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Forse sopravvissuti
Noi siamo anche chi è venuto prima
cercando una risoluzione in tempi
molto più lunghi di una vita. Senza
farsi vedere qualcuno pure
ci difende. L’impulso generale
è quello di calmare gli eventi,
aspettarne uno soltanto, intanto sedersi.
Il sole cala sull’abitudine
ed è perfetto: scoprire che cosa
succede nella mani di chi tiene,
tocca, rende propria l’estensione.
E non capirlo, questo continuo senso
della stessa cosa che ora torna
e ci fa mangiare a questo stesso
tavolo; saperci immobili eppure
così nuovi, forse sopravvissuti.
*
Siamo nelle mani di chi ci chiama
fuggendo; di chi seduto ci ordina
il cammino. Minuscoli per vie
traverse arriviamo dove arrivano
i cani, né sappiamo dove porti
questa vita che non riesce a unirsi,
disperso che rimane in un tragitto
orribilmente lungo. Questo solo
tra molte interruzioni. Aspettare
una chiamata. Di questo solo
sappiamo essere fatto l’universo.
*
Parlavamo dei centimetri, quanti
necessari per spostarsi perché
da riva spuntasse a noi la terra
placando l’ansia di saperla ancora
nostra. E sentirla allora; e farci noi
più brevi verso il passo minore
che chiedeva, ora, per toccarla.
Conteneva tutto, il senso di quanti
altri già passati, la maniera
giusta per risolversi, per essere
guardata. Per questo ci assomiglia,
e non ci chiama vedendoci cadere.
*
La terra in lontananza correva
veloce quanto noi, mentre gli stormi
annunciavano tempesta: era quello
che ognuno vedeva, realtà intere
portate via dalla corrente, sparse
tra l’incolto. Sul precipizio, tutto
per un attimo restava come
per esserci ancora prima del salto,
del grido di voci sparse ancora pieno.
*
Così il sole era tutto il nostro sfondo.
Capitavamo come altre stelle
nella città deserta. Una ferita leggera,
breve come la luce propria
di una stanza, una felice insonnia.
*
Il credo dei giorni è lo stesso per noi:
ogni tipo di luce segmenta
un mondo accettato solo col respiro
e chiude gli occhi su tutto ciò
non accaduto ancora.
Le rive scarse di materia
prima che sia notte
concluse ora in un limite di cielo,
sono soltanto la loro forma
vera: un messaggio offertoci comunque.
*
Il tempo preferiva non toccare
niente di quanto apparso tra le rocce
all’improvviso: lasciare tutto
a un altro corso, a ciò che avviene senza
il volere di nessuno. Come se
dalla salita si potesse ancora
immaginare il volo, ogni cosa avuta.

Il testo è tratto da:
R-ESISTENZE, Antologia 2025-2026. Save the world. Connecting cultures. coordinamento editoriale Andrea Balzola, Albertina Press. Gli Ori, 2026.
