aforismi per Alberto Manguel

saremo giudicati in base ai libri che chiamiamo nostri.
Riunire sotto un unico cielo tutti gli uomini, perché diventino finalmente cittadini del mondo. Questo fu lo scopo dello stoico Diodoro Siculo, con la sua Biblioteca Historica.
Probabile che non basti tenere aperto uno spiraglio nella nostra mente perché vi possa entrare tutta quanta la materia contenuta in un libro. Sì, invece, un raggio di luce.
Quando notiamo che in uno scaffale un libro non è allineato con gli altri, è il segnale che la sua attesa per essere letto (o riletto) è giunta al culmine.
Se è vero che uno scaffale vuoto preannuncia i libri che verranno i libri che riempiono il successivo rischiano di soffocare.
Nell’allineamento silenzioso dei volumi può accadere di udire un raspare di zampette operose. Sono quelle dell’animale ospite della Tana.
I libri superflui finiscono negli scatoloni. Dare ad alcuni di loro una seconda chance è un atto di carità cristiana.
Diderot auspicava che l’Encyclopedie potessediventare il santuario della conoscenza umana. Date le dimensioni, un santuario delle balene.
Per le opere più grandi non si dovrebbero sprecare elogi. Una parola fuori posto le riempie di sdegno.
Tra i libri di Hitler vi era un ricettario di cucina con la dedica dell’autrice a Monsieur Hitler, vegetarien. Chissà che costei non lo considerasse un uomo come tanti, per giunta degno di ricevere un libro in dono.
Il numero dei libri catalogati è arrivato a 105. Che fare con i restanti milioni?
Kafka era pieno di letteratura e il peso lo portava tutto dentro di sé.
Ho speso tutti i miei soldi in libri. I restanti li ho sprecati.
Quando si prende in mano un libro che risiede da molto tempo negli scaffali è come immergere le mani nelle acque torbide del proprio passato. Oppure è come avvertire una sorta di apocatastasi.
A pseudoautori corrispondono sempre pseudolettori.
Per Nietzsche il libro più prezioso è quello che conduce finalmente al di là di tutti i libri.
Se si vuole trovare qualcosa di appartenuto a un parente estinto conviene darsi da fare con i vecchi libri. Prima o poi da quelle pagine finiranno nelle nostre mani quadrifogli o stelle alpine.
L’anima e la biblioteca come centri di raccolta di memorabilia e di tutta una serie di altre curiosità.
Ogni giorno allungo la lista delle cose di cui non parlo, scriveva Chamfort. E che non leggo.
I tre grandi poemi epici dell’antichità sono l’Iliade, l’Eneide e l’Odissea. Il quarto è stato senza dubbio pensato.
Annotata sul frontespizio di un libro una frase di Karl Kraus: torniamo al tuo corpo, madre, dove si stava bene.
Se una biblioteca contiene romanzi come Zanna bianca o Il richiamo della foresta, come si fa a dire che essa si trova in una stanza e non piuttosto nel cuore della foresta boreale?
I libri avevano un po’ l’odore della noce moscata o di certe spezie di origine esotica. Poi è arrivata la polizia incendiaria, quella di Fahrenheit 451.
Il nietzschiano liquida come epigoni tutti coloro che sono venuti dopo; ancor più quelli che lo hanno preceduto.
È davvero sorprendente, in un manuale per amatori di whisky, imbattersi in una frase come questa: è come se il Lagavulin 16 inducesse una disperata voglia di essere a casa, dove per casa intendo un luogo dove non sono mai stato prima.
Quando la squadra per la quale si tifa ha perso una partita importante bisogna avere pronti dei rimedi. Eccone alcuni: una bottiglia di whisky, aeromodellismo, bastoncini di liquerizia, la presenza di una biblioteca come richiamo potente alla lettura.
Montaigne aveva collocato la sua biblioteca al terzo piano della torre, in un antico magazzino. L’importanza che egli dava ai libri è fuori discussione, ma in quanto oggetti e non feticci.
Estrarre dallo scaffale un volume a caso e leggerne alcune pagine è un esercizio di momentaneo ripudio dell’armamentario quotidiano dal quale ogni tanto si deve prendere le distanze, esattamente come si esce all’aria aperta dopo ore trascorse nel chiuso di una stanza.
Ogni libro, una volta stampato, diventa per l’autore la sua tomba di cellulosa.
All’inizio i libri conquistavano gli spazi della mia biblioteca; ora procedono a ritmo di lumaca. Il tempo passa e le esigenze mutano.
Quando l’ultimo libro entra nello scaffale ne scaccia altri facendoli retrocedere in seconda fila. La confusione che ne segue è indescrivibile.
A proposito del rapporto che Borges aveva con i libri, Manguel dice che si tratta di un dialogo iniziato migliaia di anni prima e destinato a non esaurirsi mai.
Di notte, quando le luci della biblioteca sono accese, il mondo esterno scompare e non vi è nulla che rimanga in vita, se non questo spazio di libri. Viene da pensare che per il bibliofilo la vita è tutta racchiusa in quello spazio e che quella luce lo preserva da un mondo fatto di ombre e di fantasmi.
Ammesso che ne avesse una, la biblioteca di un nazista come Adolf Eichmann doveva essere composta esclusivamente da testi burocratici, nei quali la piattezza del linguaggio rispecchiava in tutto e per tutto lo squallido grigiore del suo proprietario.
Ma grande, ma primitive passion: quella di collezionare libri.
Il tempo si annida tra gli scaffali, dentro le pagine.
Vivo tra scaffali che continuano a moltiplicarsi oltre il perimetro della casa.
Ci sono libri che dovrebbero occupare uno spazio molto ampio, come quegli alberi rari e giganteschi le cui cime arrivano a sfiorare il cielo e le radici sconquassano il terreno circostante. Uno di questi è la Divina Commedia.
Se un giorno si arrivasse a odiare i propri libri resterebbe comunque vivo il ricordo del tempo in cui li si amava.
Un libro è come gli exempla medievali: può avere qualsiasi lunghezza.
Tolgo la mia biblioteca dalle casse. Un gesto che Benjamin ha compiuto molte volte nel corso di una vita raminga. Una biblioteca, la sua, costruita con l’acribia di un collezionista paziente e raffinato. Tra i vari modi di procurarsi i libri, per lui al primo posto c’era quello di scriverli da sé.
Ehi, qualcuno vuole rispondermi? Da quelle mummie di carta si leverà prima o poi un coro di voci. Basta sapere aspettare.
