È capitato che in certe esistenze miserabili e strampalate, spesso trascorse in reclusione, abbiano suscitato in me una intensa compassione e soprattutto la chiara consapevolezza che ciò che separa la mia vita dalla loro – e che separa ogni vita tollerabile da una vita disgraziata – è in fondo una distanza minima, un dettaglio avverso del destino, una coincidenza sfavorevole. In manicomio, solo e inascoltato, Nannetti comincia a incidere il suo libro utilizzando l’unica matita che si è trovato a portata di mano, la fibbia del panciotto, e vi dedica tutti i minuti d’aria di cui dispone, quando può accostarsi al muro del padiglione così come ci si accosta a una pagina bianca.
Di Robert Walser, il grande scrittore svizzero, ho a lungo immaginato le fredde camere d’affitto dove era solito abitare, le interminabili passeggiate solitarie, le parole lasciate cadere sulla carta con tratti di matita via via più leggeri, fino ad accettare, nei lunghi anni di manicomio, che il suo sguardo si posasse sopra un mondo fattosi muto, dove nessun’altra parola avrebbe trovato posto.
Torno a vedere Oreste Fernando Nannetti aggrappato alla sua pagina di pietra, mosso dalla volontà che lo spinge a occupare con le linee aguzze delle sue lettere gli spazi d’intonaco rimasti ancora vuoti, vedo poi Walser che guarda davanti a sé e forse si specchia nella parete bianca della camerata, come fosse di fronte a un campo di neve attraverso il quale nessuno è ancora passato, e penso che in fondo è il medesimo manicomio. C’è infatti un invisibile corridoio che partendo da Herisau, nella Svizzera orientale, arriva fin sulle falde delle colline toscane.
È lì che compiamo il nostro ininterrotto andirivieni, a un capo del corridoio la muta contemplazione delle cose, affacciati alla soglia dell’indicibile, all’altro l’incessante invenzione di un delirio con il quale costruire le nostre vite, il nostro passato, i nostri amori, le nostre gioie, le nostre disperazioni.
*Il testo è tratto da: Paolo Miorandi, Nannetti. La polvere delle parole, Exòrma editore, Roma 2022.


