ANGELO

Mi piace quella tua idea del tappeto. Sarà una bella trama! – ci sarà da tramare un bel po’. Sono sempre convinto che le mie poesie siano “semplici” – materiali grezzi, relitti del discorso, duri, chiari, elencabili, infantili, ingenui, perfino graziosi. Bisogna che questi “oggetti” delle mie poesie (temi, ricorrenze, ossessioni, assenze, nostalgie, invocazioni…) vengano alla luce, si vedano, vengano visti una buona volta. In pratica: andrebbe ricostruito il pensiero che la poesia ha interrotto, il dialogo che le parole hanno messo a tacere, imponendosi, come s’è imposta la storia, la vita! Penso che tutto debba partire dagli avanzi, gli unici rimasti, i fatti-parole – was bleibt

(…)

C’è ancora tanto cammino da fare per conoscerci fino al silenzio.

(…)

Spero che l’eternità sia un po’ lunga, che non sia un cieco istante ma un’astuta lentezza. Bisogna inventare qualcosa, una sub-felicità, in qualche nascondiglio.

(…)

Ho trovato un titolo, adesso, per il mio nuovo romanzo: Il grande viaggio esteriore.

(…)

Nella nostra vita millenaria i secoli sono una bazzecola. Ci ritroveremo come se fosse passato un breve istante, il tempo che ci vuole per andare a far la spesa. Riprenderemo esattamente da quel punto, la mente ripulita, come nuova.

(…)

Angelo Lumelli (1943-2024)

Immagine del Museo Ettore Guatelli

Lascia un commento