RESPIRARE CON GLI OCCHI. Paola Mongelli

fotografare/

per riconoscere le cose/per incontrare i sentimenti/

per ringraziare ciò che si offre allo sguardo/

per scambiarsi le parti/per ritrovare ciò che si è perduto/

come ponte tra sé e il mondo/

come dono delle proprie visioni/

come gesto che strappa il velo/come saluto a chi se ne andrà/

come respirare con gli occhi/

À rebours

Riavvolgendo il rullino, a ritroso ripercorro il viaggio, mi specchio in ogni fotografia, in ogni parola scritta. Se fin dall’inizio ho sentito chiaramente il perché fotografare, mi risulta ancora difficile percepire chi ha scattato le fotografie… Io. Ma questo io è costellazione, spazio vuoto, una pagina da disegnare ad ogni passo, su cui niente permane, tutto si manifesta per poi tornare invisibile. Dal vuoto ogni volta ricominciare. Al centro di tutto è il corpo, la forma del corpo, la sua incredibile forza, la sua disarmante vulnerabilità. Ogni foto è un ritratto, al corpo di ogni cosa. Ogni foto un autoritratto… e torno a chiedermi di chi. L’occhio del fotografo incontra l’occhio del mondo, vede ed è visto. Si vede. Imparare dal buio, necessità del buio, e della parola. Da quando Bavčar mi ha insegnato che la visione trascende la vista, che lo spirito è il miglior telescopio, nulla è più stato come prima. Necessità del volto, il volto dell’altro, in principio rifuggito come soggetto eccessivo, smisurato, estraneo abisso in cui mi sarei smarrita… Poi nello sguardo scambiato iniziare a respirare, dentro all’obbiettivo. Cercare la poesia, trovarla nel rovescio delle apparenze, lungo il sentiero, puntualmente ai margini. La sorpresa. Delle cose mai solite, nei diversi istanti. Sorprendersi è tra le esperienze più preziose dell’esistenza. Fotografare il sorprendersi.

Dove tutto è già passato

tutto sta per accadere
incastonata nel ventre

profondo del cielo
al riparo dal dolore

della trasformazione

dai desideri

nessun senso trafitto

nessun senso da dare

quasi uguale a me stessa

resta quest’onda

la sua traiettoria

fiato ostinato

che sospinge e solleva

faccio un movimento

contemplo la mia ombra

osservo la luce che muta

faccio una fotografia

contemplo il movimento

faccio un passo indietro

osservo le differenze

respiro profondamente

l’ombra trattiene il respiro

faccio una fotografia

osservo il pensiero tacere

giro su me stessa

l’ombra china il capo

ruota la testa

interrogo l’ombra

osservo la luce tacere

faccio una fotografia

in ogni istante il mare

dismette la sua onda

il cielo ogni sua nuvola

l’albero la fronda

in ogni istante il volto

disfa la forma che offre

solo l’ombra sembra fissa 

concentrata consistente

velo e superficie

immune a ogni corrente 

in ogni istante doppia

piena vuota presente

fedele a chi la porta

angelo scuro testimone

scorta

Per Paola

Non vedere ma seguire

il movimento delle palpebre

respirare con gli occhi

trovare linfa nelle cose

luce nelle ombre

visione sopraffatta

stupefatta

nero

che i venti fanno

crollare

il tessuto cade

disfatto

resta una fiamma

nel fitto nero della notte

punto alto vuoto fuoco

il tu nasce dall’io

(M.E.)

*Paola Mongelli, Respirare con gli occhi, a cura di Angela Madesani, Gli Ori, Pistoia 2026

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