Dissesti, di Alfonso Ravazzano (2021)

Dissesti
Vengo da un viaggio legato
con la corda di un marinaio
dove il mare rese libera l’onda
mentre tu restavi a sciogliere i nodi
che ingannarono i tuoi sogni.
Resto e ti guardo soffrire nel
togliere l’acqua inopportuna
quel fragore che tocca e respira.
*
Torno perché non ho imparato
a diventare di me il giusto bene
dicono che torno senza partire
ma il viaggio è una benda scura
tutto quel buio è senza direzione.
*
Dissento da un suono che prega
le vibrazioni mischiate all’eterno
se questo Dio mi crede ribelle
ballerò sull’ombra che mi vede
dall’alto indifferente.
*
La morte è una parola di confine
determina il respiro e la morale
prendere fiato è come svincolarsi
vivendo il proprio buio senza saperlo
studiare il tempo nel suo farsi
perché la morte è parola di confine
dentro e in ogni cosa spariremo.
*
Difficile ritrovarsi in una didascalia
di assenze, ogni sussurro è silenzio –
essenza, delizia, frammento.
Nuda bellezza, ossa di manna, foglia
ramo, carbone.
l’energia del dolore è parola abusata.
*
Per questo siamo
una piccola cavità banale
un buco dove restare
nel buio che resta tale
l’origine del dirsi, poco
prima che la luce scelga
una differente inquadratura
per bastarsi.
*
Aspettami
le note sono l’intimo abito
che porto quando esco all’oscuro
e guardo l’anima dei suoni.
Sparisco dentro lo spartito.
Dammi tutti i nomi che conosci
le parole rubate alle poesie
i nervi che non hanno mai vinto.
Aspettami.
**

Madre
Madre e figlia tornano
figlia e madre. Succede.
Il tempo ha disegnato i
loro corpi senza sbavature
possono sognarsi alberi
senza radici e foglie, poi
separarsi come rami spezzati.
*
Madre che diventa un treno
una linea continua di binari
di cose che scorrono lontane
la memoria che lascia un senso
disordinato in ogni galleria
il buio copre muta e preme
resteremo sul treno infiniti.
*
Madre che urla da un piano rialzato
la voce non vuole tradurre le parole
pensami ancora figlio di scalini alti
dove io mi nascondevo senza saperlo
dove tu mi ritrovavi senza volerlo
perché nascondersi è un privilegio
come sognarti in un vestito mai indossato.
*
Madre che torna da scuola, figlio
che non torna, non trova la strada
tutti cercano un figlio senza madre
nessuno vede e sente il proprio dolore
nessuno crede che il tempo possa
memorizzarsi in madrigali infiniti.
*
Madre pneumatica fatta di aria di tempo
che torna sulla parte esterna dei sogni
quelli che rimangono isolati smarriti.
Potremo tornare a cercarli infiniti.
*
Madre è l’ago risentito e necessario
quello che agisce munito di pazienza
l’essere in quella vena è possedere
il tempo che abbiamo sprecato.
*
Madre nell’occhio della polvere
lavare stirare cucire.
Abbiamo dichiarato un confine
affidato all’eterno quel tono
della voce che scandiva sicura
il mio nome. Marcisco dentro
a un vaso di fiori senza paura
e in questo scompormi tu, torni.
*
Madre di un libro sognato
nel passaparola senza confini
le lunghe attese che sono parole
riparano la quiete e i respiri
perché la conseguenza di un dono
può essere la fine di un desiderio.

dire che sono bellissime queste poesie di Alfonso è davvero riduttivo.. quando le poesie vanno al cuore delle cose e colpiscono i sensi e la mente come riescono a fare queste….ogni commento è superfluo e sciocco. Grazie di esistere,caro Alfonso !
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