblicato: Le stelle sopra Rabbah (Transeuropa 2021, prefazione di Elio Grasso) e Memorie fluviali (MC edizioni, collana Gli insetti, a cura di Pasquale di Palmo). In prosa i romanzi Il segreto di Ippocrate (2020) e Cantami o diva degli eroi le ombre (2023), entrambi editi da La Lepre Edizioni. È nell’antologia «Splendere ai margini. Narrazioni emergenti» (Oligo 2023) a cura di Andrea Temporelli; è con l’artista Daniele Ferroni nella plaquette Come tintinni ceste d’incenso (settembre 2023), uscita per Lumacagolosa, in collaborazione con le Edizioni Pulcinoelefante. Con alcune poesie è in «Riflessi. Rassegna critica alla poesia contemporanea», a cura di Patrizia Baglione, Edizioni Progetto Cultura 2023. Nella rivista «La foce e la sorgente», a cura di Marco Ercolani e Lucetta Frisa, è presente con alcune liriche (n. 6, seconda serie, dicembre 2021), e con una prosa artistica (n. 7, seconda serie, gennaio-giugno 2022). Alcuni versi sono stati pubblicati in «Osiris Poetry − International Poetry Journal» n. 98, June 2024. È presente con testi, saggi e interventi critici in «Filigrane» (Ronzani Editore), «L’anello critico» (CartaCanta Editore), «Avamposto», «Metaphorica». Ha curato come prefatore alcuni libri di poesia. Numerosi i saggi online in «Pangea», «La Poesia e lo Spirito», «blanc de ta nuque», «Nazione Indiana», «Poesia del nostro tempo», «Larosainpiu», «Morel – voci dall’isola», «Culturificio». Cura lo spazio web «L’Astero rosso – luogo di attenzione e poesia».

Giovanni Castiglia, Dafne
