ATTO DI RESISTENZA. Viana Conti

*Viana Conti, L’opera d’arte e il filosofo. Sguardo cieco. Parola veggente, Mimesis. Eterotopie, 2024

(Dalla bandella di copertina)

Il volume scaturisce dal rapporto fra Filosofia (scrittura-concetto-affetto-percetto) e Arte (immagine visuale-cieca-veggente). L’overture si connota come una serrata sequenza di saggi su un artista letto da un filosofo all’interno di un processo critico costruttivo-decostruttivo. Artista e filosofo si presentano protagonisti e insieme deuteragonisti. Un approccio del filosofo all’immaginario dell’artista configura modalità, visuali o discorsive, di un ritratto per sottrazione, che si struttura seguendo una prassi di ospitalità, una strategia di reciproca sopravvivenza. L’intento del saggio di Viana Conti è quindi quello di speculare sull’immagine e sullo sguardo critico che la osserva come doppio ritrarsi. L’artista, il filosofo, frequentati dal desiderio, dall’altro, dall’altrove, dall’oscurità illuminata della grotta batailliana di Lascaux, di quella lacaniana di Altamira, perseguono un autoritratto dell’uno tramite l’altro come dispositivi fecondi del sopra-vivere.

(Dal capitolo Deleuze: Bacon come dispositivo di pensiero)

Opera d’arte come “atto di resistenza”

Deleuze difende la funzione della filosofia, intesa come un atto non contemplativo, riflessivo o comunicativo, bensì assolutamente creativo. Egli si chiede che cosa significhi avere un’idea, e risponde che si tratta di un evento raro e specifico. Infatti “un’idea” – proprio come colui che ha l’idea – è già destinata a un certo ambito. Può essere un’idea in pittura, in narrativa, in filosofia oppure nella scienza”. Così ad esempio la filosofia consiste nel “creare o nell’inventare concetti” o, se si preferisce, nel raccontare “storie con dei concetti”, mentre “il cinema racconta storie con blocchi di movimenti/durata”; la pittura, da parte sua, “inventa un tipo di blocchi completamente diverso. Non sono né blocchi di concetti, né blocchi di movimenti-durata, ma blocchi linee-colori”. Ulteriore domanda di Deleuze:

-Che rapporto c’è fra l’opera d’arte e la comunicazione? Nessuno. L’opera d’arte non è uno strumento di comunicazione. Non ha niente a a che fare con la comunicazione. Non contiene in senso stretto la benché minima informazione. In compenso, c’è una fondamentale affinità fra l’opera d’arte e l’atto di resistenza. Questo sì. Essa ha qualcosa a che fare con l’informazione e con la comunicazione solo in quanto atto di resistenza. Qual è il rapporto misterioso tra un’opera d’arte e un atto di resistenza, quando gli uomini che resistono non hanno né tempo né talvolta la cultura necessari per avere anche il minimo rapporto con l’arte? Non lo so. Malraux sviluppa un bel concetto filosofico, dice una cosa molto semplice sull’arte, dice che è “l’unica cosa che resiste alla morte”-.

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