ENTRARE LA NOTTE. Enrico Marià

Enrico Marià

Entrare la notte (2021)

Fotografia di Eugen Bavcar

Entrare la notte

il centro dell’istante

l’assoluto che ci trattiene

linee perse all’orizzonte.

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Oltre il bordo della deriva

più in là il mondo chiedendo

sopra le ferite le mancanze.

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La tenda palpebra fuga

dagli orizzonti del vuoto immobili

a transitare più in là ancora

il muschio di mia madre

la coltre di mio padre.

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Di soglia in soglia

trovarci nell’insorgenza

i privilegiati dello scontro frontale

l’occhio su quell’attimo

dell’adesso eradicato.

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Gli spari di una pistola giocattolo

il margine aperto che non ha senso

contarli tutti i presenti

quasi una fantasia

cercami il battito

che non sono mai esistito.

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Addomesticati si inghiotte

senza soluzione

e la cecità veggenza

che appena nati

solo i cuccioli.

Fotografia di Eugen Bavcar

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Come sperma

incollarsi alla pelle

e allo stesso modo

essere dimenticato

la polvere dei ‘passi-sguardi’

i piedi occhi

gli inciampi delle soste.

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Autunno che ci scolora

papà, ti vomito sperma

il tentativo di resistere

all’ogni tua mancanza.

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Movimento impercettibile

è la prima lacrima

i fili fosforescenti

dell’irreparabile sospeso.

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Eco del mio sangue

tu giostra incarnazione

la lacrima candela

padre patria

l’angelo profano.

Enrico Marià

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