
USCIVANO A VITA LENTISSIMI*
(in viale sarca)
la linea a perdita di sguardo
si da’ potentemente grigia
di cubi: facciata d’occhi
senza mani alla finestra
(superficie disegnata
nel ripetersi di case a deserto
in sempre passi, uno su uno
segnato a dito sta l’azzurro
quella bellezza che ci buca
uno su mille: a sorte)
nella voluttà che convince a vivere
proprio qui sotto, qui da noi
in basso cielo dove la vita
come aria si consuma
e l’angolo ottuso della visuale
s’affoga da una riva della piazza
arrabattati ai giorni invochiamo
al nascere del mattino, ogni mattino
nella sapienza della pioggia
a marzo, sul tetto che la tiene
finché sarà l’estate a prenderla con sé
e stamo tutti qui qui buoni in riga
come infilati a tubo nel morire
**
(fughe)
esuli: nomadi: in corsa: in fuga
uscivano a vita lentissimi
a frotte veniano dall’acqua
come marea che insegue il flusso di luna
sino a quel punto che porta a un passo
là, tra il gelo e la parola
andavano verso quel filo di terra
che si perde cielo all’orizzonte
fuggivano con solo le orme a separarli
(restano ceste di cibo nel peso
delle ginocchia e ancora un sorriso)
molti, perdute le tracce dell’andare
stavano in letti lunghi, quasi il buio
li tenga uniti nella dolcezza o come morti
(le labbra aperte al giuramento
mentre il nome sa di stanze
lasciate al bianco dei ricordi)
si dice che un bambino vaghi
dentro il labirinto che la corsa
ha scavato nelle sue vene
(dicono che chiami qualcuno
ma è tardi, è già scappato via)
**
(come il ramarro o la formica)
di doppio volto è il ciclo
che non finisce e non inizia
nel mondo che ci tiene
doppio è lo sguardo al dopo e ancora
oltre la fine che impone
requie al patto d’esistenza
doppio è quel venire a luce
e darsi al vento in città non scelte
mai sapute: lasciate o amate
doppio è il passo del ramarro
immobile sul sasso finché
viene una stagione nell’amore
sempre la formica vive stretta
temendo una suola che la strappa
eppure va al passaggio e s’infinita
corpo in altri corpi
e molte volte attendere: mutare
* I testi sono tratti da: Il tempo dovuto. Poesie 1996-2005, editoria & spettacolo, Roma, 2005.

Grazie!!
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