Torno nella cella con l’agente di turno.
Le domande ritornano.
Quando. Come. Perché.
Ascolto, ipnotizzato.
So che non cesserete, giorno dopo giorno.
Da lunedì a domenica,
da domenica a lunedì.
Nessun suono nella mia cella.
I muri tutti bianchi: una camera d’ospedale.
Silenzio assoluto. Niente nastri
computer.
Arriva la notte, si attende
che scocchino le otto.
Si torna in sala interrogatori.
Ancora le stesse frasi.
Mi lasciate delle matite, dei fogli.
Posso annotare delle frasi prima di notte.
Ma il giorno dopo i fogli tornano bianchi.
Vengono ritirati, come se sopra non ci avessi scritto nulla.
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Colonnelli, ufficiali, politici, militari dell’esercito.
Venite sempre a trovarci.
Ripetete le stesse domande.
I tre poliziotti uccisi.
Si vede che non avete nessuna fretta.
Potete continuare quando vorrete.
Anni, secoli.
NOI siamo innocenti.
La morte fermerà voi,
cancellerà noi.
Dovrete ricominciare da capo, con altri attori.
Buona fortuna.

