KOTIK LETAEV. Andrej Belyj

Erik Derkenne

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Mondo e pensiero sono soltanto schiuma: di minaccianti figurazioni cosmiche; del loro volo pulsa il sangue nelle vene; dei loro fuochi s’illumina il pensiero; quelle figurazioni sono i miti.

I miri sono la vita dei primordi: come mari e continenti sorgevano un tempo; tra i miti il bambino, come tutti, vagò in delirio; tutti, in principio, vagarono tra i miti; quando questi sprofondarono, vaneggiando vagheggiarono quel vagare antico. Ora gli antichi miti sono sprofondati sotto i nostri piedi, e infuriano in oceani di deliri, e ci leccano i firmamenti; delle terre e delle coscienze; nei miti nacquero il visibile, nacquero “Io e “Non-io”, lo sdoppiamento…

Ma i mari si ritrassero: il cosmo, eredità fatale, si frantumò in realtà; invano tentarono di nascondersi tra i suoi brandelli; allo scoperto tutto si sciolse, tutto dilagò; le terre affondarono nei mari, la coscienza si lacerò nei miti della terribile pre-madre, e scrosciarono i diluvi.

Costruirono l’arca-pensiero: su di essa le coscienze, sfuggendo al mondo, che si ritraeva di sotto ai loro piedi, salparono per il nuovo mondo.

Diluvi fatali infuriano dentro di noi (precaria è la soglia della coscienza): stai in guardia – sono lì, pronti a scrosciare.

* I testi sono tratti da: Andrej Belyj, Kotik Letaev, a cura di Serena Vitale, La biblioteca Blu, Parma Milano 1973. La prima edizione dell’opera appare a Pietrogrado nel 1917-1918.

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Ettore Frani

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