Parigi, sabato 13 dicembre 1853
Caro dottor Blanche,
quando vi vedo posso, appena dirvi ciò che mi pesa sul cuore. Considerate che da dieci o dodici giorni non esco più. Riflettere mi ha portato a sentimenti puri e buoni propositi. Oserei pregarvi di concedermi di far visita domani, domenica, a mio padre. Quel povero vecchio, di cui gentilmente vi interessate, deve essere molto triste: vedermi, e accertarsi che sono in via di guarigione, gli sarà di sollievo. Si invecchia così presto, alla mia e alla sua età. Il tempo fugge via. Per tutte le lacrime, che io ho sinceramente versate per la morte di vostro padre, vi scongiuro di soddisfare il mio desiderio.
Non temete che io anteponga il pensiero di vedere i miei amici a quello che io considero un sacro dovere. Posso rassegnarmi a ricevere rare visite, ma vedere mio padre accrescerebbe la mia forza morale e mi darebbe energia per confermare il vostro lavoro che, lo credo fermamente, sgombrerà la mia testa da tutte le visioni che la possiedono.
A queste fantasmagorie malate seguiranno idee più sane, e io potrò rifugiarmi nel mondo come una prova vivente delle vostre cure e del vostro talento. È moralmente che mi avete guarito recuperando alla società un uomo che potrà ancora fare il suo dovere, un amico soprattutto, di cui avete conquistato l’ammirazione.
Vostro affezionato Gerard de Nerval
*La lettera è pubblicata in: Gerard de Nerval, Correspondance, in Oeuvres complètes, III, pp. 832-33, Gallimard, Paris 1993.

Gustavo Doré, Suicidio di Gerard de Nerval
