MEDITAZIONE.  Ruggero Jacobbi

In attesa d’un limite

tracciato dalla notte

e dal silenzio,

vigilo

su cose spente.

Ogni anno mi pare

perduto,

le corolle di Gerico

infiorano

triti davanzali.

Sono prossimo al netto

segno d’unghia

che schiude la

meditazione.

È come una pavana

dissepolta,

una barca di tenebra,

un addio?

Camminano cose vane

e figure

su questo ciglio

d’impassibile aria.

Non fatti,

non ragioni,

ma sogni.

Eppure c’è,

si sa che c’e,

si vede e c’è

-dovunque-

un nodo

da ritrovare.

*Il testo è tratto da: Ruggero Jacobbi, “Aroldo in Lusitania” e altri libri inediti di poesia, a cura di Anna Dolfi, Bulzoni editore, Roma 2006.

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