Per A.
Nel capitolo XVIII delle sue Memorie di un malato di nervi, Daniel Paul Schreber, ex cancelliere della Corte di Dresda, scrive: “Avanzo l’ipotesi – e qui naturalmente non si può parlare d’altro – che i ‘miracoli dello spavento’ siano da considerare forse come i primi inizi della creazione divina, che in certe condizioni sarebbero suscettibili di condensarsi in ’uomini fatti fugacemente’ fino a raggiungere gradualmente la consistenza degli uomini reali e di altre creature”. Ma chi, dopo queste parole, giudicherà se un uomo è una creatura reale o fatta fugacemente? Chi di noi non è fatto fugacemente? È mai possibile che sia sempre la follia a insegnarci chi siamo? Non potrebbero i sani avere la mente più aperta e, senza soffrire troppo, fossero proprio loro i sapienti? Noi restiamo qui, fraternamente, a parlarci. Il mondo non è una sfera inespugnabile. Essere fatti fugacemente sarebbe davvero l’ideale, come incontrare Perelà e parlare con lui di quale potrebbe essere il nostro destino. Auguste B., il folle utopista francese, disse che la terra era una montagna i cui vapori potevano produrre fiori e pensieri. John Cleeves e Cyrus Reed vollero dimostrare che era una sfera vuota e che dentro di lei era contenuto l’universo intero, diciassette strati, con al centro la luna, il sole, le stelle, le comete.
Quanto noi vediamo del sole e degli astri nel cielo, non sarebbe che il riflesso visibile e irreale di questo universo sotterraneo. Come invidio quelle creature che, delirando nel solco della poesia, si sciolsero dalla gabbia del sintomo! Cerchiamo di essere ombra del fumo, come accadde a un poeta russo, amico di Charms. Oggi si sa chi è Danilij Charms ma chi sia Muni, il poeta che amava, Muni, l’ombra di un’ombra, lo sanno in pochissimi. Per saperlo rileggi Necropoli di Chodasevic. E, soprattutto, guarisci. (M.E.)

Anonimo, Ritratto di un folle, 1548
