
La vie postume de R.W.*
R.W. si ferma nella campagna. Si direbbe che si guardi le scarpe. Per un lungo momento
Benché talvolta arrivi a guardarsi le scarpe davvero a lungo ora ciò che guarda ai suoi piedi è un formicaio. Un piccolo tumulo di terra finissima, come setacciata, senza erba, con un buco in mezzo al quale escono ed entrano interminabili colonne di piccole formiche nere. Ciò che sorprende R.W. è che sembrano tutte sapere bene dove vanno e perché. In loro non c’è nessuna esitazione, pensa, e questo è proprio strano.
R.W. ama la maggior parte degli animali, si sente loro vicino. Ciò che predilige è la loro aria distratta, il loro modo di far passare il tempo. Ci sono diverse specie, le formiche, dei roditori e qualche piccolo uccello, tutti assediati da una perpetua agitazione. Non li capisco affatto, pensa R. W. e resta là a lungo, senza comprendere le formiche indaffarate che entrano ed escono dal loro buco.
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A prima vista, R.W. è un uomo come si deve. Pulito, discreto, tenuto bene. Sempre in giacca e gilet. Il collo della camicia è forse un po’ liso ma pulito e ben chiuso da una cravatta bene annodata. Non esce mai senza un piccolo cappello con fiocco e l’ombrello al braccio. Ha un’aria affabile e sempre un po’ stupita. Tuttavia, gli capita più spesso del normale mostrarsi grossolano, brutale, maldestro. In genere è sovrappensiero, come perso in un sogno, sai, quelli che girano male… La noia con i propri sogni è imprevedibile, scrive R.W.
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Non so che fare di ciò che si pensa di me, anche se dubito davvero che si pensi qualcosa di buono. Un vagabondo, un fannullone, un meno che niente, lo capisco bene. Ma, qualsiasi cosa dicano, non possono farmi nessun torto. Suppongo che, per quanto mi riguarda, sono io che ho fatto un torto a me, essendomi, più o meno, lasciato andare ad agire qua e là. Certe mie azioni mi sembravano innocenti, ma ogni azione è nociva. Il diavolo ispira l’azione. Ecco perché il mondo è globalmente cattivo. Tuttavia è bello, quando ci si sporge a guardarlo. Ma in quanto a me, questa è la mia decisione, non leverò più un dito. Sono arrivato a credere che l’osservazione delle cose e degli esseri fosse la più saggia delle attività. Ma ora ho smesso: con l’osservazione, con le cose, con gli esseri.
(traduzione di Marco Ercolani)
*Il testo, ispirato liberamente alla vita di Robert Walser, è estratto da: Jean Frémon, La vie posthume de R.W. (con acqueforti di Jan Voss), Edizioni Fata Morgana, Montpellier, 2021.


