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In piazza degli arbitri la corriera non passa
la pensilina ha una fermata per lo sguardo
e una per le lettere maiuscole.
Sul muro di fronte la scritta Belli Tutti
ravviva in un lampo il rosso della vernice.
Nel paese senza nessuno
i monti scendono dai sentieri, con i piedi
tracimati delle radici, gli occhi bassi degli arresi.
*
Le zone arancione stanno accanto alle strade poderali
insegnano alle strade bianche a saltare i reticolati dei campi.
Dall’alto il drone sa bene i tracciati
gli incroci dove noi emettiamo segnali
a branchi con occhi di luce fra gli alberi, frughiamo
il silenzio a stecchi per il prossimo riparo.
*
In possesso dell’ultimo modello di suv
e delle corsie delle zone rosse
va ad insultare gli addetti alle vendite
perché il modellino l’ha ricevuto bianco
anziché verde british come la sua auto.
È deluso, amareggiato, non gli bastano
le scuse via mail della casa madre.
Prova a consolarsi con nuovi accessori:
il gradino elettrico, i battitacco a led blu.
*
Svuota imballaggi più grandi di lei
e la polvere ferisce non poco col suo cadere
di prospettiva, cipria indistinta fra la pelle e le ciglia.
Il pensiero va ai cartoni se possono contenere racchiusa
una vita, se le peggiori condizioni hanno sottotitoli
per non tirare la cinghia.
I padri a dar contro al nemico sbagliato
gareggiano fra loro per i figli all’estero
e al rientro un contratto commercio settimo livello.
La ribellione punk nelle calze bucate
essere giovani e precari, difendersi dai padri.
*
Un euro virgola qualcosa sul display del benzinaio
è l’unica cosa che appare dal fumo che respiriamo
in trappola dentro l’abitacolo dell’esodo e del rogo.
Le alture di fronte forse ridono di noi, nel sole
a picco, a un passo dal fuggire verso dove
a un passo dal disfarci in autostrada
filo spinato dove la sterpaglia non si valica.
Dalle fiamme gonfiate ad aria
una nuvola gialla ci cade addosso
con tremolio di olio e di monossido
forse il tempo di un messaggio che sa
di ultimo avviso nel ronzio carsico dei Canadair.
Ci siamo dentro adesso e la mente scivola
in vie di fuga, in vie di vento nel biondo cenere
di un angelo catarifrangente. Defluire a sinistra,
l’unica voce che si sente con la polvere ostruita fra le ciglia
*.
Sul lungopreda della stazione chi si volta per primo è salvato
l’ingombro del corpo è un presentimento alle spalle, da Sud.
Ma le lentiggini del fine viaggio, voltandosi, hanno deviato il raggio
tutto quel guardare male si è come liquefatto, è diventato altro.
*
Mangia i chicchi del melograno e
la sua testa si china nella posa del cerbiatto
sui capelli ondeggia la luce scarlatta
e la punta delle dita è veloce, affonda
nella polpa di un succo piccolo, di pochi anni.
*
Del disordine delle case niente sappiamo
neanche quando tutto d’un fiato
i libri mandano odore di grafite.
Le voci quando non sanno cosa dire
marchiano cerchi sulle tazzine
l’ovale fa di tutto per sopravvivere.
Ti sta bene il verde, si sente dire.
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*Testi tratti dalla raccolta inedita Battiti sottotraccia.

Cristina Micelli ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Stato di veglia (Ed Dot.com Press, Le voci della luna, 2011) con prefazione di Ivan Fedeli e postfazione di Francesco Tomada; A chi scorre (qudulibri, 2017) con prefazione di Giuseppe Nibali; L’ospite di spalle (qudulibri, 2020) con la prefazione di Marco Ercolani e le illustrazioni di Silvia Lepore. Suoi testi sono presenti in siti web e antologie, fra cui “Poeti e poesia” a cura di Elio Pecora e “Fuochi complici” a cura di Marco Ercolani. Una sua poesia in friulano è inserita nel booklet del CD musicale collettivo Le lotte del Cormor 1950 / Le canzoni del Cormor 2020, edito da Nota nel 2020. Suoi testi sono inseriti in libri d’artista per “Notturni diversi” – Porto dei benandanti, nel 2018 e “Metamorfosi” – collana Le Darsine – Dars Udine, nel 2019.
Poeti contemporanei. Cristina Micelli (3)
