Io non sono né sapiente né ignorante. Ho conosciuto gioie. È troppo poco dire: io vivo, e questa vita mi dà il più grande piacere. La morte, allora? Quando morirò (può essere fra poco), conoscerò un immenso piacere. Non parlo della sensazione di morte che è insulsa e sovente sgradevole. Soffrire abbrutisce. Ma tale è la sorprendente verità di cui sono sicuro: provo nel vivere un piacere senza limiti e nel morire avrò una soddisfazione senza limiti.
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Devo confessarlo, ho letto molti libri. Quando sparirò, tutti questi volumi, impercettibilmente, cambierannno; più ampi i margini, più inconsistente il pensiero.
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Mu avevano domandato: Raccontateci come le cose si sono svolte “esattamente” – Un racconto? Cominciai: Non sono né sapiente né ignorante. Ho conosciuto gioie. È troppo poco dire. Io raccontai loro l’intera storia che essi ascoltavano con interesse, mi sembra, almeno all’inizio. Ma alla fine fu per noi una comune sorpresa: “Dopo questo inizio, dicevano, verrete ai fatti”. Come! Il racconto era terminato.
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I testi sono tratti da: Maurice Blanchot, La follia del giorno. La letteratura e il diritto alla morte. Con letture di Jacques Derrida e Emmanuel Lévinas. In “In forma di parole. Libro quinto”, Elitropia, Reggio Emilia 1982. Traduzione italiana di Franco Facchini e Giorgio Marcon.
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