
Graham Sutherland
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oggi è il primo giorno di un nuovo anno. cielo basso e grigio, cereo come neve. questo cielo covando altro tempo sembra sopportare tutto lo strazio, l’osceno dei mesi che lo precedono. manto che opprime smembra svuota ogni angolo della casa ogni fantasma che si aggiri cercando respiro.
le cose crude. sotto il peso della gravità in gola. desiderio paura di precipitare dall’alto abisso all’orrido. oceano tra code sterrate e cunicoli mareggiando ripetizione di ciò che non muta di ciò che non avviene
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at-traverso la pelle del tempo. intaglio che ci fa essere e nascere. siamo foglia e mano vene e venature. silenzio e uovo. poi pensiero che si spezza, illeso nell’attimo di ogni vuoto assorto di ogni pieno assente. cosa ci sos-tiene? trafittura del muro strati in volo rotanti come cerchi, labirinti d’ombre su stanze deserte attendendo consonanze e intrusi nell’eco che muta stella in spina
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frattura nella roccia, viva in gorgo mare. oscuramente tutto trascorre. declamare una litania come sgranare il rosario vertebre scomposte in briciole, trucioli d’ali. la frontiera resiste ciecamente sul suo solco. andare incontro al volo dell’astore al suo occhio. divenire caduta. petalo nero
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senza requie tra fibre di tendini a inghiottire lacrime, occhi precipitati dentro le mani. dall’ombelico all’utero sognando il ricordo, oracolo udito al suono dell’istante, il primo.
sangue che non scorre, fango cerca piede alla porta del cuore. muscolo non muove ombra, e nero bianco singhiozza. e lingua bocca lingua bianca.
non parla occhio. plesso senza sole, laccio e astro rode ossa. tutto è spento. la voce assente e fede nel diluvio fede nei capelli che cadono come pensieri da pensare. incapace il mondo rovina sul fondo cielo sul più fondo mare con iridi incrinate nervi arsi. e giorni, ore ri-tornanti a chiese a paramenti a omelie agli astanti. muti. con le ginocchia sbucciate da bambini e mai guarite…
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questo corpo, una veglia senza fine. sconforto e glossolalia. lingua demolitrice, lingua di guerra sempre divorando memoria. masticando lutti arando catene dentro
