
Edenica utopica illusione
S’illuna in volto invocando
la raggiunta palpebra che è carta
emblematica che vigila
sugli assilli della beata visione
edenica utopica memoria di un
arredo perfettibile o perfetto:
salgono al loro posto gli Dei
aperti e ben disposti per dire
a te di incrinare il muro
di rena che ottunde l’inconto
presagito.
Agguanta le virgole terse del suo
monologare scemerà nel tuo cuore
il soliloquio che ti fu buio custode.
**

Zona di confine
Si ridesta rovistando nella
rubrica alla cerca di una
stretta senza strazio venendo
in un colloquio disteso nelle
nascenti azioni di pietà
esaurisce il sangue contaminato
dalle ardenti fioriture del seme
e se ne sta dell’inseguimento
fra le diverse specie. Si gela
nei diacci confini fra respiro
di vivo e il suo disfarsi
vista l’informazione che da’ spazio
all’allegra agonia dei Dodici:
ma non tutti hanno un maestro
e una preghiera che consoli:
i censiti dal cielo vanno soli
verso il baratro ben riservato
le rose diventano rocche la
pietra diventa inamovibile
guardi noi ci guardi il Dio
che segno rapido sulla tabella…

*I testi sono tratti da un quaderno inedito datato 1993.


L’assoluto disperante umano, senza consolazione. E l’assoluto poetico che la detesta
"Mi piace""Mi piace"