INDAGINI. Pellegrino, Morris

Nota introduttiva alle “indagini”

Il due è il contrario di uno (Erri De Luca)

Grafismo e fotografia. Nello specifico, scrittura visuale e asemica (ma esclusivamente a mano) coniugata alle istantanee (tecnica Polaroid). Si preparano tavole grafiche dove avere spazio e fluidità sufficienti per gli inserti fotografici. In questo senso, nella maggioranza dei casi i manoscritti vengono strappati per riassemblarne dopo le parti selezionate, seguendo un proprio ritmo. Comincia l’indagine su quelle scene ricucite: a caccia di dettagli, indizi, tramite scatti concepiti come ready-made, non solo di segni e di lettere, ma anche di figure apparentemente estranee. Una volta applicate, le foto occupano una certa porzione di superficie grafica, nascondendo ciò che sta sotto. Dunque nel luogo stesso della loro apparizione introducono un’oscurità, un’indeterminazione: l’ombra che getta l’indagatore stesso durante il proprio agire. Entrambi gli autori sembrano utilizzare il proprio medium al contrario, come in un depistaggio; una scrittura che non significa, diventata ombra di sé, e una fotografia che nasconde sempre qualcosa con la sua stessa presenza.

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In un saggio pubblicato anni fa (2010) sulla rivista Science un pool di ricercatori impegnati nel progetto Mindbridge ha sintetizzato gli esiti del lavoro sperimentale che aveva condotto negli anni precedenti sotto il titolo significativo “Two heads are better than one”. A questa medesima conclusione sono pervenuti per tutt’altra via Frank Morris, fotografo, e Giuseppe Pellegrino, poeta asemico, creando a due teste (e quattro mani) i sorprendenti lavori inediti ora presentati da Entr’acte. Scrivono gli autori: “Scrittura asemica e fotografia: manoscritti e Polaroid. Tavole composte per lo più da fogli strappati, selezionati e riassemblati sui quali gli scatti fotografici – alla ricerca di dettagli, indizi – sono concepiti come ready-made, non solo di segni e di lettere, ma anche di figure apparentemente estranee. Le foto applicate celano il sottostante, nel luogo stesso della loro apparizione, introducendo un’oscurità, un’indeterminazione: l’ombra che getta l’indagatore stesso durante il proprio agire. Entrambi gli autori sembrano utilizzare il proprio medium al contrario: una scrittura che non significa, diventata ombra di sé, e una fotografia che nasconde sempre qualcosa con la sua stessa presenza”. Si potrebbe aggiungere che la fotografia cela, sì, la traccia manoscritta, ma nel contempo la riproduce, completandola, con un lieve sfalsamento che duplica l’immagine rimarcandone comunque l’alterità, in un genere di “ripetizione differente”, nella “sorte di un altro gioco” di deleuziana memoria.

*Le foto sono opera di Frank Morrris.

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FRANK MORRIS, pseudonimo di Marco Anchisi, nasce a Genova dove vive e lavora. In giovane età, affascinato dalla fotografia, acquista una reflex Voigtlander SLR, con la quale scatta i suoi primi rullini in B/N. Inizia così, da autodidatta, il suo percorso.  Sviluppa e stampa le sue prime immagini nel laboratorio scolastico.  Successivamente predispone in casa una camera oscura dove prosegue le sue sperimentazioni. Sviluppa e stampa da diapositiva, utilizzando quello splendido materiale colore che era il “cibachrome”.  Nel frattempo trova lavoro come informatico in una azienda multinazionale, ponendo suo malgrado la fotografia in secondo piano per diversi anni, pur senza abbandonarla mai del tutto.  È la scoperta di Paolo Gioli, lo studio delle sue opere e della sua tecnica, a far divenire nuovamente la fotografia il suo interesse primario, con l’avvio di una ricerca personale con il mezzo Polaroid, sia di tipo 600 che di grande formato. Negli anni 2000 realizza i primi transfer Polaroid 4×5 pollici.  Il mix di tecnica fotografica e pura manualità, caratteristica imprescindibile per l’utilizzo di questo materiale, unitamente alla passione per l’arte figurativa e la rappresentazione femminile nella storia, lo portano dapprima ad ispirarsi ai Preraffaelliti per arrivare in seguito a interpretazioni decisamente più attuali.  Le sue opere sono state esposte in gallerie d’arte di numerose città italiane e straniere, tra cui Parigi, Barcellona, Milano, Berlino, Lisbona, nonché pubblicate su riviste e magazine internazionali.

GIUSEPPE PELLEGRINO, (1960), attualmente vive a Genova. Il suo interesse per la scrittura lo ha portato ad indagarne gli aspetti visuali, concreti e asemici. Suoi riferimenti principali sono stati gli autori appartenenti al Lettrismo (Isou) e alla Scrittura Verbovisuale (Magdalo Mussio, Luciano Caruso, Vincenzo Accame, Carlfriedrich Claus, Martino Oberto). Ha cominciato ad esporre nel 1999, presso lo Studio Gennai di Pisa e la Galleria il Gabbiano – La Spezia. Da allora ha continuato ad esporre in mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali. Le più recenti: Attraverso l’Arte (CAMEC, La Spezia, 2022); 50 anni di ricerca, omaggio alla Galleria il Gabbiano – La Spezia (Nuova Era, Bari, 2023); Asemic Writing (Galleria Artpoetry, Lecce, 2024). Ha fornito contributi nella mail-art, principalmente sugli inviti dell’artista Ruggero Maggi e di SACS (Spazio Arte Contemporanea e Sperimentale) e nei siti dedicati alla scrittura sperimentale e asemica GAMMM, NEW POST LITERATE e UTSANGA. Recentemente è stato anche ospitato nel Blog SCRITTURE dello scrittore Marco Ercolani.

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