INEDITI. Cristina Micelli

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In piazza degli arbitri la corriera non passa

la pensilina ha una fermata per lo sguardo

e una per le lettere maiuscole.

Sul muro di fronte la scritta Belli Tutti

ravviva in un lampo il rosso della vernice.

Nel paese senza nessuno

i monti scendono dai sentieri, con i piedi

tracimati delle radici, gli occhi bassi degli arresi.

*

Le zone arancione stanno accanto alle strade poderali

insegnano alle strade bianche a saltare i reticolati dei campi.

Dall’alto il drone sa bene i tracciati

gli incroci dove noi emettiamo segnali

a branchi con occhi di luce fra gli alberi, frughiamo

il silenzio a stecchi per il prossimo riparo.

*

In possesso dell’ultimo modello di suv

e delle corsie delle zone rosse

va ad insultare gli addetti alle vendite

perché il modellino l’ha ricevuto bianco

anziché verde british come la sua auto.

È deluso, amareggiato, non gli bastano

le scuse via mail della casa madre.

Prova a consolarsi con nuovi accessori:

il gradino elettrico, i battitacco a led blu.

*

Svuota imballaggi più grandi di lei

e la polvere ferisce non poco col suo cadere

di prospettiva, cipria indistinta fra la pelle e le ciglia.

Il pensiero va ai cartoni se possono contenere racchiusa

una vita, se le peggiori condizioni hanno sottotitoli

per non tirare la cinghia.

I padri a dar contro al nemico sbagliato

gareggiano fra loro per i figli all’estero

e al rientro un contratto commercio settimo livello.

La ribellione punk nelle calze bucate

essere giovani e precari, difendersi dai padri.

*

Un euro virgola qualcosa sul display del benzinaio

è l’unica cosa che appare dal fumo che respiriamo

in trappola dentro l’abitacolo dell’esodo e del rogo.

Le alture di fronte forse ridono di noi, nel sole

a picco, a un passo dal fuggire verso dove

a un passo dal disfarci in autostrada

filo spinato dove la sterpaglia non si valica.

Dalle fiamme gonfiate ad aria

una nuvola gialla ci cade addosso

con tremolio di olio e di monossido

forse il tempo di un messaggio che sa

di ultimo avviso nel ronzio carsico dei Canadair.

Ci siamo dentro adesso e la mente scivola

in vie di fuga, in vie di vento nel biondo cenere

di un angelo catarifrangente. Defluire a sinistra,

l’unica voce che si sente con la polvere ostruita fra le ciglia

*.

Sul lungopreda della stazione chi si volta per primo è salvato

l’ingombro del corpo è un presentimento alle spalle, da Sud.

Ma le lentiggini del fine viaggio, voltandosi, hanno deviato il raggio

tutto quel guardare male si è come liquefatto, è diventato altro.

*

Mangia i chicchi del melograno e

la sua testa si china nella posa del cerbiatto

sui capelli ondeggia la luce scarlatta

e la punta delle dita è veloce, affonda

nella polpa di un succo piccolo, di pochi anni.

*

Del disordine delle case niente sappiamo

neanche quando tutto d’un fiato

i libri mandano odore di grafite.

Le voci quando non sanno cosa dire

marchiano cerchi sulle tazzine

l’ovale fa di tutto per sopravvivere.

Ti sta bene il verde, si sente dire.

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*Testi tratti dalla raccolta inedita Battiti sottotraccia.

Cristina Micelli ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Stato di veglia (Ed Dot.com Press, Le voci della luna, 2011) con prefazione di Ivan Fedeli e postfazione di Francesco Tomada; A chi scorre (qudulibri, 2017) con prefazione di Giuseppe Nibali; L’ospite di spalle (qudulibri, 2020) con la prefazione di Marco Ercolani e le illustrazioni di Silvia Lepore. Suoi testi sono presenti in siti web e antologie, fra cui “Poeti e poesia” a cura di Elio Pecora e “Fuochi complici” a cura di Marco Ercolani. Una sua poesia in friulano è inserita nel booklet del CD musicale collettivo Le lotte del Cormor 1950 / Le canzoni del Cormor 2020, edito da Nota nel 2020. Suoi testi sono inseriti in libri d’artista per “Notturni diversi” – Porto dei benandanti, nel 2018 e “Metamorfosi” – collana Le Darsine – Dars Udine, nel 2019.

Poeti contemporanei. Cristina Micelli (3)

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