UNA PAGINA SERRA

Per Chiara Daino

Francesco Toris, Il Nuovo Mondo

«E avanzo con un piccolo scudo per sopportare il peso: una pagina che è coperta, è sacra, è calda. Una pagina serra. Una pagina resuscita. La pagina è sorella, è stirpe simile, perché è una pagina sola. E non è solo una pagina: è la sola che mi suturi… Ora siamo soli: tu mi leggi, io ti scrivo [sempre, anche se non mi rispondi]. Ti dedico tutte le mie parole: sai, io ho solo loro…»,

Qui è lo stile di Chiara Daino. Ma “stile” è stilus, coltello. Il fatto è semplice: questo autore è un raro animale della scrittura. Cercate di leggerlo e ne sarete arricchiti: oggi le anime liriche sono tante, ma i barbari poeti della prosa, pochi.

Un vero autore è un “sospeso dalla vita”. Gli artisti veri sono strumenti da cui passa l’energia della metamorfosi e della sovversione. Lo scrittore Daino sostiene e sosterrà ancora la vita biologica di Chiara Daino. Cioè il “fantasma” della scrittura le infonderà vita. «Io sto morendo, ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno».

*Internato nel manicomio di Collegno a fine Ottocento con la diagnosi di schizofrenia paranoide, Francesco Toris recupera migliaia di ossa di manzo, resti dei pasti suoi e dei suoi compagni, li leviga attentamente fino a farli sembrare pezzi sottili d’avorio, e poi comincia la sua opera, che lo terrà impegnato per decenni e che chiamerà Il Mondo nuovo. . Senza usare nessun tipo di chiodo o di supporto esterno, realizza una torre babelica intricata e fragilissima di cui solo lui conobbe le regole di composizione e di equilibrio.

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