Un giovane poeta dovrebbe innanzitutto aver cura di sé: più del proprio carattere e della mentalità che delle vicissitudini della scrittura. Dovrebbe impedire alla documentata realtà di soverchiare. Non farsi incantare dall’avvenenza del linguaggio, ma confidare nella sua qualità asintotica. Un giovane poeta dovrebbe aspirare ad essere il custode di una biblioteca dai vuoti scaffali, imparare la concavità, pensare il percepire, rasente le cose disperare parole, contemplare non pretendere, farsi incostante e tenersi lontano dai fatti, poiché essi non sono incontentabili.
Il testo è tratto da: Nanni Cagnone, Discorde, Lavis, Trento 2015, p. 121.

