FORSE SOPRAVVISSUTI. Carola Allemandi

**

Forse sopravvissuti

Noi siamo anche chi è venuto prima

cercando una risoluzione in tempi

molto più lunghi di una vita. Senza

farsi vedere qualcuno pure

ci difende. L’impulso generale

è quello di calmare gli eventi,

aspettarne uno soltanto, intanto sedersi.

Il sole cala sull’abitudine

ed è perfetto: scoprire che cosa

succede nella mani di chi tiene,

tocca, rende propria l’estensione.

E non capirlo, questo continuo senso

della stessa cosa che ora torna

e ci fa mangiare a questo stesso

tavolo; saperci immobili eppure

così nuovi, forse sopravvissuti.

*

Siamo nelle mani di chi ci chiama

fuggendo; di chi seduto ci ordina

il cammino. Minuscoli per vie

traverse arriviamo dove arrivano

i cani, né sappiamo dove porti

questa vita che non riesce a unirsi,

disperso che rimane in un tragitto

orribilmente lungo. Questo solo

tra molte interruzioni. Aspettare

una chiamata. Di questo solo

sappiamo essere fatto l’universo.

*

Parlavamo dei centimetri, quanti

necessari per spostarsi perché

da riva spuntasse a noi la terra

placando l’ansia di saperla ancora

nostra. E sentirla allora; e farci noi

più brevi verso il passo minore

che chiedeva, ora, per toccarla.

Conteneva tutto, il senso di quanti

altri già passati, la maniera

giusta per risolversi, per essere

guardata. Per questo ci assomiglia,
e non ci chiama vedendoci cadere.

*

La terra in lontananza correva

veloce quanto noi, mentre gli stormi

annunciavano tempesta: era quello

che ognuno vedeva, realtà intere

portate via dalla corrente, sparse

tra l’incolto. Sul precipizio, tutto

per un attimo restava come

per esserci ancora prima del salto,

del grido di voci sparse ancora pieno.

*

Così il sole era tutto il nostro sfondo.

Capitavamo come altre stelle

nella città deserta. Una ferita leggera,

breve come la luce propria

di una stanza, una felice insonnia.

*

Il credo dei giorni è lo stesso per noi:

ogni tipo di luce segmenta

un mondo accettato solo col respiro

e chiude gli occhi su tutto ciò

non accaduto ancora.

Le rive scarse di materia

prima che sia notte

concluse ora in un limite di cielo,

sono soltanto la loro forma

vera: un messaggio offertoci comunque.

*

Il tempo preferiva non toccare

niente di quanto apparso tra le rocce

all’improvviso: lasciare tutto

a un altro corso, a ciò che avviene senza

il volere di nessuno. Come se

dalla salita si potesse ancora

immaginare il volo, ogni cosa avuta.

Il testo è tratto da:

R-ESISTENZE, Antologia 2025-2026. Save the world. Connecting cultures. coordinamento editoriale Andrea Balzola, Albertina Press. Gli Ori, 2026.

Lascia un commento