
E tuttavia io sono qui, che mi nascondo per caso da otto giorni, e senza trovare pace, e mi giro e mi rigiro e mi tormento, evocando, durante le insonnie, l’indimenticabile passato e la sua prospettiva ingannevole, illusoria, menzognera, ma anche miracolosa perché non è solo la memoria che si risveglia e si mette a funzionare automaticamente, ma gli occhi, gli occhi dell’infanzia che si aprono, e per la prima volta, e in una luce cruda che mette tutto in rilievo, e quando si possiede questa visione empia della propria vita, in realtà significa che non si spera più in niente. Tutto scorre fra le dita, sabbia e cenere, contrariamente ai mistici che possiedono Dio e che in cambio ne sono posseduti.
**
Io non conto niente. Neppure i miei libri. Ma non si dirà mai abbastanza del ruolo del femminino nella scrittura. A volte si crederebbe che la Psiche di Platone si ricostituisca, ed è questo incontro inatteso con l’Ermafrodita addormentato di Eros che dà una sensazione di pienezza al lettore e che costituisce il fascino e la seduzione della lettura, il che spiegherebbe la tremenda passione da cui sono posseduti gli uomini per un mondo immaginario. E’ qualcosa di magico. Quanti libri, quanti libri! Non c’è fine alla moltitudine di libri che si possono scrivere, dice l’Ecclesiaste (XII, 12). Ogni libro emette un raggio di luce. Anche il peggiore. Una luce sotto il moggio. Allora, è un cono d’ombra.
**
Non conosceremo mai altre tracce di vita – vita del pianeta, vita dell’individuo – se non quel che risale alla coscienza in tracce di scrittura. Delle zampe di mosca. Venitemi a parlare del bel linguaggio, dello stile e della grammatica. Ed è per questo che la scrittura non è né un sogno né una menzogna. Poesia, dunque creazione. Dunque, azione. E solo l’azione libera. Altrimenti si forma un cortocircuito, l’universo fiammeggia e tutto ricade nella notte dello spirito.
I testi sono tratti da: Blaise Cendrars, Bourlinguer. Storie di porti, (traduzione di Albino Crovetto), Lamantica Edizioni, Brescia 2025.

