LUMINESCENZA DEL TRAGICO. Alfonso Guida

Per Lorenzo Pittaluga

San Mauro Forte, 5-9 aprile 2017

Alfonso Guida

Il fedele mansueto affascinante

uomo che ieri comprese come pietra

passato presente e avvenire

L.P.

Nel suono

ridonato

sacrificio

menhir dei venti.

Pietra di tomba

pietra di cripta

ossuto corpo

pietraia genovese

dove adombri

l’inverosimiglianza di una genesi.

t’eclissi e speri

t’eclissi e speri.

Ti persegue, Lorenzo,

vocalmente prende in giro il pavone

perché nella tua mente la ruota

non può andarsene,

deve stare e tu porti

l’occhiuto azzurro

come una veggenza.

Parli del vento premuroso. Porta guarigioni.

Scatta l’improvviso: resta la carezza al consolante e vedi

come dentro, occhio e corpo, siano il cuscino al colmo

di un senso che bestemmia se deluso

se forse il corpo andato più in là

partì dal fortilizio.

Non riesco a non vedere

la meteora guaritrice e il massacro

fra le labbra.

Sei vento. Sei fessura

del vento e fessura in cui il vento penetra

(penetrando, soffia dall’osso

fino alla carne e ingloba il sangue,

ritorna dopo un ciclo indefinito, tranquillo, costante,

alla sponda inversa. Inizia).

Riprende il vento a soffiare

nel corpo trasognato

trasalente remissione

del feltro

del foulard

di tendine al rammendo.

Dove cuci, Lorenzo?

Dove scuci e rattoppi?

Nel coltello coi riflessi turchesi.

Le pinne, le branchie,

lo squalo,

la menzogna.

Dell’idea barocca e disperata di un abbandono.

Una scommessa di zodiaci. E il popolo

correva a fischiettarti

L’embolia dei già morti.

Tu alto, Lorenzo, altissimo.

Il bosco consegnato tuo fantasma.

Dici così, dici questo, è sicuro.

Per contraddizione nel percettibile.

Lascio.
Lascio a te la lira
creativa
radioattiva
quel che mi rimane.
Risieda
tra le tue membra
fresche.
Perdona il fardello di un presunto
perdente e d’un certo e sicuro
perduto.
Fuggo da un mondo distante
dal pubblico pagante,
dal mio corpo volante.
Fiaccola nella tenebra
celebra l’inchiostro.

L.P.

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