Il testo è tratto da: Marco Ercolani, Lezioni di eresia, Graphos, Genova 1996.



Immagini di Carlo Merello
**
La scrittura del corvo
Lettera di Lautréamont a Pierre Maudron (1871).
Illustrissimo sig. Maudron,
non esigo nessuna risposta e tantomeno vi ho spedito i miei Canti per ottenere qualcosa da voi. La mia scrittura è nata per spiacere e non chiede consensi. Se ho procurato che voi leggeste le mie parole, è stato solo per la vostra leggendaria capacità di distruggere l’opera altrui: nessuno dimentica i vostri polemici e furenti articoli, ii cui invitavate l’uomo comune a dar fuoco al Louvre o alla Bibliothéque Nationale, in modo da distruggere le tele e i manoscritti originali, e così lasciare spazio e libertà all’espressione dell’anima.
Vi invito a fare lo stesso con me. Mentre parlo, adesso, mi accorgo di cosa è fatta la mia scrittura: è uno stormo di corvi, piantato in un punto del cielo. Gli uccelli se ne stanno neri e immobili, formano un ammasso scurissimo, che suggerisce temporali imminenti. La mia parola appare così: un blocco di scurissima ossidiana sospeso in mezzo al cielo. E come per incantesimo, attorno a quel nero di ali e di piume il resto del cielo è vuoto e chiaro, quasi non esistesse più, come un deserto traversato dall’aria.È ciò che vorrei fare io: creare attorno a quel vuoto. Ma posso farlo solo difendendo i miei canti dalla letteratura. Non è semplice, ma bisogna riuscirci. La mia prosa è questo nero compatto, che non permette alle parole di respirare nel ritmo di un poema o nella descrizione di un romanzo. Voi lo sapete, se mi avete letto. Io sono illeggibileper destino. E allora completatelo, il mio fato. Bruciate tutto. Rendetemi clandestino. Lasciate di me sol alcuni frammenti – a vostra scelta – che indichino appena la catastrofe a cui ho condotto la letteratura, l’imbuto in cui l’ho strozzata. Pochissimi frammenti.
E dite, soprattutto, che il mio nome non è né Isidore Ducasse né Lautréamont. Il mio nome è Maldoror. Maldoror è un essere strano che non si sa dove abbioa vissuto e cosa abbia scritto. Maldoror potrebbe rinascere ovunque, in ogni secolo, a ogni minuto che passa; è un passeggero in terra, un clandestino della vita; oggi ha un nome e domani ne avrà un altro e domani un altro ancora, e gli scritti dei condannati a morte, degli eretici, degli assassini, sono tutti opera sua. Maldoror è un demone che solo per caso ha assunto un aspetto umano; qualche singolare ed eccezionale paradosso ha fatto sì che parlasse con la mia voce e si spostasse con il mio corpo. In realtà, Maldoror è un rapace – un corvo che protende le piume e occupa il cielo basso della scrittura.
Annunciate, se lo volete, che Lautréamont ha pensato una letteratura fatta con le piume del corvo.
**



Immagini di Salvador Dalì dedicate a Maldoror
