LA MENTE CHE STA ZITTA. Angelo Lumelli

Scrive Michelangelo Coviello, nell’introduzione a Viceverso. Antologia di prosa poetica: «La prosa poetica è un ossimoro, qualcosa che non c’è, che non ha nome e come tutti gli ossimori annuncia un limite del linguaggio, qualcosa nato fuori del linguaggio, ma che solo nel linguaggio del limite riesce ad esprimersi. Esperienza, quel silenzio frontale in cui siamo già stati». Di questa prosa scritta nel “linguaggio del limite” Lumelli è maestro segreto nei suoi frammenti dal titolo Lillà:

«evoluta labile anche la piccola sosta è ritorno perduti nel morbido mezzi non ci sarà il fatto indispensabile nelle anse blu di quella notte ma la mente che si increspa più volte nel frattempo la lingua intermittente che una volta è nel sonno e l’altra volta è volontà fino alla calma di quelle frasi o all’intoppo che significa chi sopporta il tempo così a lungo senza essere contemporanei non avranno conseguenze quei giacinti sono tutti paragoni ma trattare tra scopi moto brevi frapporti a quell’insidia siano sepolti in un fatto felice come sciami fulminei nella grazia di quella gonna arrivare per astrazione in quel luogo e trovare anche te non più eretti in un compito nel sonno fu sorpresa la mano era simile all’acqua navigava nell’oscuro tra ostacoli rispondono passanti nel piacere così tra specchiere corniciate di scuro sono lunghe ciglia nell’acqua nella strana posizione verso l’alba la mente che sta zitta»

C’è qualcosa che sorprende, nel leggere questa frase mai conclusa: il lettore si chiede se il grazioso precipizio da cui i suoi sensi vengono attirati sia una futile festa di parole o una tragedia immisurabile. Legge, non si risolve a capire, o non riesce. Nelle prose del Lumelli di Viceverso le frasi sono lunghe sequenze che non si appoggiano a nulla di definito, né convenzione di senso né punto né virgola, e sviluppano, come case sospese nell’aria, un delicato cortocircuito fra gusto carnale del linguaggio e sapore astratto del pensiero. Stupisce la compattezza apparente della lingua a fronte della vaghezza dei significati: si delinea un arabesco, un oggetto floreale, un tessuto segreto che resiste all’irrompere del senso. Lumelli, in questa antologia davvero unica e irripetibile nel panorama della prosa poetica italiana contemporanea, condivide il destino di altri “poeti in prosa” che qui appaiono orchestrati, spesso per la prima volta, dalla sapienza di Coviello, che commenta: «La prosa poetica è la scrittura dell’esperienza, della soggettività. Vi sono parole che non trovano il loro luogo nei lampi della poesia né nell’oggettività narrativa poiché, in quanto generi letterari, essi si fondano sulla tradizione, sull’istituzione dell’esperienza come mediazione…» E invece la prosa appare come «il tutto e subito dello sbaraglio della penna nel vuoto dove solo la velocità è garanzia di percorso e caccia di se stessi».

*I testi sono tratti da Viceverso. Antologia di prosa poetica (Corpo 10, 1990).

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