
Per Lorenzo Pittaluga
San Mauro Forte, 5-9 aprile 2017

Il fedele mansueto affascinante
uomo che ieri comprese come pietra
passato presente e avvenire
L.P.
Nel suono
ridonato
sacrificio
menhir dei venti.
Pietra di tomba
pietra di cripta
ossuto corpo
pietraia genovese
dove adombri
l’inverosimiglianza di una genesi.
t’eclissi e speri
t’eclissi e speri.
Ti persegue, Lorenzo,
vocalmente prende in giro il pavone
perché nella tua mente la ruota
non può andarsene,
deve stare e tu porti
l’occhiuto azzurro
come una veggenza.
Parli del vento premuroso. Porta guarigioni.
Scatta l’improvviso: resta la carezza al consolante e vedi
come dentro, occhio e corpo, siano il cuscino al colmo
di un senso che bestemmia se deluso
se forse il corpo andato più in là
partì dal fortilizio.
Non riesco a non vedere
la meteora guaritrice e il massacro
fra le labbra.
Sei vento. Sei fessura
del vento e fessura in cui il vento penetra
(penetrando, soffia dall’osso
fino alla carne e ingloba il sangue,
ritorna dopo un ciclo indefinito, tranquillo, costante,
alla sponda inversa. Inizia).
Riprende il vento a soffiare
nel corpo trasognato
trasalente remissione
del feltro
del foulard
di tendine al rammendo.
Dove cuci, Lorenzo?
Dove scuci e rattoppi?
Nel coltello coi riflessi turchesi.
Le pinne, le branchie,
lo squalo,
la menzogna.
Dell’idea barocca e disperata di un abbandono.
Una scommessa di zodiaci. E il popolo
correva a fischiettarti
L’embolia dei già morti.
Tu alto, Lorenzo, altissimo.
Il bosco consegnato tuo fantasma.
Dici così, dici questo, è sicuro.
Per contraddizione nel percettibile.
Lascio.
Lascio a te la lira
creativa
radioattiva
quel che mi rimane.
Risieda
tra le tue membra
fresche.
Perdona il fardello di un presunto
perdente e d’un certo e sicuro
perduto.
Fuggo da un mondo distante
dal pubblico pagante,
dal mio corpo volante.
Fiaccola nella tenebra
celebra l’inchiostro.
L.P.

Morgentahler e Wolfi, Marro e Toris, Ercolani e Pittaluga…
Il fascino dello specchio.
Creiamo un’evento attorno a questi incontri?
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