Biglietto di Paul Gachet a Vincent Van Gogh (1889).

Un rapido biglietto, Vincent. Ricordo la nostra conversazione di un’ora fa. Riprendo il discorso adesso: è difficile provare emozioni (oso appena pronunciare la parola, io che di psiche me ne intendo), Chi mostra di averle, ne è privo. Chi ce l’ha, si vergogna di averle. Guarda a che prezzo paghi tu le tue: le consumi nei gialli, le bruci in quei blu e in quei verdi che gli occhi dei nostri contemporanei non sopportano ancora. Superfluo siano sedie, fiori o cieli, perché è tutto un vortice. Ma che fatica!
Comunque non mi nasconderò. Non farò come il cinquanta per cento degli uomini, che ti giudicano uno strambo da evitare come la peste. Mi mostrerò, se vuoi farmi il ritratto. Mi farò vedere per come sono, o almeno per come credo di essere. (Soddisfo, in queste righe, una tua curiosità: mi sono laureato in medicina con una tesi psichiatrica, un sofisticato lavoro sulla malinconia, che inquietò i miei relatori: parlavo di fisionomie, di gesti, di posture.) Mi metterò in posa per te da domani, alle quattro, nel mio giardino.
Sarò un modello obbediente.
Tuo Paul
(M.R.)


