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Non tornare e la grazia.
Navi naufragate, armi a picco, fine.
Ma io torno dove non e logico approdare.
Antro sacro, fitto di ombre, sulla volta sirene e ciclopi.
Non restano del mio viaggio che voci, ossa, rovine.
Un fumo di nave, un’ansia di remi, il vento sui sassi.
Non diventerò il re che i nemici aspettano.
Non sarò il morto predestinato del regno di Itaca.
Approdo nell’antro.
Muschi anfore ulivi telai di pietra manti purpurei,
le due porte, Borea umana, Noto divina,
e lei mi guarda, nata ora, dall’aria
solo nostra, ovunque
odore di ulivi e di miele,
la accarezzo dove leggo
la sua estasi.
*
In sogno mi inseguivano, coltelli snudati, fiamme accese.
Poi tutto spariva.
Ero uno fra i tanti, nella piazza vuota e nera,
osservatore di ceneri spente, di architetture crollate.
Non tornare e l’unica grazia.
A Itaca sanno che sono arrivato.
Quindi non verro, non ancora.
Hanno galoppato per giorni i messaggeri.
Avvisati, i nemici sorvegliano la reggia, affilano le lame.
Io studio la grotta come, prima di essere guerriero,
scrutavo il volo degli uccelli e osservo
code di sirene, prue di navi,
ninfe.
Quando regnavo spiavo segreti flebili, dimenticabili.
Ora il segreto e mio, inverosimile,
chiuso nella morbida pelle delle sue cosce.
*
Le cose normali sono simboli funebri.
Amo quelle imperfette e strane:
una forma di perfezione che esige amore.
Nessun pensiero è originale ma origina
metamorfosi,
acqua nel fiume,
mai identica, libera,
cerca i suoi argini, non celle
ma pietre ruvide o lisce.
Alla reggia non salirò.
I nemici non mi vedranno.
Lei, ninfa che sfioro, miele, dita, sospiri.
Da me non verrà il segnale di altre rotte.
Alla fine del mio viaggio
non ho né salvato né ucciso.
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*Riporto qui le prime tre strofe, tratte da: Marco Ercolani, Tornare è la grazia (prefazione di Angelo Lumelli, postfazione di Isabella Bignozzi), pubblicato da puntoacapo nel gennaio del 2026.
