
fotografare/
per riconoscere le cose/per incontrare i sentimenti/
per ringraziare ciò che si offre allo sguardo/
per scambiarsi le parti/per ritrovare ciò che si è perduto/
come ponte tra sé e il mondo/
come dono delle proprie visioni/
come gesto che strappa il velo/come saluto a chi se ne andrà/
come respirare con gli occhi/

À rebours
Riavvolgendo il rullino, a ritroso ripercorro il viaggio, mi specchio in ogni fotografia, in ogni parola scritta. Se fin dall’inizio ho sentito chiaramente il perché fotografare, mi risulta ancora difficile percepire chi ha scattato le fotografie… Io. Ma questo io è costellazione, spazio vuoto, una pagina da disegnare ad ogni passo, su cui niente permane, tutto si manifesta per poi tornare invisibile. Dal vuoto ogni volta ricominciare. Al centro di tutto è il corpo, la forma del corpo, la sua incredibile forza, la sua disarmante vulnerabilità. Ogni foto è un ritratto, al corpo di ogni cosa. Ogni foto un autoritratto… e torno a chiedermi di chi. L’occhio del fotografo incontra l’occhio del mondo, vede ed è visto. Si vede. Imparare dal buio, necessità del buio, e della parola. Da quando Bavčar mi ha insegnato che la visione trascende la vista, che lo spirito è il miglior telescopio, nulla è più stato come prima. Necessità del volto, il volto dell’altro, in principio rifuggito come soggetto eccessivo, smisurato, estraneo abisso in cui mi sarei smarrita… Poi nello sguardo scambiato iniziare a respirare, dentro all’obbiettivo. Cercare la poesia, trovarla nel rovescio delle apparenze, lungo il sentiero, puntualmente ai margini. La sorpresa. Delle cose mai solite, nei diversi istanti. Sorprendersi è tra le esperienze più preziose dell’esistenza. Fotografare il sorprendersi.

Dove tutto è già passato
tutto sta per accadere
incastonata nel ventre
profondo del cielo
al riparo dal dolore
della trasformazione
dai desideri
nessun senso trafitto
nessun senso da dare
quasi uguale a me stessa
resta quest’onda
la sua traiettoria
fiato ostinato
che sospinge e solleva

faccio un movimento
contemplo la mia ombra
osservo la luce che muta
faccio una fotografia
contemplo il movimento
faccio un passo indietro
osservo le differenze
respiro profondamente
l’ombra trattiene il respiro
faccio una fotografia
osservo il pensiero tacere
giro su me stessa
l’ombra china il capo
ruota la testa
interrogo l’ombra
osservo la luce tacere
faccio una fotografia

in ogni istante il mare
dismette la sua onda
il cielo ogni sua nuvola
l’albero la fronda
in ogni istante il volto
disfa la forma che offre
solo l’ombra sembra fissa
concentrata consistente
velo e superficie
immune a ogni corrente
in ogni istante doppia
piena vuota presente
fedele a chi la porta
angelo scuro testimone
scorta

Per Paola
Non vedere ma seguire
il movimento delle palpebre
respirare con gli occhi
trovare linfa nelle cose
luce nelle ombre
visione sopraffatta
stupefatta
nero
che i venti fanno
crollare
il tessuto cade
disfatto
resta una fiamma
nel fitto nero della notte
punto alto vuoto fuoco
il tu nasce dall’io
(M.E.)

*Paola Mongelli, Respirare con gli occhi, a cura di Angela Madesani, Gli Ori, Pistoia 2026

Titolo e condizione straordinaria del percepire. Grazie a Paola Mongelli, Angela Madesani, Scritture di Marco Ercolani.
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