INDICE SCRITTURE. 2020, 2021, 2022

31 dicembre-1 gennaio 2022

La foce e la sorgente (Rivista seconda serie), 31/12

La foce e la sorgente (Rivista prima serie), 31/12

Leonardo Sinisgalli, Un pittore maledetto (Arte), 30/12

Marcel Proust, La lingua non si protegge (Prosa), 30/12

Silvia Comoglio, All’altezza del cuore (Poesia), 28/12

Giovanni Castiglia, Naufragio (Arte), 28/12

Forugh Farrokhzad, La linea di sangue dei fiori (Poesia), 27/12

La veglia. Per Nanni Valentini (Arte), 27/12

Joaquim du Bellay, Un sogno (Poesia), 26/12

Luigi Cannillo, Quesito bilico (Poesia), 25/12

Gelosia. A. Achmatova, N. Gumilev (Apocrifo), 24/12

Lucetta Frisa, Inchiostri (Poesia), 22/12

Gabriela Fantato, Tre domande indiscrete (Poesia), 21/12

Una poetica della costruzione, Per Fausto Ferraiuolo (Musica), 16/12

Osip Mandel’stam, Insonnia. Omero (Poesia), 16/12

Donato Di Poce, Rinascimento. La danza delle idee (Prosa), 15/12

Alba Pulimanti, Custodi (Prosa), 15/12

Per “14 Graffi” di Matteo Rovere (Prosa), 15/12

Daniela Bisagno, La speranza nell’”altro” (Saggi), 14/12

Libertà. Per M. Musorgskij e N.R.Korsakov (Apocrifo), 12/12

Dall’astratto al possibile. Mark Tobey (Apocrifo), 21/12

Per Velemir Chlebnikov (Saggi), 11/12

La funzione del vento (Prosa), 8/12

Vladimir Maiakovskij, Due Cechov (Saggi), 7/12

Alfonso Ravazzano, Mi torturava la piega dei calzoni (Poesia), 5/12

Silvia Comoglio, Oggetto complesso. Per Enzo Campi (Saggi), 4/12

Carlo Coccioli, Minutario (Prosa), 2/12

Adriano Sansa, Per quell’ora segreta là con te (Poesia), 1/12

Elio Grasso, Una parola premurosa. N. Cagnone (Saggio), 28/11

Danilo Kis, Un sogno anche del corpo (Prosa), 28/11

Albino Crovetto, Capolavori anonimi (Prosa), 26/11

Yves Bonnefoy, Essere presenza (Arte), 24/11

Gli ultimi quadri. W. De Kooning (Apocrifo, Arte), 24/11

Giuseppe Zuccarino, Atlan e la pittografia dei miti (Arte) 23/11

Yves Bonnefoy, Il disegno è tutto (Arte), 22/11

Massimo Morasso, La finestra e il demonico (Prosa), 19/11

Francesco Macciò, Forse qualcuno là fuori (Poesia), 18/11

Enrico Marià, La direzione del sole (Poesia) 18/11

Marco Amendolara, In principio era il vino (Poesia), 18/11

Per Lia (Cinema), 17/11

Giuseppe Zuccarino, Dipingere la poesia. Per G. Menegon (Arte),16/11

R. Char, P. Celan, Quattro lettere e due dediche (Prosa), 15/11

R. Rossi Testa, Il vero profeta (Saggio), 15/11

R. Rossi Testa, Il sole della notte (Poesia), 15/11

Agapito, Mai spedita (Lettere), 13/11

Luigi Grazioli, Parlare degli altri come altri (Prosa), 13/11

Obliquo. Thomas Bernhard (Apocrifo), 12/11

Gustavo Giacosa, Tracce (Arte outsider), 12/11

Levanto. Cristina Campo (Apocrifo), 12/11

Giuliano Menegon, Quando il bianco ci aggredì (Arte), 10/11

Abbandonato dal mio nome. Angelo Fiore (Apocrifo), 10/11

Roberto Rebora, Hanno mandato (Poesia), 10/11

I disperati. Meglio degli altri. H. Michaux e U. Zurn (Apocrifo), 9/11

Robert Walser, La luna (Prosa), 9/11

Giovanni Castiglia, Essere astratti (Arte), 9/11

Il nome Da-da (Apocrifo), 8/11

Daniela Bisagno, La ferita e l’abisso. Per “L’età della ferita” (Saggio), 7/11

Paola Mongelli, Haiku salentini (Poesia), 7/11

Jacques Dupin, Nel freddo di tanti soli (Poesia, Arte), 6/11

La nuova mappa. Per G. V. Schiaparelli (Apocrifo), 6/11

Robert Walser, Ieri sono salito… (Prosa), 5/11

Emilio Villa, Unità ritmiche. Per Enrico De Tomi(Arte), 4/11

Rossella Maiore Tamponi, Rispondi ieri (Poesia), 4/11

Ilaria Seclì, Profezia (Poesia), 3/11

Il figlio (Prosa), 1/11

Precursore (Arte),1/11

Georg Heym, Da segrete scale (Poesia) 1/11

Chiara Romanini, Le lacrime delle cose (Arte) 31/10

Giovanni Castiglia, Metafora (Arte), 30/10

Thomas Stern, Morte di Don Giovanni (Prosa), 29/10

Davide Racca, L’ora blu (Poesia), 28/10

Alessandro Ghignoli, Ostrakon (Poesia), 26/10

Massimo Barbaro, Libro del tu, 6 (Prosa), 26/10

Antonio Nogueira. Per Fernando Pessoa (Apocrifo), 25/10

Lorenzo Chiuchiu, Nel cuore del labirinto (Prosa), 24/10

F. Denini, M. Ercolani, Quattro lettere (Prosa), 23/10

Alberto Nocerino, Poesia cum figuris (ed notis) (Prosa), 22/10

Jean Michel, Leggo Hölderlin come si ricevono colpi (Prosa), 21/10

Lucetta Frisa, Errori di abbigliamento (Prosa), 20/10

Luigi Sasso, L’autore inadeguato (Prosa), 20/10

Angelo Lumelli, Noi volevamo sentire gli intoppi (Saggio), 20/10

Nanni Cagnone, Stormire e basta (Poesia) 18/10

Artaud, Dubuffet, Mongelli, Testi e figure (Arte), 18/10

Jacques Dupin, Area di lotta. Per Alberto Giacometti (Arte), 18/10

Alfredo Panetta, Ponti sdarrupatu (Poesia), 17/10

Gabriel Liberatore, Stordito (Poesia), 17/10

Je prefère disparaitre (trad. Sylvie Durbec) (Apocrifo), 16/10

De Stael, Char, Un libro insieme (Arte), 16/10

Giovanni Castiglia, Nuvole e fuochi (Arte), 16/10

Mia Lecomte, Il giro del mio quasi mondo (Poesia), 15/10

Sylvie Durbec, Caffè degli specchi (Poesia), 14/10

Lorenzo Chiuchiu, Lettera per Kafka (Prosa), 14/10

Gabriele Gabbia, Io sarò voi (Poesia), 13/10

La stanza dell’architetto di Atlantide. Per Luisella Carretta (Arte),12/10

Passerelle volanti. Per Brunetto de Batté (Arte), 10/10

Sylvie Durbec, Racconto in forma di punto (Prosa), 9/10

Cristiana Panella, In sordo scorrimento (Prosa), 9/10

Lucienne Peiry, Una moltitudine di segni d’inchiostro (Outsider Arte), 9/10

Emilia Barbato, Primo piano increspato (Poesia), 8/10

Lucetta Frisa, L’uomo sinistro. Per Henri Michaux (Arte), 5/10

Diego Ignacio Muzzio, I luoghi dove dormiamo (Poesia), 4/10

Una voce immemorabile. Per Lorenzo Calogero (Saggio), 3/10

Una cortina fumogena. Per Lorenzo Pittaluga (Saggio), 2/10

Antonio d’Alfonso, Bruciarsi le dita (Prosa, Poesia), 2/10

Silvia Comoglio, Un canto salverà il mondo (Prosa), 1/10

Johnny Costantino, Un uomo con la guerra dentro (Prosa), 1/10

Alina Rizzi, Tavola calda (Prosa), 30/9

Patrizia Vicinelli, Non sempre ricordano (Prosa), 29/9

Maria Grazia Insinga, Nella grotta del tuono (Poesia), 28/9

D. Brancale, Cristina Campo. In immagini e parole (Prosa), 28/9

Alfonso Guida, Sibillina Amelia (Prosa), 26/9

Lorenzo Pittaluga, La confessione (Prosa), 25/9

Danila Boggiano, Il dono dell’attesa (Poesia), 24/9

Lucetta Frisa, La casa e il tempo (Poesia), 23/9

Massimo Dagnino, Ludwig Persius (Arte). 22/9

Milo de Angelis, Svenando le idee (Prosa), 22/9

Lucetta Frisa, Amanti (Poesia), 22/9

Per “Il tassidermista” di Alfonso Guida (Saggio), 22/9

Per “Empeiria” di Carlo Penati (Saggio), 21/9

Ilaria Seclì, La parola ora postuma (Poesia), 20/9

Luisa Pianzola, Sotto, la verità. Più sotto, la verità (Poesia), 19/9

Brancale, Barcelò, Dovunque acqua sia voce (Poesia), 18/9

La terra mi è di peso (Prosa), 17/9

Testamento. Per Antonio Bruno (Apocrifo), 17/9

Mauro Macario, Piccole infinitudini (Poesia), 14/9

Pietro Bologna, Pagina bianca (Arte), 14/9

Marco Furia. Un diario non segreto. Per “L’età della ferita” (Saggio), 13/9

Michel Nedjar, Senza un territorio definito. Intervista (Outsider Art), 13/9

L’altra prospettiva. Per Paolo Uccello (Apocrifo), 12/9

Luigi Grazioli, Treno in forte anticipo (Prosa), 12/9

Una mente ventosa. Per Danila Boggiano (Saggio), 12/9

Ada Merini, Per avere concepito una genesi (Poesia), 11/9

Francesco Denini, Tempo e nulla (Musica, Filosofia), 11/9

Per “Trascurabili bellezze”, di Emilia Barbato (Poesia), 10/9

Francis Ponge, La natura muta (Poesia), 8/9

Bernard Noel, Artaud e Paule (Prosa), 6/9

Silvia Comoglio, Per “Incidenti di percorso” di Enea Roversi (Saggio), 6/9

Pierre Tal Coat, Carnets 2 (Arte), 5/9

Pierre Tal Coat, Carnets 1 (Arte) 4/9

Giuliana Brescia, Versi affiorati dai cassetti (Poesia), 3/9

Albino Crovetto, Guardo le cose con la punta delle dita (Poesia) 3/9

Dialoghi intorno a Lorenzo (Prosa), 31/8

La risposta di Blok (Apocrifo), 26/8

Yves Bonnefoy, Hercules Seghers (Arte), 25/8

Ilaria Seclì, Santa Barbara (Poesia), 24/8

Basta. Robert Walser (Apocrifo), 24/8

Preferisco sparire, Robert Walser (Apocrifo), 24/8

Paola Mongelli, Haiku 2021-2022 (Poesia) 20/8

Maurizio B., Fatica non nemica (Prosa), 19/8

Lucetta Frisa, Se un animale soffre (Poesia),19/8

Francesca Serragnoli, Un secondo prima di piangere (Poesia), 18/8

Paolo Castronuovo, La croce versa (Poesia), 18/8

Donato Di Poce, Il poeta e il suo doppio (Prosa), 17/8

Eugenio De Signoribus, Un manoscritto domestico (Prosa),16/8

Aleksander Blok, Taccuini 1902-1921 (Apocrifo), 16/8

Alba Pulimanti, Mutazioni (Prosa), 14/8

Claudio Salvi, Sequenze (Poesia), 13/8

G. Zuccarino, Forme della singolarità. Da Michaux a Quignard (Saggi) 13/8

Daniela Bisagno, La promessa dell’alba (Saggi), 11/8

Kafka, Romanini, Esattamente come sono i sogni (Prosa, Arte),11/8

Oltre il vulcano. Per Chiara Daino (Prosa), 10/8

Carlotta Cicci, Sul banco dei pesci (Poesia), 9/8

Giuseppe Zuccarino, Le donne dei quadri (Saggi), 9/8

S. Mati, C. Romanini, Ninfe (Arte) 9/8

René Char, Tranquilla sete di spazio (Prosa), 30/7

Danila Boggiano, Tra nuvola e nuvola. Per “L’età della ferita” (Saggio), 24/7

Piergiorgio Colombara, L’opera scultorea 1982-2022 (Arte), 24/7

Luisella Carretta, Ritratto trasparente di G. (Arte), 19/7

Citossi, Mongelli, Libro di versi (Poesia, Arte), 19/7

Lucetta Frisa, Autoritratto fuggente. Per H. Michaux (Arte), 18/7

Fabrizio Zollo, La mano del diavolo (Prosa), 16/7

Antonin Artaud, Il demiurgo (Prosa), 15/7

Frammenti per un lettore. V. Rozanov (Apocrifo), 13/7

Z. Herbert, Le nuvole sopra Ferrara (Poesia), 13/7

Lucetta Ffisa Movimenti di penna. Per H. Michaux (Prosa) 12/7

Luigi Sasso, Nelle crepe del testo (Prosa), 12/7

Francesco Denini, In sogno. Per “L’età della ferita” (Prosa), 12/7

Eugène Leroy, Luce e materia (Poesia, Arte) 10/7

Buongirolami, Castiglia, La strada gialla (Poesia, Arte) 10/7

Donato Di Poce, Una questione di stile (Prosa), 9/7

Alfonso Guida, Per la musica di Amelia (Prosa), 6/7

L’età della ferita. Intorno ai Diari di Kafka (Prosa), 6/7

Giuseppe Zuccarino, La bara indiana (Saggi), 5/7

Michel Thevoz, Lalomania (Outsider Art), 4/7

L’orazione. Un sogno di Elio Aristide (Apocrifo), 4/7

Alberto Cappi, Materiali per un frammento (Prosa), 3/7

Nel gesto incompiuto della scrittura. Per F. Ermini (Saggi) 1/7

Maurice Blanchot, La morte contenta (Saggi), 1/7

Alina Rizzi, Polaroid (Arte, Poesia), 29/6

Erich Derkenne, Campo di battaglia (Outsider Art) 25/6

Per “Archivio del padre” di G. Sissa (Poesia), 24/6

Michel Foucault, Il pensiero, l’emozione. Per Duane Michals (Arte) 23/6

Lucrezia Salerno, Opere (Arte), 22/6

Il rasoio di Ockham (Arte, Poesia), 21/6

Per “L’impero che si tace” di I. Seclì (Poesia), 19/6

Di voce in voce. Taccuini di J. Olesa (Apocrifo), 18/6

La nuova casa. B. Schulz a D. Vogel (Apocrifo), 18/6

Quasi segreto. V. Chlebnikov (Apocrifo), 18/6

Quale aria è perfetta? C.D. Friedrich (Apocrifo) 17/6

Eclisse. T. Gray, C. Smart (Apocrifo), 16/6

Eugenio De Signoribus, La vocazione filiale (Poesia), 16/6

Zucchetti, Comoglio, Nata coi tacchi (Poesia)16/6

Gabriela Fantato, Cari morti che ci siete (Poesia), 15/6

R.M. Rilke, Nona elegia (trad. A. Lumelli) (Poesia), 15/6

Dario Capello, La indovini agli sbocchi (Poesia), 14/6

Antonella Anedda. Per “La vita nei dettagli” (Arte), 14/6

Gustavo Giacosa, Parole in cammino (Arte Outsider), 12/6

Luciano Neri, Autoreverse (Poesia), 12/6

Per Giusi Busceti “Ufficio del sole” (Poesia), 11/6

Gianni Priano, Il seme delle sere a maggio (Poesia), 11/6

Caterina Galizia, Come un mottetto a più voci. Per A. Lumelli (Poesia)11/6

Diego Ignacio Muzzio, Guardando verso il monte Taishan (Poesia), 3/6

P. Bologna, A. Lumelli, Mio malgrado (Arte), 2/6

Pietro Bologna, Di bianco silenzio (Arte), 2/6

Chiara Romanini, Due opere (Arte), 31/5

Blum, Comoglio, Scolpire il tempo (Arte), 30/5

P. Bologna, A. Lumelli, Ettaro 2 (Arte), 28/5

P. Bologna, A. Lumelli, Ettaro 1 (Arte), 26/5

A.M. Novaro, G. Pascoli, Due lettere (Prosa), 25/5

Il Libro dei riflessi. Per I. Annenskij (Apocrifo), 25/5

Il Maestro di Cabestany. Per C. Brancusi (Apocrifo), 22/5

Incubi altrui. Dal Journal (Prosa), 22/5

Lucetta Frisa, Cassandra (Poesia), 21/5

Caterina Galizia, Consonanze e dissonanze (Saggio), 20/5

Angela Passarello, Poema rupe (Poesia), 20/5

Sentinella. 2010-2022 (Frammenti), 18/5

Zucchetti, Comoglio, Appena ho tempo (Poesia), 16/5

Massimo Morasso, Per “14 luglio 1929” (Saggio), 16/5

Per Mario Benedetti, “Tutte le poesie”, (Poesia), 10/5

Lucetta Frisa, Maison de celle qui peint (Outsider Art), 10/5

Riflessi da un luogo sommerso. Per E. Fabbrucci (Arte), 8/5

Lorenzo Cabral, Trentatre galassie (Poesia), 7/5

Paolo Miorandi, Ospiti (Prosa), 6/5

A. Lolini, P. Bertelli, Decorazioni della notte (Arte, Poesia), 3/5

Leonardo Sinisgalli, La fede di Kandinsky (Arte), 2/5

Il demone di Ivan (Apocrifo), 1/5

L. Gluck, Ricette per l’inverno dal collettivo (Poesia), 30/4

Gianfranco Uber, Obiettivo Onu (Arte), 29/4

Raffaella Fazio, A grandezza naturale (Poesia), 29/4

M. Ercolani, L. Frisa, Nodi del cuore (Apocrifo), 28/4

D.Campana, A.S.Novaro, Un solitario ombroso (Prosa), 27/4

Gian Paolo Guerini, I-IX (Prosa), 26/4

Angelo Lumelli Percezione e pensiero (Prosa), 25/4

Giuliano Mesa, (di una vita non rimane quasi niente) (Poesia), 23/4

Michela Gorini, Verité, nulle consistance (Poesia), 23/4

Per “La vita impressa” di Ranieri Teti (Poesia), 17/4

Isabella Bignozzi, Per “Sentinella” (Prosa), 15/4

A.M. Ferramosca, L. Frisa, Rinascite albali (Poesia) 14/4

Luigi Sasso, Doppio addio. Per “14 luglio 1929” di M. Ercolani (Saggio), 13/4

Alfonso Guida, Il tema del lutto. Per “14 luglio 1929” (Prosa), 13/4

Alfonso Guida, La realtà parallela (Poesia), 13/4

F. Marica, C. Borghi, Ti scrivo da dove sono (Poesia, Arte)12/4

Wielopole! Wielopole! Per T. Kantor (Apocrifo), 11/4

Paola Ricci, Il colore dopo il nero (Arte) 4/4

Danila Boggiano, Leggendo Wallace Stevens (Prosa), 2/4

Per “Macchine del diluvio” di S. Massari (Saggio), 1/4

Per “Memorie fluviali” di Isabella Bignozzi (Poesia), 31/3

Danila Boggiano, Per “Le forme dell’aria” (Prosa) 29/3

John Keats, Né sentito né ascoltato né visto (Poesia), 28/3

Silvio Raffo, Al fantastico abisso, Veglia d’autunno (Poesia), 23/3

Rosa Tinnirello, Una lettura warburghiana (Saggio), 21/3

Quanto si cela. Per Piergiorgio Colombara (Arte),18/3

Mauro Germani, Il capolavoro (Prosa), 17/3

Emily Bronte, Morte (Poesia), 14/3

Rinaldo Caddeo, Una realtà aumentata (Prosa), 14/3

John Keats, A se stesso (Poesia), 13/3

Silvia Comoglio, Baraq Baboqer. Lampo all’alba (Prosa), 9/3

Fael Marescotti, Il soffio di tutti i soffi (Poesia), 8/3

Emily Bronte, Il filosofo (Poesia), 6/3

Mauro Ferrari, Come noi va in polvere (Poesia), 26/2

Anna Cascella Luciani, Gli amori terreni (Poesia), 25/2

Sonetto 155 (Apocrifo), 23/2

Jude Stefan, Mica pazzo, Mallarmé (Prosa), 23/2

Claude Esteban, Le pietre parlano (Poesia), 22/2

Ivanov, Gers’enzon, Corrispondenza da un angolo all’altro (Prosa), 22/2

Lucetta Frisa, Labirinto (Prosa), 15/2

Pasquale di Palmo, Breviario delle rovine (Poesia), 6/2

Rinaldo Caddeo, L’incendio (Prosa),1/2

Cristina Annino, Gemello carnivoro (Poesia), 30/1

Alfonso Ravazzano, Dissesti (Poesia), 30/1

Alfonso Guida, Una lettera di H.L. (Prosa), 28/1

Otto Gross (Apocrifo), 27/1

Speranze (Apocrifo), 26/1

Ida Merello, Poeta traduce poeta (Prosa), 23/1

Maria Nadotti, L’intatta coerenza dello sguardo (Saggio), 21/1

Alain Borne, Poeta al suo tavolo (Poesia), 19/1

Carlotta Cicci, Come un uccello cieco (Poesia), 16/1

Per Serena Olivari (Arte), 16/1

Brel, Brassens, Canzoni francesi (trad. L. Frisa) (Poesia), 13/1

Lucetta Frisa, Valzer infantile (Poesia), 13/1

A.M. Ripellino, Vita (Poesia), 12/1

Claudio Bertieri, La seduzione dell’immagine (Saggi), 11/1

Lorenzo Pittaluga, Zona di confine (Poesia), 6/1

Essere e non essere (Frammenti), 5/1

Johnny Costantino, Ultraporno (Prosa), 3/1

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31 dicembre-1 gennaio 2021

Per “I Penati” di Alfonso Guida (Prosa), 30/12

Rainer Maria Rilke, Rose (Poesia), 29/12

Rainer Maria Rilke, Finestre (Poesia), 30/12

Rainer Maria Rilke, L’indifferente (Poesia), 28/12

Pierre Reverdy, Instabilità (Prosa), 28/12

L’osservatore di miraggi. Per Marco Locci (Arte), 26/12

Antonin Artaud, Manifesto in lingua chiara (Prosa), 25/12

Carlo Merello, Tramonto anemico (Arte), 20/12

John Clare, Io sono (Poesia), 20/12

Carlo Merello, Periferie (Arte), 19/12

Danni Antonello, La spina dorsale (Poesia), 16/12

Ilaria Federici, A due (Outsider Art), 15/12

Camus, Char, E come vivere in questo mondo di ombre? (Prosa), 9/12

Marco Furia, Estate (Arte), 30/11

Giacinto Scelsi, Toujours chassé (Poesia), 30/11

Charles Juliet, Shitao e Cezanne (Arte), 28/11

Luce e nuvola. Constable e Turner (Arte), 21/11

Frisa, Olivari, Gatta senza lacrime (Arte, Poesia), 20/11

Claudio Costa, Davide Mansueto Raggio (Arte), 14/11

Brunetto de Batté, Isole (Arte), 13/11

Alberto Giacometti, La lunga marcia (Arte), 11/11

Storie, forse incubi (Prosa), 9/11

Sylvie Durbec, Stanze /Pièces (Poesia), 8/11

Mario Cataruzza, Un altro io (Poesia), 3/11

Alberto Casiraghi, Quando (Aforismi), 30/10

Pioerre Tal Coat, Surgissement (Arte), 28/10

Daniela Bisagno, L’aperto… della malinconia (Saggio), 27/10

Giovanni Boine, Frammenti (Prosa), 27/10

Isabella Bignozzi, L’ordine insorto e il pericolo della parola (Saggi), 24/10

Elio Grasso, L’angelo delle distanze (Poesia), 21/10

Da qualche parte del mondo (Prosa), 17/10

Per “Afasia” di Silvia Comoglio (Poesia), 14/10

Andrea Belij, Kotik Letaev (Prosa), 12/10

Alessandra Paganardi, Capelli d’angelo (Poesia),10/10

Lorenzo Chiuchiù, Eyewall (Porsa), 9/10

Brunello De Batté, Utopie, distopie (Arte), 8/10

Alfonso Guida, Lettera (Prosa), 6/10

G. Uber, La (poca) persistenza della memoria (Arte), 5/10

Lucetta Frisa, Traiettorie (Prosa), 5/10

Stfeano Massari, Primi dodici morti (Poesia), 4/10

C. Galizia, Tra di noi l’oceano. Mattia Moretta (Saggio), 4/10

Cristiana Panella, Discorso interrotto (Prosa), 2/10

Nel fermo centro di polvere (Poesia), 28/9

Maria Laura Galbiati, Accadimenti (Prosa), 27/9

Per “Antiterra” di Flavio Ermini (Prosa), 23/9

Presente ma segreto (Prosa), 21/9

S. Massari, Ogni prossima mattina di questa vita nel mondo (Poesia), 16/9

Osip Mandel’stam, Non parlava con me il mio paese (Poesia), 12/9

D. Bisagno, Custodire il segreto (Per “Un uomo di cattivo tono”) (Saggio), 10/9

Demetra Christodoulou, Di vetro (Poesia), 10/9

Cristiana Panella, In cielo e in terra (Prosa), 7/9

Chiara Romanini, Poeta nero (Arte), 7/9

Scrivo e aspetto (Prosa), 5/9

Francesca Marica, Mamusca (Poesia), 4/9

Giuseppe Zuccarino, Due scritti per Luisella Carretta (Saggi), 3/9

Luisella Carretta, Contrappunto (Arte), 3/9

Giorgio Galli, Io sono un uomo terrestre (Prosa), 31/8

Paola Febbraro, Di piccole foglie sparse e di giardini (Poesia), 31/8

Lucetta Frisa, L’eterno invitato (Prosa), 29/8

Un grande splendido deserto. Per “Fuochi complici” (Saggio), 29/8

Lorenzo Chiuchiù, Iride incendio (Poesia), 28/8

Lettera per Walser di G. Deleuze (Apocrifo), 23/8

Giuseppe Zuccarino, Frammenti per Cy Twombly (Saggio), 23/8

Un diavolo di libro. Per G. Flaubert (Apocrifo), 22/8

Jonny Costantino, La mano bruciata (Prosa), 22/8

Alejandra Pizarnik, Inutili confini (Poesia), 21/8

Isabella Bignozzi, La notte (Prosa), 16/8

Heinrich von Kleist (Apocrifo)14/8

Carte segrete. Per Cristina Campo (Apocrifo), 13/8

Luciano Budigna, Come nel sonno (Poesia),12/8

Lucetta Frisa, Una orgogliosa malinconia. Per P. Verlaine (Poesia), 11/8

Ponziano Medda, Una gran luce alterna (Poesia), 9/8

L. Frisa, Attraverso la valle dell’ombra profonda (traduzioni), 17/7

Alfonso Guida, Due sonetti (Poesia),16/7

Antonio Pibiri, Da oscuro a oscuro (Poesia), 3/7

Mia Lecomte, Due motivetti (Poesia), 2/7

André du Bouchet, Pietra e frutto (Poesia), 1/7

Cristiana Panella, In cerca del rosso di bue (Prosa), 1/7

Varlam Salamov, Lo strumento (Prosa), 28/6

L’altro Woyzeck (Apocrifo), 26/6

Daniela Bisagno, I segni dell’appello. Per A. Suppo (Saggi) 26/6

Alina Rizzi, Distanziamenti, 2 (Poesie), 26/6

Quito Chantia, Asimmetrie & Sghembi (Prosa), 26/6

Isabella Bignozzi, Le stelle sopra Rabbah (Poesia), 22/6

Giuseppe Pellegrino, Rudimenti di squilibrio (Arte), 21/6

Albrecht Durer, Un sogno (Arte), 20/6

A. Lumelli, Quando l’altro manca, sia questo la sua ombra bugiarda (Prosa), 19/6

Né maestri né linee. Vertigine e misura (Saggio), 19/6

Jonny Costantino, Mal di fuoco, 2 (Prosa), 18/6

Thierry Metz, Dire tutto alle case (Poesia), 18/6

Jonny Costantino, Mal di fuoco, 1 (Prosa), 16/6

Maria Luisa Vezzali, (Male obliquo), (Poesia), 15/6

Michelangelo Coviello, Pape Satan (Prosa), 9/6

Angelo Lumelli, La lotta degli specchi (Prosa), 7/6

Alfonso Ravazzano, Un riverbero di sogni (Poesia), 5/6

Rita. Per Rita Hayworth (Apocrifo), 5/6

Paola Mongelli, Kaleidos time (Arte), 4/6

Luigi Bruzzone, Le lingue di Arda (Prosa), 3/6

W.H. Auden, Alla fine il segreto si svela (Poesia), 2/6

Isabella Bignozzi, Il dovere della cura (Poesia), 31/5

Alfonso Guida, Conversari (Poesia), 30/5

Emily Bronte, Tre poesie (Poesia), 26/5

Lorenzo Pittaluga, L’inganno (Poesia), 22/5

Angelo Tonelli, Negli abissi luminosi (Prosa), 22/5

Dario Capello, Dove tutto affiora (Poesia), 20/5

Charles Baudelaire, L’albatro (Poesia), 20/5

Elio Grasso, Novecento ai confini (Poesia), 19/5

Giuseppe Zuccarino, Zurn e la follia creativa (Saggio), 19/5

Charles Baudelaire, Spleen (Poesia), 18/5

Paul Verlaine, Serenata (Poesia), 16/5

Roberto Juarroz, Poesia Verticale 10 (Poesia), 14/5

Alvaro Mutis, Lieder (Poesia), 14/5

Massimo Barbaro, Il Libro del Tu 5 (Prosa), 13/5

Ciò che sarebbe stato. Per Auguste Sander (Apocrifo), 5/5

Jean Frémon, Il Formicaio (Prosa), 1/5

Funebri storie. Per Marcel Schwob (Apocrifo), 27/4

A e Z. Per William Blake (Apocrifo), 27/4

Marco Furia, Church. Casa di campagna (Arte), 27/4

A, Artaud, Lettere a Pierre Bordas (Prosa), 25/4

Alle quattro, nel giardino. Per V. Van Gogh (Apocrifo), 24/4

Enrico Marià, Entrare la notte (Poesia), 23/4

Omaggio a Bernard Noel. 1930-2021, 3 (Poesia), 17/4

Omaggio a Bernard Noel. 1930-2021, 2 (Poesia), 17/4

Omaggio a Bernard Noel. 1930-2021, 1 (Poesia), 16/4

Fabrizio Zollo, Lo sguardo vicino (Arte), 16/4

Pierre Tal Coat, Il mio altrove (Arte), 15/4

André du Bouchet, La piena misura (Prosa), 14/4

Non deludermi più. Per Emily Bronte (Apocrifo) Prosa, 12/4

Carlo Merello, Il corvo. Per E.A. Poe (Arte), 9/4

Leonardo Rosa, Interferenza (Arte), 8/4

Colombo, Fiz, Dal dono al furto (Prosa), 8/4

G. Zuccarino, Celan e l’esperienza dell’impossibile (Saggio), 6/4

Ercolani, Frisa, Graffiti (Arte), 5/4

Lo scrittore apocrifo (Prosa), 1/4

Giorgio Galli, Morte di Kafka (Prosa), 30/3

Giuseppe Martella, Kenosis (Poesia), 30/3

S. Ferenczi, L’io autoctono e l’io eterogeneo (Prosa), 30/3

Per Claudia Ruggeri (Saggio), 27/3

Luigi Cannillo, Dal lazzaretto (Poesia), 26/3

Gianfranco Uber, Resistenza, 1 (Arte) 25/3

Sonata opera postuma (Apocrifo), 24/3

Per Angelo (Saggi), 23/3

S. Comoglio, Per voci e canzonacce. G. Galli (Saggio) 23/3

Caducità. Per S. Freud (Apocrifo), 20/3

S. Massari, Sette delle mie prime morti (Poesia), 20/3

E.B. di Terzet, Incisioni (Arte), 18/3

Lucetta Frisa, Geografia del piede (Prosa), 17/3

Fausto Melotti, Sono tutti fuggiti (Poesia),17/3

Guillevic, Saresti un vuoto (Poesia),16/3

Comment dire (leggendo Samuel Beckett (Prosa), 14/3

Nicolas de Stael, Tutto deve accadere dentro di me (Arte), 13/3

F. Denini, Stravinsky. Il tempo come costruzione (Saggio), 13/3

L. Frisa, I racconti di Nord. Per P. Mattei (saggio), 12/8

Pascal Quignard. Il punto solstiziale (Prosa), 8/3

Alberto Giacometti, I miei propositi d’artista (Arte), 8/3

Variazioni sul rosso e sul nero. Per C. Merello (Arte), 6/3

Alfonso Ravazzano, La pietra dei santi (Poesia), 6/3

Annamaria Ferramosca, Per segni accesi (Poesia), 6/3

Per “Minime circostanze”, di Marco Furia (Prosa), 6/3

Philippe Jaccottet, Smascherato (Prosa), 4/3

Un sogno profetico. Il Maestro delle Sinopie (Apocrifo), 3/3

Massimo Barbaro, Il dire del Tu, 4 (Frammenti), 2/3

Antonio Prete, Il dire del poeta (Prosa), 2/3

Massimo Barbaro, Il dire del Tu, 3 (Frammenti), 2/3

Jean-François Millet, Il sole delle volpi (Arte), 2/3

Massimo Barbaro, Il dire del Tu, 2(Frammenti), 1/3

Paolo Vignola, La stupida genesi del pensiero (Prosa), 1/3

Marco Amendolara, Spettri stabiesi (Poesia), 1/3

Massimo Barbaro, Il dire del Tu, 1(Frammenti), 1/3

Viana Conti, Cage e Rauschenberg (Arte) 1/3

Edmond Jabès,Un luogo semiaperto (Prosa), 27/2

Angelo Lumelli, Imago show, 3 (Prosa), 26/2

Alina Rizzi, Distanziamenti (Poesia), 26/2

Angelo Lumelli, Imago show, 2 (Prosa), 26/2

Angelo Lumelli, Imago show, 1 (Prosa), 25/2

Charles Baudelaire, All’una del mattino (Poesia), 25/2

A capriccio. Per Fausto Melotti (Saggi), 2/2

F. Denini, Ravel. Il tempo come estensione (Prosa), 22/2

Evgen Bavcar, Cos’è dunque uno sguardo? (Arte). 21/2

Flavio Ermini, L’ospite (Prosa), 21/2

L. Sinisgalli, Gli scarabocchi di Cy Twombly (Arte), 21/2

Per R.M. Tamponi, Il novantesimo grado (Poesia), 19/2

Giovanni Castiglia, Senza titolo (Arte), 19/2

Per Aurelio Valesi (Saggi), 19/2

Galli, Ercolani, Wellesiana (Cinema), 17/2

Viviane Ciampi, Altre mappe (Poesia, Arte), 16/2

Cristina Campo, Cechoviana (Prosa), 16/2

Francesco Macciò, Siamo negli sfondi offuscati (Poesia), 14/2

René Char, L’immaginario è già il reale (Prosa), 12/2

D. Vogelmann, Dalla parte di Giona (e del ricino) (Poesia), 12/2

Silvia Comoglio, Conversazioni (Poesia), 11/2

Paul Verlaine, Colombine (Poesia), 8/2

A. Guida, Luminescenza del tragico (per L. Pittaluga) (Poesia), 7/2

Giuseppe Zuccarino, La sofferenza come energia. Da “Sacrifici e simulacri” (Saggio), 6/2

Silvia Comoglio, Nature morte. Per J. Brodskij (Prosa), 5/2

Maria Luisa Vezzali, Niente toccò senza abbellire (Poesia), 4/2

Paola Ricci, Nell’esplorazione della linea (Arte), 4/2

Un’attesa tutta d’un fiato. W. Congdon (Apocrifo), 2/2

Emile Cioran, L’arte della fuga (Saggi), 2/2

Mauro Macario, L’opera nuda (Poesie) 1/2

M.L.Gluck, Paesaggio (Poesia), 31/1

Angelo Lumelli, Linguaggio sospeso (Frammento), 29/1

Alfonso Guida, Due capi di una corda (Prosa), 29/1

Allegoria della pace. Per A. Gentileschi (Apocrifo), 28/1

Casa Battlò (Frammenti), 27/1

Fabrizio Zollo, Irruzioni di bellezza (Arte), 26/1

Quattordici frammenti. Per Piergiorgio Colombara (Arte), 25/1

G. Zuccarino, Avventure dello sguardo, Per L. Carretta (Arte), 25/1

Luisella Carretta, Intorno ad Atlantide (Arte), 25/1

Paola Mongelli, Kandinskiana (Arte), 23/1

Ilaria Seclì, Senza sporgerci vedevamo le anime (Poesia), 22/1

Francesca Marica, Una forma di silenzio senza attesa (Prosa), 22/1

Lucetta Frisa, Sette confessioni (Poesia), 22/1

La visione della morte. Apocrifo (Arte), 20/1

Lucetta Frisa, Quattro sogni di terra (Prosa), 20/1

F. Denini, Berg. Il tempo come entropia (Musica), 18/1

M. Ercolani, L. Frisa, Ecce homo (Arte), 18/1

F. Denini, Mahler. Il tempo come memoria (Musica), 17/1

V. Conti, Una scrittura di immagini. Per R, Schurch (Arte) 15/1

L’enigma della superficie. Per G. Bonacini (Poesia), 13/1

Emil Cioran, Nicolas de Stael (Arte), 11/1

André Frenaud, Il silenzio di Genova (Poesia), 10/1

Miklos Radnòti, Cartes Postales (Poesia), 10/1

L’orgoglio della caduta. Per Dieter Schlesak (Saggio), 9/1

Enrico Marià, Un buio adolescente (Poesia), 9/1

Dario Capello, Caput vertiginis (Poesia, Arte), 7/1

Robert Walser, Uomini fantasma (Prosa), 6/1

Luigi Sasso, Un velo di nebbia (Saggio), 6/1

René Char, Nulla se non il brivido (Prosa), 5/1

Un uomo di cattivo tono. Per A. Cechov (Apocrifo), 5/1

Albino Crovetto, Grafico di un’assenza (Poesia), 5/1

C.G. Jung, S. Spielrein, L’interpretazione del sogno (Apocrifo), 4/1

Dal Monte Tauro. Per Leonardo (Apocrifo), 4/1

Edmond Jabès, Pages nouvelles (Frammenti), 4/1

Fabrizio Zollo, Io esisto. E tu? (Arte), 4/1

A. Giacometti, Non so mai ciò che vedo se non lavorando (Arte), 3/1

Darrio Capello, Nessuno, ma ti attende (Poesia) 3/1

Samuel Beckett, Io (Prosa), 3/1

Destini incompiuti (Prosa), 3/1

Fedeltà. Per Luigi Grazioli (Prosa), 3/1

Nikola Sop, Il non veniente (Poesia), 2/1

Una trasparenza arcaica. Per A. Ghignoli (Saggio), 2/1

Jannis Ritsos, Il valore delle cose nude (Poesia), 2/1

Massimo Barbaro, Sempre oltre. Per “Sentinella” (Saggio), 2/1

Giorgio Galli, Congedo (Prosa), 2/1

Alda Merini, Aforismi (Frammenti), 2/1

Barbaro, Ercolani, Paesaggio con viandanti (Prosa), 1/1

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31 dicembre-24 settembre 2020

Stephane Mallarmé, Gossips su Manet (Prosa), 31/12

Lucetta Frisa, L’occhio e le parole. Per Bernard Noel (Prosa), 31/12

Alessandra Paganardi, Cinque sonetti liberi (Poesia), 31/12

Senza il peso della terra (Prosa), 30/12

Juan Larrea, Versione celeste (Poesia), 19/12

Giovanni Grasso, L’essenziale è invisibile agli occhi (Arte), 19/12

Melani, Lippi, Ercolani, Per Fernando Nannetti (Saggi), 29/12

Gabriela Fantato, Uscivano a vita lentissimi (Poesia), 29/12

René Char, Delimitazione (Prosa), 27/12

Antonio Delfini,Volantino rosso del poeta (Prosa), 26/12

Sylvie Durbec, Il traduttore (Prosa), 25/12

Giovanni Castiglia, Il bitume di Giudea (Arte), 25/12

Giovanni Castiglia, Arca (Arte), 25/12

M. Ercolani, L. Frisa, La scalinata rossa. Per C. Soutine (Arte), 23/12

Neri luminosi. Per Chiara Romanini (Arte), 22/12

Gustavo Giacosa, Il nuovo mondo (Arte), 22/12

Paule Thévenin, La vita si scrive (Prosa), 21/12

Giorgio Galli, Un romanzo di Bruno (Prosa), 21/12

Faccia lunare. Per Peter Lorre (Cinema, Apocrifo), 21/12

Emily Dickinson, Dodici poesie (Poesia), 20/12

Tra senso e suono. Per C. Greppi(Saggio), 19/12

Un respiro d’ombra. Per D.Capello (Saggio), 19/12

Quella cosa chiamata poesia. Per L. Pittaluga (Saggio), 18/12

Una smisurata inconciliabilità. Per N. Cagnone (Saggio), 18/12

André-Pieyre de Mandiargues, H.M. (Saggio), 18/12

Paolo Milone, L’arte di legare le persone (Prosa), 17/12

Guatvo Giacisa, Textura (Outsider Art), 17/12

L.Frisa, “Intorno a una meravigliosa arancia” di S. Ocampo (Saggio), 17/12

Paola Mongelli, Questa perdita di paesaggio (Poesia, Arte), 17/12

M. Furia, Edwin Church, 1867 (Arte), 17/12

A. Devicienti, Il testamento di Bernhard (Prosa), 15/12

Rosa Pierno, Non varia l’impeto! (Arte), 15/12

Nanni Cagnone, Oscuro, precipitosa terra (Poesia), 15/12

Wallace Stevens, Adagia (Taccuini), 15/12

Lorenzo Pittaluga, Corda in controcanto (Poesia), 15/12

Sismografo (Taccuini), 14/12

D. Capello, La forma della scossa. Per “Vertigine e misura” (Saggio), 14/12

Giuseppe Zuccarino, Bloom e la Bibbia ebraica (Saggio), 13/12

Fabrizio Zollo, Prigioniera? (Arte), 13/12

Lucetta Frisa, Da carne a carta (Saggio), 13/12

Marco Locci, Racconti dal paese dei Patanchi (Arte), 12/12

Philippe Jaccottet, Gridiamo aiuto e tremiamo (Poesia), 11/12

Una Penelope esiste, Per Robert Walser (Prosa) 11/12

Annamaria Carrega, Sette frammenti (Prosa), 11/12

Francesco Denini, Lontano gong boato ( Poesia), 11/12

La Valse (Arte), 9/11

Sylvie Durbec, Walser a Marsiglia (Prosa), 6/12

I Libri dell’Arca. Un’idea di collana (Riviste), 6/12

G. Zuccarino, Ventilate utopie. Per Paul Scherbaart (Arte), 6/12

Arca. Un’idea di rivista (Prosa), 5/12

Marco Locci, Babel (Arte) 5/12

Fernando Menendez, Aforismos (Taccuini), 4/12

Carla Benedetti, Etopeia ( Prosa), 4/12

Luigi Sasso, Apocrifi (Saggi), 3/12

Viviane Ciampi, L’uomo senza nome (Prosa), 2/12

Chiara Daino, Un poeta. Punto (Intervista), 2/12

Marco Amendolara, Spettri scuciti (Prosa), 2/12

Homenaje. Per Rodolfo Hasler (Poesia), 2/12

W. G. Sebald, Scomber scombrus (Prosa), 2/12

Venturelli, Bertieri, Sasso, A schermo nero (Cinema, Apocrifo), 1/12

Auditrici di voci (Prosa), 30/11

Palais Ideal. Ferdinand Cheval (Outsider Art), 30/11

Alfonso Guida, Nulla è sicuro ma tu scrivi (Prosa), 26/11

Domenico Brancale, Chi parla chi tace (Poesia), 26/11

Alina Rizzi, Le luci taglienti (Poesia), 26/11

Volto austero. Paul Klee (Arte), 26/11

Massari, Ercolani, Di cosa essere custodi? (Prosa), 25/11

Giacomo Leopardi, Addio (Prosa), 25/11

Alessandra Paganardi, Parola e pericolo (Prosa), 25/11

Dario Capello, Intorno all’apocrifo (Prosa), 25/11

Sandro Montalto, La notte e la luce (Prosa), 25/11

Giacosa, Ercolani, Del tradimento (Prosa), 24/11

Luigi Sasso, Quaderno ungherese (Prosa), 22/11

Pierre Ronsard, Ultimi versi (Poesia), 21/11

Chiara Romanini, L’aria che mi vede (Arte), 21/11

Cbiara Daino, Una pagina serra. Una pagina resuscita (Prosa), 20/11

Yvan Goll, Eurococco (Poesia), 20/11

R.M. Rilke, Sonetti a Orfeo (Poesia), 19/11

E. Salvaneschi, Il tempo di Perseo (Saggio) 19/11

Renato Urciuoli, Una questione di olfatto. Per A. Cechov (Saggio), 18/11

Wols, La notte è il cervello di Parigi (Arte), 16/11

F. Hölderlin, Ma a uno si avvince (Poesia) 14/11

G. Zuccarino, La luce ustoria. Per “Sentinella” di M. Ercolani (Saggi), 14/11

F. Hölderlin, Ma a uno si avvince (Prosa), 14/11

M. Furia, Esserci per scrivere. Per “Sentinella” (Prosa), 14/11

Ricordando EBT (Arte), 14/11

Roger Caillois, Segni imitati (Prosa),14/11

L. Frisa, Il modello del mondo. Per A. Cappi (Prosa), 13/11

Non archetipi ma arche (Riviste) 13/11

Silvia Comoglio, Lettera (per A. Cechov (Prosa), 12/11

Isaku Yanaihara, Conversazione con Giacometti (Arte), 5/11

Chiara Romanini, Dentro la soglia (Arte), 4/11

Silvia Plath, A Sylvia (Poesia), (4/11)

Inseparabili (Apocrifo), 4/11

A. Devicienti, In lode della scrittura apocrifa (Prosa), 4/11

Biblioteca bandita (Outsider Art), 3/11

Giuseppe Zuccarino, Riviste invisibili (Prosa), 2/11

Ilaria Seclì, Te lo ricordi? (Poesia), 2/11

Anatomia dell’irrequietezza. Per A.C. Luciani (Poesia) 1/11

Francesca Marica, Le tue rovine distratte (Poesia), 1/11

Maurice Blanchot, Il ritorno (Prosa), 31/10

Ponziano Medda, Foresta satura insorta (Poesia), 31/10

Serena Olivari, Sono di sabbia e sfinita (Poesia, Arte), 31/10

Viaggio d’inverno. Per Hugo Wolf (Apocrifo), 29/10

Nanni Cagnone, Accidentalmente (Poesia), 29/10

Quinto (Fotografia), 26/10

Armonie sconosciute. Per Gerard de Nerval (Apocrifo), 26/10

Chiara Romanini, La casa dei pazzi (Arte), 26/10

Lorenzo Pittaluga, Con gli interessi di una rosa (Poesia), 26/10

Anotnin Artaud, Lettera ai direttori dei manicomi (Prosa), 26/10

E. De Amicis, Indole (Prosa) 26/10

Luigi Sasso, Venezia anonima (Prosa), 26/10

Edmond Jabès, Le metamorfosi di Bacon (Arte), 25/10

Giuseppe Zuccarino, Rete o mantello (Taccuini), 25/10

Lucetta Frisa, La passione (Poesia), 25/10

Giuseppe Zuccarino, Frammenti (Prosa), 25/10

Dimore perdute. Per C. Romanini (Arte), 25/10

La vela e il vento (Taccuini), 24/10

Angelo Lumelli. Per Pallaksch (Prosa), 21/10

La combustione muta. Per A. Giacometti (Apocrifo), 20/10

Il sogno della curva. Per F. Borromini (Apocrifo), 18/10

Otranto. 2016 (Fotografia), 18/10

Giorgio Galli, Un libro con dedica (Prose), 17/10

Stanza con lame. Per Louise Bourgeois (Apocrifo), 17/10

La fabbrica dei libri (Fotografia), 17/10

Chiara Romanini, La donna e lo specchio (Arte), 17/10

Un nome per l’albero (Fotografia), 17/10

L’arte è un guizzo. Per Viviane Maier (Apocrifo), 17/10

Fingermi sano (Taccuini), 17/10

Temenos (Taccuini), 16/10

Massimo Barbaro, Amicizia(Fotografia), 24/9

INDICE SCRITTURE. 2023-2024

dicembre 2024-gennaio 2024

Raccolgo qui, per ricordare le mie “divagazioni” in rete, l’indice dei post pubblicati per “Scritture” dal 1 gennaio al 31 dicembre 2024 e dal 1 gennaio al 31 dicembre 2023. Seguirà, nei prossimi post, l’indice degli anni 2020, 2021, 2022. Dal 1 gennaio 2025 il blog “Scritture” modifica, in parte, la sua architettura, cercando di raccogliere in un nuovo ordine le inevitabili dispersioni dei blog letterari. Questi, che ora elenco, saranno i temi-guida:

Classici moderni. Libri ritrovati. Poeti contemporanei. Narrazioni. Lettere. Prosa. Taccuini. Poesia. Libri collettivi. Note di lettura. Critica poetica. Saggi brevi. Apocrifi. Arti visive. Outsider Art. Intorno alla psiche. Musica. Cinema. A due voci. Indici.

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Dicembre 2024- Gennaio 2024

La casa delle fiabe. M. Lamb. C. Lamb. S.T. Coleridge (Apocrifo), 31/12

La memoria del futuro. N. Berberova, L. Chodasevic (Apocrifo), 31/12

Risveglio (Apocrifo), 31/12

Chiara Romanini, Dall’aria dello specchio (Arti visive), 30/12

Laura Caccia, Aria limpida insanabile (Poesia), 30/12

Carlo Battistella, Tavola dei precetti (Prosa), 30/12

Alfonso Guida, Nube non nuvola (Prosa), 29/12

Per “Polvere” di Francesco Marotta (Poesia), 29/12

La vista del mare muto (Poesia), 29/12

Vi prego di non essere sotterrato vivo” (Poesia), 27/12

Per “L’eretista” di Chiara Daino (Prosa), 22/12

Non tornare è la grazia (seconda versione)(Poesia), 15/12

A. Lumelli, M. Ercolani, Conoscerci fino al silenzio (Lettere), 20/12

Michel Foucault, La Germania romantica: romanticismo e follia (Intervista), 19/12

Fiorella Bassan, Disfare la lingua (Saggio), 17/12

Non tornare è la grazia (Poesia), 15/12

Renato Venturelli, L’angelo nero del B-movie hollywwodiano (Cinema), 15/12

Alfonso Guida. Per “Discorso contro la morte” (Prosa), 12/12

M. Ercolani, F. Denini, Ground. Lettere sulla musica (Prosa) 11/12

Piero Zino, Due testi sul cinema (Prosa), 10/12

Torquato Tasso, Disturbi umani e diabolici (Prosa), 10/12

Cesare (Cinema, Apocrifo), 10/12

Emilio Villa, Arte (Arte),10/12

Ti diranno (Poesia, Apocrifo), 8/12

Loretto Mattonai, Nel più quieto dei giorni (Prosa), 8/12

Ordine e caos. Per Alejandra Pizarnik e Leòn Ostrov (Lettere), 6/12

Giuseppe Zuccarino, In compagnia di Derrida (Saggi),6/12.

Prosa intima (Frammenti), 3/12

Viana Conti, Atto di resistenza (Arte e filosofia) 1/12

Per “After” di Lars Von Trier (Cinema), 31/11

Renato Venturelli, Ludwig il misconosciuto (Cinema), 30/11

Renato Venturelli, L’artigiano Raoul Walsh (Cinema), 28/11

Frenhofer (Arte), 28/11

Sei tu (Poesia), 26/11

Per me che cieco (Poesia) 26/11

Alfonso Guida, La grande illusione (Prosa), 24/11

Caterina Galizia, Lettera mai spedita (Frammenti), 24/11

Grazia (Frammenti), 21/11

Per Undress, di Michela Gorini (Poesia), 21/11

Caterina Galizia, Ultima lettera non inviata (Lettere), 19/11

Marco Ercolani, Angelo Lumelli, Lettere nel vento (Lettere), 17/11

Paola Ricci, Un folletto e uno gnomo (Prosa), 13/11

Angelo (Frammenti), 11/11

Torri (Arte outsider), 11/11

Il pericolo del sonno (Prosa, Apocrifi), 8/11

Alfonso Guida, Un corpo vuoto addosso (Prosa), 7/11

Lorenzo Pittaluga, L’enigma di una voce (Poesia, 3), 1/11

Lorenzo Pittaluga, L’enigma di una voce (Poesia, 2), 1/11

Lorenzo Pittaluga, L’enigma di una voce (Poesia, 1), 1/11

Cristiana Panella, In nome del padre (Prosa), 1/11

Maria Grazia Cabras, Corona di spine e inno (Poesia), 30/10

Il volto di Marlene (Cinema, Apocrifo), 30/10

Ettore Frani, Abissi di luce (Arte), 21/10

Pietro Zino, L’angelo rapace (Arte), 21/10

Ettore Frani, Note per “Verso la gioia” (Arte), 21/10

Caterina Galizia, Tra ricordi e amnesie (Poesia), 20/10

Paolo Zoboli, Due poesie e due traduzioni (Poesia), 17/10

Resta il grigio (Prosa), 16/10

Ruggero Jacobbi, Meditazione (Poesia), 14/10

Rafael Alberti, Luna nemica (Poesia), 13/10

Meno materia che suono (Prosa), 13/10

Emile Cioran, Vacillamenti (Frammenti), 13/10

Lucrezia Salerno, Una danza arcaica (Arte), 10/10

Maurice Blanchot, Un racconto? (Prosa), 10/10

Paola Mongelli, Scultura e marea (Arte), 7/10

Luigi Sasso, Dialoghi (Saggi), 4/10

Isabella Bignozzi, Si apre in soffio (Poesia), 3/10

Giovanni Castiglia, Notturno (Arte), 2/10

Ivan Pozzoni, Fuori dal coro (Poesia), 2/10

Incursioni nella luce. René Char (Saggi), 29/9

Thierry Metz, Solo i miei passi sono in me (Poesia), 27/9

Mauro Germani, Incontro (Prosa), 26/9

Elio Grasso, E tutte le agitate conoscenze (Poesia), 23/9

Lorenzo Orio, Ipotesi di volo (Prosa), 22/9

Gerard Labrunie, Notte nera e bianca (Prosa), 22/9

Nanni Cagnone, Si vada nel chiunque (Poesia), 21/9

Adriano Spatola, Poesie dedicate (Poesia), 21/9

Alberto Giacometti, Le sculture egiziane (Arte), 20/9

Angelo Lumelli, Il vagone fermo (Prosa), 19/9

Caterina Galizia, Per “La vecchiaia del bambino Matteo (Prosa), 19/9

Simone Weil, Quaderni (Prosa), 18/9

Guilhelm de Peitieu, Di puro nulla (Poesia), 17/9

Sylvie Durbec, La fine del mondo (Poesia), 17/9

Robert Walser, La lettura del giornale (Prosa), 16/9

Robert Walser, Lo scrittore (Prosa), 16/9

Scritto per il gatto. Omaggio a Robert Walser (Prosa), 16/9

Giuseppe Zuccarino, L’eleganza senza nome (Saggio), 15/9

Enrico Marià, Il ricamo dei binari (Poesia), 14/9

Preferisco sparire (Prosa), 14/9

Massimo Barbaro, Restare o tornare (Prosa), 14/9

Ilaria Palomba, Scheggia (Poesia), 12/9

Carlotta Cicci, Le notti diverse (Poesia), 12/9

Stfeano Colletti, Essere pronti (Poesia), 10/9

Stéphane Mallarmé, La poesia (Poesia), 10/9

Stéphane Mallarmé, Sul libro illustrato (Prosa), 10/9

Hermann Grab, Nel nostro regno di fantasmi (Prosa), 9/9

Non ossa di naufraghi (Poesia), 9/9

La scrittura del corvo (Apocrifo), 8/9

Beppe Mariano, Notizie dalla terra stondata (Poesia), 8/9

Alfonso Guida, Voce silenzio poesia (Prosa), 7/9

Maria Grazia Cabras, Per “l’anima sonora delle parole”, (Poesia) 7/9

Sylvie Durbec, Poema-veleno (Poesia), 7/9

Il cappello di Silien (Cinema, Apocrifo), 7/9

Andrea Pedicni, Tra la ferita e il canto (Poesia), 6/9

Sergio Bertolino, Tra resistenza e sparizione (Poesia), 6/9

Albane Gellée, Caro animale (Prosa), 5/9

Alfonso Guida, Illuminarti e illuminare (Prosa), 5/9

Alfonso Guida, Non tralasciata nessuna ipotesi (Prosa), 3/9

Rodolfo Hasler, Homenaje (Poesia), 2/9

Chiara Romanini, Giorno dopo giorno (Arte), 1/9

Piero Zino, Incontri con Walter Benjamin (Saggi), 31/8

Jean Fautrier, Creazione (Arte), 29/8

Jean Fautrier, Distruggersi per reinventarsi (Arte), 28/8

Alfonso Guida, Il dentro e il fuori (Prosa), 27/8

L’uomo di notte (Poesia, Apocrif0), 26/8

Mauro Germani, Per “Sentinella” (Prosa), 25/8

Erich Derkenne, Campi di battaglia, 2 (Arte outsider), 25/8

Marco Balducci, Strade nascoste (Poesia) 24/8

Robert Walser, Parole (Prosa) 22/8

Robert Walser, Ottimismo (Prosa), 22/8

Wols (Arte), 19/8

Diagnosi (Cinema, Apocrifo), 16/8

Elisabetta Negroni, “Per Margit” (Poesia), 16/8

Alfonso Guida, L’esperienza, qui, dove sono nato (Prosa), 15/8

Francesco Macciò, Soprassalti dell’io (Saggi), 15/8

Anticira, 2 (Prosa), 13/8

Pietro Zino, Ritagli di celluloide (Saggi), 12/8

Francesco Macciò, La parola di Scève (Saggi), 11/8

Danila Boggiano, Il senso cupo dello strappo antico (Poesia), 11/8

Alfonso Guida, Distici (Poesia), 11/8

Anticira, 1 (Prosa), 10/8

Alfonso Guida, Atr(i)0 (Poesia), 5/8

Nanni Cagnone, Dire addio (Poesia), 5/8

Alfonso Guida, Il coraggio (Prosa), 27/7

Silvia Comoglio, Per Malù Urriola (Saggi), 25/7

Paola Ricci, Appunti leopardiani 2 (Saggi), 24/7

Leonardo Bonetti, Il libro e la scrittura (Arte), 22/7

Massimo Morasso, Sentipensiero anagogico (Prosa), 21/7

Stanze (Arte), 21/7

Alfonso Guida, Pensiero sul suicidio (Prosa), 20/7

Nichita Stanescu, Questa porta che ci separa (Poesia), 19/7

Stefano Massari, Nato per dare e chiedere ascolto (Poesia), 18/7

Ion Barbu, Timbro (Poesia), 17/7

Raoul Quinto, Scrivere perché. Scrivere da dove (Prosa), 16/7

Ilaria Palomba, I nomi dei mosti (Poesia), 15/7

Ion Barbu, Increato (Poesia), 15/7

Silvia Comoglio, Per “Margit” (Poesia), 14/7

Paolo Valesio, Epifanie nascoste (Prosa), 13/7

Ilaria Palomba, In fondo al buio e vedere (Poesia), 12/7

Mauro Ferrari, Per “Prima del sempre” (Saggi), 11/7

Serena Di Biase, La mente perdeva peso (Poesia), 10/7

Lucetta Frisa, Giganti (Poesia), 9/7

Giampaolo De Pietro, Un pianeta taciturno (Poesia), 8/7

Cos’era Taala (Prosa), 8/7

Vanna Carlucci, Solo aria che annoda i capelli (Poesia), 8/7

Paola Ricci, Appunti leopardiani, 1 (Prosa), 7/7

Il ritardo della caduta (Prosa), 6/7

Alfonso Guida, Combattimento (Prosa), 6/7

Silvia Comoglio, Giorgio Mobili, Spaziomadre (Prosa, Poesia), 6/7

Loretto Mattonai, Unghia di luna (Poesia), 2/7

Lucetta Frisa, Gli ultimi sogni (Poesia), 30/6

Daniela Pericone, L’intima lentezza (Poesia), 29/6

Angelo Lumelli, L’occhio chiaroveggente (Saggi), 28/6

Alfonso Guida, Respirare (Prosa), 26/6

La divina sproporzione (Prosa), 25/6

Johannes Urzidil, Solidarietà misteriosa (Prosa), 23/6

Luisa Pianzola, Avvicinamenti 2 (Saggi), 22/6

Luisa Pianzola, Avvicinamenti 1 (Saggi), 22/6

Giorgio Maria Cornelio, Fossili di rivolta (Prosa), 20/6

Piero Zino, Prima dei Lumière (Saggi), 18/6

Franco Mattacotta, Taccuino Campana (Prosa) 18/6

Levanto (Apocrifo, Prosa), 16/6

Alina Rizzi, Quattro frammenti (Prosa), 13/6

Giuseppe Pellegrino, Segni lame (Arte), 11/6

Jean Dubuffet, A piene mani (Arte), 11/6

Da mille anni (Poesia, Apocrifo), 10/6

L’ombra del fumo (Prosa, Apocrifo) 8/6

Raccontarlo oltre il sonno. Per Lina Salvi (Poesia), 8/6

Vincent Van Gogh, Lettera 554 (Lettere), 7/6

Vincent Van Gogh, Lettera 552 (Lettere), 7/6

Vincent Van Gogh, Lettera 541 (Lettere), 6/6

La bellezza (Apocrifo), 5/6

Dario Capello, La circolazione del duende (Saggi), 5/6

Giusi Busceti, Una sorveglianza raggirata (Saggi), 4/6

Caterina Galizia, Una insistente variazione (Saggi), 4/6

Angelo Lumelli, La poesia incessante (Poesia), 4/6

Vincent Van Gogh, Ultima lettera (Arte), 2/6

Maurizio Marotta, Solo l’ombra di un presagio (Poesia),29/5

La nuova casa (Apocrifo), 27/5

Brunetto De Batté, Cubarboreo (Arte), 26/5

Chiara Romanini (La Valse), Corpo e caos (Arte), 26/5

Francesco Denini, Marco Ercolani e la musica (Saggi), 25/5

Gustavo Giacosa, Per “Aspettando la bomba” (Arte outsider), 17/5

Bernard Noel, Carnale e visivo (Prosa), 17/5

Bernard Noel, Luoghi emblematici (Prosa), 17/5

Bernard Noel, Atto erotico (Prosa), 16/5

Annamaria Ferramosca, Una generosa noncuranza (Poesia), 5/5

Camilla Osemont, Anime e spettri (Prosa), 5/5

Chiara Romanini (La Valse), Ninfe (Arte), 4/5

Francesco Marotta, Da un’eternità passeggera (Poesia), 4/5

Alfonso Guida, Il paese dei granai (Prosa), 1/5

Giuseppe Pellegrino, Cartoline (Arte) 28/4

Alfonso Guida, Senza ornamenti (Prosa), 22/4

Luigi Cannillo, Mentre sono altrove (Poesia), 15/4

Amore (Arte, Apocrifo) 10/4

Lezione di vento (Prosa), 9/4

Lorenzo Ferroni, Le risposte e le domande (Saggi), 5/4

Cristina Annino, In fondo alle cose visibili (Prosa), 4/4

Paola Ricci, La scultura del senso (Arte), 2/4

Rosa Tinnirello, Odisseo ritorna come migrante (Saggi) 2/4

Andrea Temporelli, Il discorso perduto (Prosa), 2/4

Piero Zino, Sul carattere malinconico (Saggi), 1/4

Osvaldo Coluccino, Cerchi (Prosa), 29/3

Mauro Ferrari, Nel silenzio che piega l’erba (Poesia), 29/3

Idee che diventano mare (Prosa e Poesia), 27/3

Viviane Ciampi, Un invito a sopravvivere (Prosa), 27/3

Figure di danza (Saggi), 23/3

Alfonso Guida, Diario dell’hic e del nunc (Prosa), 21/3

Leonardo Sinisgalli, Prendiamo Rimbaud (Prosa), 17/3

Giuseppe Caccavale, A casa del poeta (Arte), 16/3

Ida Merello, Strani muri porosi (Saggi), 14/3

Jean Marc Flahaut, Rovine (Prosa) 14/3

Viviane Ciampi, Ebbrezza assurda e saggia (Prosa), 13/3

Maria Allo, Cercare il proprio centro (Saggi), 11/3

Silvia Comoglio, Confini (Saggi), 11/3

Piero Zino, Il tubo della stufa (Saggi), 11/3

Silvia Comoglio, Testacuoretesta (Saggi), 10/3

Giuseppe Zuccarino, Incursioni nel fantastico (Saggi), 10/3

Pallaksch (Apocrifo), 10/3

Francesco Delle Piane, All’interno del precipizio (Saggi), 9/3

Fiammetta Giugni, La calligrafia del sasso (Arte), 9/3

Andrea Balzola, Poetopos (Poesia) 7/3

Piero Zino, Dialogo con un recluso (Saggi), 3/3

Luigi Cannillo, Il volo incessante del segno e della parola (Saggi), 28/2

Paola Ricci, Camminando dondolandosi su fili di ragnatela (Arte), 27/2

Leonardo Rosa, È lei il tuo mondo (Poesia), 25/2

Per Sans-gêne (Prosa), 25/2

Preferisco sparire (Apocrifo), 20/2

Piero Zino, Orme su sentieri di montagna (Saggi), 19/2

L’altro dentro di noi (Prosa), 17/2

Piero Zino, Indizi su Kafka (Saggi), 15/2

Luigi Sasso, Scritture in movimento (Saggi), 9/2

Viviane Ciampi, Inediti toscani (Poesia), 9/2

Massimo Morasso, Costruire un fortino (Prosa e Poesia), 6/2

Il viaggiatore incantato (Prosa), 4/2

Barricades Mysterieuses (Musica, Apocrifo), 4/2

Alfonso Guida, Due anime (Prosa), 3/2

Tre testi per Angelo Lumelli. Coviello, Capello, Romeo (Saggi), ½

Viviane Ciampi, Per il “Nottario” (Saggi), 30/1

Silvia Plath, Ariel (Poesia), 29/1

Confessione (Musica, Apocrifo), 29/1

Ercolani, Lumelli, Come un metodo (Prosa) 26/1

Via dei Pompieri 25 (Cinema, Apocrifo), 26/1

Nino Iacovella, Ruth (Poesia), 24/1

Leonardo Sinisgalli, Il solco orizzontale (Prosa), 14/1

Alfonso Guida, L’ossessione (Prosa), 12/1

Rosa Pierno, Ineluttabile (Arte), 8/1

La trappola splendida (Cinema, Apocrifo), 7/1

Marco Furia, Scrivo un verso (Poesia), 6/1

Alfonso Guida, Lo straniero incontra (Prosa), 5/1

Albino Crovetto, Visitatori (Prosa), 5/1

Tiahuanaco (Prosa), 3/1

Luigi Sasso, Sulla lettera (Saggi), 3/1

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Dicembre 2023-Gennaio 2023

Le Poesie. Angelo Lumelli (Poesia), 30/12

Marco Amendolara, I guanti rosa di Baudelaire (Poesia), 30/12

Atti di giustizia postuma (Apocrifo)

Francesco Dellepiane, La sindrome di Stendhal (Saggi), 28/12

Alfonso Guida, Silenziario (Prosa), 28/12

L’impulso a una forma (Arte), 26/12

Angelo Lumelli, I poeti del liceo 3 (Prosa), 25/12

Angelo Lumelli, I poeti del liceo 2 (Prosa), 25/12

Angelo Lumelli, I poeti del liceo 1 (Prosa), 25/12

Il foglio bianco (Prosa), 24/12

Alfonso Guida, Utopia (Prosa), 23/12

Dario Capello, Autoritratto con specchio (Prosa), 21/12

Artaudiana (Prose), 18/12.

Daniela Bisagno, Nella fine, l’inizio (Prosa), 18/12

Carmelo Claudio Pistillo, Figure telluriche (Prosa), 18/12

Un modo di fuggire (Apocrifo, Cinema), 15/12

Ivanov, Gersenzon, Corrispondenza da un angolo all’altro (Lettere), 9/12

Essere nel vento. Per A. Anedda (Saggio) 7/12

Lucetta Frisa, Occhio e piede (Prosa), 5/12

Alfonso Guida, Un finale clamoroso (Prosa), 5/12

Arseny Tarkovski, Rami minori (Prosa) 4/12

Roberto Giacosa, Perfetta e imperfetta magia (Prosa), 2/12

Lucetta Frisa, Délie (Poesia), 2/12

Rinaldo Caddeo, La donna bendata (Prosa), 1/12

Silvia Comoglio, Per “Grado zero” (Prosa), 1/12

Caterina Galizia, Il venditore di frutta (Saggio), 26/11

Daniela Bisagno, Sulla strada dei poeti (Saggio), 24/11

Rinaldo Caddeo, Un ragionamento sragionato (Prosa), 23/11

Daniela Bisagno, Il sogno di Dio (Saggio), 21/11

Francesco Macciò, L’universo in periferia (Prosa), 21/11

Gian Luigi Paganelli, Prose (Prosa), 20/11

Carlotta Cicci, Sempre in questa vertigine terrestre (Poesia), 19/11

Ercolani, Lumelli, Lettere 11 e 12 (Lettere), 18/11

Lucetta Frisa, Una coperta bianca (Prosa), 17/11

Alfonso Guida, Fuoco, oro, cenere (Prosa), 16/11

Michelangelo Coviello, Una sintassi ritmica (Prosa), 16/11

Danila Boggiano, Per Marigold e Rose (Prosa), 16/11

Per l’alto mare aperto (Poesia), 15/11

Ida Vallerugo, Qui ho vissuto (Poesia), 14/11

Giuseppe Zuccarino, Poesia-musica fra terra e cielo (Saggio), 12/11

Serva di scena. Max Ophuls (Apocrifo, Cinema), 10/11

Silvia Comoglio, Per “Dittici” e “Linguaggio e follia” (Saggio), 6/11

Arlindo Hank Toska, Emile Cioran. Scrittura dell’irreparabile (Saggio), 3/11

Ercolani, Lumelli, Cento lettere (Prosa), 3/11

Raffaella Fazio, Di nuovo cammino (Poesia), 1/11

Per “Partiture”, di Silvia Comoglio (Saggio), 1/11

Monique Plaza, Altro o merda (Prosa), 29/10

Antonio Pibiri, Solo uno spazio per le melodie (Prosa), 27/10

Gabriel Rapetti, Pasado Pisado (Arte), 26/10

Lucetta Frisa, L’eterno invitato (Prosa), 23/10

Mauro Macario, Vita capovolta (Prosa), 22/10

Per “A sciame” di Maria Grazia Insinga (Prosa), 22/10

Jean Dubuffet, Altre ottiche (Arte), 21/10

Per “Poco più di niente” (Poesia), 19/10

Lettera al padre. Jean Vigo (Apocrifo, Cinema), 18/10

Alfonso Guida, Tre frammenti per Amelia (Prosa), 16/10

Franz Gruger (Apocrifo, Cinema), 15/10

Da “Dell’origine” di Parmenide (Prosa), 14/10

Silvia Giacomini, Ninnianera (Poesia), 14/10

Bernard Noel Gli stati dell’aria (Poesia), 14/10

Per “I blues” di Michela Gorini (Poesia), 13/10

Alfonso Guida, Buio senza notte (Prosa), 12/10

Giuseppe Zuccarino, Dittici. Filosofi fra parole e immagini (Saggio), 11/10

Per “Rarefazioni” di Gisella Genna (Poesia), 9/10

Gustavo Giacosa, Per una mostra futura (Arte ousider), 8/10

Per “Anni solari” di Govanni Stefano Savino (Poesia), 7/10

Alfonso Guida, La cura del soffio (Prosa), 5/10

Felicità (Apocrifo), 4/10

Cristiana Panella, Creaturale (Prosa), 4/10

Lucetta Frisa, L’insonnia di Harùn (Prosa), 3/10

Per “Bugiardino”, di Paolo Castronuovo (Saggio), 2/10

Mandato (Frammenti), 26/9

Alfonso Guida, La croce e lo specchio (Prosa), 21/9

Antipensiero.Per Flavio Ermini (Prosa), 21/9

Gabriele Veggetti, Il venditore di parole (Prosa), 20/9

Quattro frammenti (Prosa), 17/9

Alfonso Guida, Tessitura arcana (Prosa), 14/9

Caterina Galizia, Il magico errore di M.E. (Saggio), 12/9

Breakdown (Prosa), 9/9

Lucetta Frisa, Perro (Prosa), 8/9

Irrealtà reale (Cinema), 3/9

Giusi Busceti, Estremo inverno (Poesia), 2/9

Per il cinematografo. Robert Bresson (Apocrifo, Cinema), 31/8

La febbre analogica. Per Ilaria Seclì (Saggio), 28/8

Per Giovanni Castiglia (Arte), 25/8

Incoerenza. Jean Renoir (Apocrifo, Cinema), 24/8

Fra le rocce. Storie e immagini di montagna (Prosa), 23/8

Dario Capello, Le metamorfosi di un cerchio. L’età della ferita (Saggio) 21/8

Ruggero Jacobbi, Un labirinto (Poesia), 20/8

Ruggero Jacobbi, Dell’amicizia (Poesia), 17/8

Alfonso Guida, Omosessualità e alchimia (Prosa), 14/8

Inevitabilità. Fritz Lang (Apocrifo, Cinema), 13/8

Collateral. Michel Mann (Apocrifo, Cinema), 12/8

Anna Cascella Luciani, Sillabe dei versi (Poesia), 5/8

Dario Capello, Mai del tutto buio (Poesia), 5/8

Per “Tamen” di Giancarlo Sissa (Saggio), 5/8

Nuovi libri dell’Arca. Guida e Zuccarino (Prosa), 5/8

Giovanni Castiglia, Per estasi (Arte), 30/7

Giovanni Castiglia (Arte), 27/7

Tifone Gustav (Prosa), 24/7

Serena Olivari, Imbiancarsi l’anima (Arte) 20/7

Alfonso Guida, Mario Benedetti (Prosa), 17/7

Bernard Noel, Nulle part (Poesia), 17/7

Florbela Espança, Poesie scelte (Poesia), 14/7

Tradurre voci (Apocrifo), 8/7

Giuliano Mesa, Non imparare più (Poesia), 5/7

Ilaria Seclì, Accosto assemblo l’impossibile (Poesia) 5/7

Per “Cantami o diva degli eroi le ombre”, di I. Bignozzi (Prosa), 5/7

Mirko Servetti, Canzoni di cortese villania (Poesia), 4/7

Dario Capello, Là-bas. Per “Galassie parallele” (Prosa), 1/7

Gustavo Giacosa, Campi di battaglia, 1. Per E. Derkenne (Arte outsider),30/6

Per “qualcosa nero” di J. Roubaud (Prosa), 30/6

Alfonso Guida, Io sono parlato (Prosa), 30/6

Per “Upday” di Luciano Neri (Prosa e Poesia), 30/6

Cristiana Panella, Dalle segrete canto (Poesia), 24/6

Ercolani, Lumelli, Cento lettere 3 (Prosa), 15/6

Le parole indugiano e rigirano. Per G. Baroni (Prosa), 14/6

Per “Al di qua di noi” di G. Pistoletto (Prosa e Poesia) 13/6

Silvia Comoglio, Perle, tempo e destino (Poesia), 12/6

Per “Combinatoria” di Claudio Salvi (Poesia), 12/6

Donatella Bisutti, Montagna, scrittura (Prosa), 11/6

Alfonso Ravazzano, Quel bottone bianco (Poesia), 10/6

Ercolani, Lumelli, Cento lettere 2 (Prosa), 7/6

Silvia Patrizio, Nottario-transito (Prosa), 5/6

Ettore Frani, Lo splendore del nero (Arte) 4/6

Ercolani, Lumelli, Cento lettere sulla poesia 1 (Prosa) 2/6

Robert Walser, Uno scoiattolo (Prosa) 31/5

Angelo Lumelli, Ogni chiodo una sillaba (Prosa), 31/5

Angelo Lumelli, I misfatti della finzione (Prosa), 28/5

Caterina Galizia, Per “Poema-rupe di A. Passarello (Saggio), 27/5

Alfonso Guida, Rovine di Arcosolio (Prosa), 26/5

Alberto Casiraghi, Squittii (Frammenti), 25/5

Francesco Denini, Marsia (Saggio), 25/5

Lucrezia Salerno, Opere 1991-2011 (Arte), 20/5

Silvia Comoglio, In acque di silenzio (trad. E. Macadàn) (Poesia), 20/5

Alfonso Guida, Un giorno senza morte (Prosa), 20/5

Mauro Ferrari, Lui (Prosa), 18/5

Gustavo Giacosa, Tradire, non tradire (Prosa), 14/5

Angelo Lumelli, Genova (Prosa), 10/5

Alfonso Guida, Thierry Metz (Prosa), 9/5

Gian Ruggero Manzoni, Ascesa (Arte) 9/5

Silviia Comoglio, Theresienstadt (trad. E. Macadàn) (Poesia), 9/5

Alfonso Guida, Il funzionamento mentale (Prosa), 8/5

Michel Thévoz, Liberarsi di sé (Prosa), 7/5

Fabio Marabotto, Il cane nero (Arte), 6/5

Bert (Apocrifo), 3/5

L’orazione (Apocrifo) 2/5

Caterina Galizia, Ribilanciare per sottrazione. E. Longo (Poesia), 1/5

Ronny Someck, Rosalia (Poesia), 1/5

Il sangue che va via. Rothko (Poesia), 1/6

Silvia Comoglio, Terezin (trad. di M.Liberatore) (Poesia), 30/4

Antonio Alleva, Le colline del Ding (Poesia), 30/4

Lucetta Frisa, Viviane Ciampi, Due poesie (Poesia), 26/4

Per “Scenario” di Riccardo Benzina (Saggio), 25/4

Lorenzo Pittaluga, Per Silvia (Poesia), 21/4

Silvia Comoglio, Margit (trad. Karl Zippelius) (Poesia), 21/4

Nottario (Prosa), 20/4

Per “Un quoziente di gioia” di Giorgio Galli (Prosa), 17/4

Serena Olivari, La furia di quel piccolo niente (Arte, Poesia), 16/4

Carlo Merello, Il corvo (Arte) 11/4

Andrea Emo, Una corsa alla cenere (Prosa) 10/4

Novalis, Ars litteraria (Prosa) 9/4

Per “Terra magra” di Gabriela Fantato (Poesia), 9/4

Francesco Iannone, Cruor (Poesia), 8/4

Novalis, Musica e non musica (Prosa), 6/4

Per “Luoghi sospesi” di Annamaria Ferramosca (Poesia), 4/4

Angelo Lumelli, Libri impossibili. Anime strane (Prosa), 4/4

Per “Estranea canzone” di Maria Pia Quintavalla (Poesia), 3/4

Bernard Noel, Abituato al sogno (Prosa), 3/4

Ennio Moltedo, Non mi spiego (Poesia), 1/4

Francesco Marotta, Imago (Poesia), 1/4

Taala (Prosa), 31/3

Giorgio Mobili, Bonaccia (Arte, Poesia), 31/3

Per “Il libro del tu” di Massimo Barbaro (Prosa), 30/3

Maurice Scève, Délie (Poesia) 29/3

Lorenzo Pittaluga, Prendimi per mano (Poesia), 28/3

Silvia Comoglio, Lettera per “Viaggio d’inverno” (Saggio), 26/3

Per “Smentire il bianco” di Silvia Patrizio (Poesia), 24/3

Carlo Luigi Romano, Dove ho sbagliato? (Frammenti) 22/3

Alfonso Guida, Khnopff (Poesia), 20/3

Lucetta Frisa, Contro la caducità (Prosa) 20/3

Albino Crovetto, Della musica prima di tutto (Prosa), 20/3

Antonio Pibiri, Places and all the places (Poesia), 18/3

Cristiana Panella, Luce a petrolio (Prosa), 17/3

Silvia Comoglio, Terezin (trad. in francese di G. Zuccarino) 16/3

Quale aria è perfetta? (Apocrifo, Arte), 16/3

Silvia Comoglio, Margit, Perla (Poesia), 15/3

Laura Caccia, La terza pagina (Poesia) 14/3

Donato Di Poce, Un puro con tanti ritorni (Prosa), 12/3

Lucetta Frisa, La lezione degli dèi (Poesia), 11/3

Giorgio Mobili, Eldorado (Poesia, Arte), 9/3

Alfonso Guida, Poi le ossa (Poesia), 7/3

Tornare (Poesia), 5/3

Silvia Comoglio, Terezin (trad. in inglese di G. Mobili) (Poesia), 4/3

Di voce in voce. Jurij Olesa (Apocrifo) 2/3

Per “La specie storta” di G.M. Cornelio (Poesia), 2/3

Per “Macula” di Letizia Polini (Poesia), 28/2

Alfonso Guida, Per “Prose buie” (Saggio), 26/2

Nicolas Urzidil, Per Karl Brand (Prosa), 25/2

Silvia Comoglio, Per “Orienti” (Poesia), 24/2

Nanni Cagnone, Come colui che teme chiama (Poesia), 23/2

Rubina Giorgi, Su poesia e filosofia (Prosa), 23/2

Nadezda Mandel’stam, In sogno ogni notte (Prosa) 5/2

Caterina Galizia, Per “Nothing” di M. Coviello (Saggio), 4/2

Nathan Zac, Poiché l’uomo è l’albero del campo (Poesia), 3/2

Alfonso Guida, Tre poesie (Poesia), 31/1

Testa fa li testi. Per Filippo Bentivegna (Apocrifo, Arte) 31/1

Rolando Mariano Andrade, Il poeta dalle mani spezzate (Poesia), 29/1

Alejandra Pizarnik, Troppe parole (Poesia), 29/1

Silvia Comoglio, Le farfalle di Margit (Poesia), 27/1

L’essere della parola. Maurice Blanchot (Apocrifo), 26/1

Giorgio Maria Cornelio, La ferita (Prosa), 26/1

Scriptions e altro. Ricordando Luisella Carretta (Arte, Poesia) 24/1

Gianni Priano, Quando prende una forma il dolore (Poesia), 23/1

Wols (Arte), 23/1

Alfonso Guida, Horae (Poesia), 22/1

Silvia Giacomini, Scrittura e grido (Poesia), 22/1

Le dita di Soutter (Arte), 21/1

Rolando Mariano de Andrade, L’isola dei morti (Poesia), 21/1

Orienti”. Per Elio Grasso (Poesia), 20/1

L’interpretazione del sogno. Jung e Spielrein (Apocrifo), 18/1

Matteo Mario Vecchio, Campo e Pasolini (Saggio), 17/1

Daino, Ferrau, D I Ö S T E R I A(Prosa), 17/1

Nanni Cagnone, Il tenero spavento (Poesia), 15/1

Frisa, Ercolani, Personale utopia (Prosa), 15/1

Alfonso Guida, Holàn, 14/1

La risata dianoetica (Saggio), 13/1

Davide Brullo, Abbecedario antartico (Prosa), 13/1

Octavio e Marie José Paz, Figure e Figurazioni (Arte), 12/1

Alfonso Guida, Due poesie e due prose (Prosa e Poesia), 11/1

La morte in vacanza. Mitchell Leisen (Apocrifo, Cinema), 10/1

Ilaria Seclì, Non possono che ritornare (Poesia), 9/1

Hanri Darger, Nei regni dell’irreale (Arte), 8/1

Il tono della scultura. Per Arturo Martini (Apocrifo, Arte), 6/1

Alfonso Guida, La legge (Poesia), 4/1

Jeckyll e Hyde. Mamoulian e Murnau (Apocrifo, Cinema), 3/1

Alice e Henri James, Diario postumo (Apocrifo), 3/1

Alfonso Guida, La poesia è solo nell’intimo (Prosa), 2/1

Salvatore Ritrovato, Per “Sentinella” (Saggio), 2/1

Maurice Blanchot, Hölderlin (Saggio), 1/1

LA CASA DELLE FIABE

La casa delle fiabe. Charles Lamb, Mary Lamb, Samuel Taylor Coleridge

Mary a Charles

13 dicembre 1806, ore 5,30 a.m.

Fratellino caro,

ti sento camminare nella stanza, dunque sei già sveglio in queste prime ore dell’alba, in queste tremende prime luci del mattino. Sei sveglio, quindi puoi leggere la mia lettera e correre subito qui, vicino a me. Sì, hai capito bene, potrai finalmente correre da me, perché io ti ho liberato.

Tremo tutta, ma obbedisco ai consigli che mi hai sempre ripetuto: scrivere calma i cuori più agitati, lenisce ogni sofferenza e allontana da noi le atrocità del presente.

Sono calma – stai tranquillo per me – sono calmissima mentre scrivo anche se per ciò che scrivo non ci sono parole adeguate e non oso quasi toccare il foglio con lo stesso strumento con cui ho compiuto un atto innominabile. Ma, credimi, era necessario. Tu, di là, prigioniero, e io di qua, a farle da serva, a obbedire a ogni suo capriccio. Come si poteva continuare così?

Perdonami, ti scongiuro. Sei così paziente, tu. Lascia che ti racconti: le prime, tremende luci dell’alba penetravano dalle fessure delle imposte, subito dopo il canto del gallo che squarcia il silenzio così greve della casa, quando ho udito uno strano rumore. Mi sono svegliata del tutto, ho aperto bene gli occhi. E che cosa ho visto? No, non era un incubo, era mattino e io perfettamente sveglia; lei, la mia vecchia bambola, la mia dolce, tenera Mary che sta seduta nell’angolo del divano da quando ero piccola – ha cominciato a fissarmi con i suoi occhi azzurri, mi guardava ostinatamente con i suoi occhi azzurri e feroci, finchè non si è alzata e si è messa a camminare verso di me sempre fissandomi – camminava verso di me con aria spaventosa facendo orribili smorfie e alzando le sue manine rosate che si ingrandivano, si ingrandivano…

Lo so che ti è difficile crederlo, ma è la verità, te lo giuro. Io cercavo di alzarmi dal letto e fuggire ma non potevo, non potevo, ero inchiodata sul materasso, la testa piombata contro il guanciale e il cuore mi batteva così forte da scoppiare. Ma come! La mia dolce, tenera Mary che una volta sapeva cullarmi e mi cantava la ninnananna tutte le sere, che mi nutriva del suo dolce latte tutte le mattine, voleva uccidermi?! Se uccide prima me, ho pensato, non c’è più nessuna possibile salvezza per te, Hansel, così piccolo piccolo, indifeso… Allora – non so come ho fatto – sono riuscita a svincolarmi dalla sua stretta – mentre mi dominava un solo pensiero: trovare qualcosa di tagliente e di acuminato, per trafiggerla.

In tutta la stanza non ho nulla di simile, tu lo sai, nulla. Ma mentre lei mi afferrava per la gola, per i capelli, lottando disperatamente, ci siamo trovate davanti alla scrivania – io e lei avvinte – e cosa ho visto? La mia penna in piedi, dritta nel calamaio, sottile e affilata. Hai capito, vero, caro?

Sì, l’ho colpita più volte, ripetutamente, non mi ricordo più, sono stanchissima, ora, e dopo… Ho riacceso piano piano il camino, mio caro fratellino, mentre lei se ne stava lì, morta sul tappeto, una cosa di pezza così floscia e brutta da farmi quasi pietà.

Che bel fuoco, finalmente! Che bel fuoco! Mai visto uno più bello! Devi venire subito, caro Hänsel, ho buttato dentro la vecchia strega! Mentre ti scrivo sta ancora bruciando.

Vieni subito, spalanca la porta, le finestre, i muri di questa casa terribile. Voglio che anche tu la veda bruciare, non devi perderti questo straordinario spettacolo. D’altra parte, stai tranquillo, qui non c’è sangue, neppure una goccia! La strega non aveva sangue nelle vene, ma latte, latte bianchissimo. Ne sono tutta coperta, redenta, purificata dal suo latte. Mi affaccio dalla finestra e fuori, vedo il giardino tutto bianco, immacolato Che meraviglia! Chi si copre di bianco non è umano, ma una fata o un angelo – liberi dalle pericolose passioni.

Così sono io, adesso. Così sarai tu, grazie a me. Ora che sono riuscita a scrivere tutto questo mi sento leggera, leggerissima. È una sensazione esattamente simile a quella che ho provato dopo il fatto.

Tua Gretel

P.S. Come d’abitudine, passo la lettera sotto la tua porta con il solito segnale: due piccoli colpi sulla maniglia.

**

Charles a Mary

13 dicembre 1806, ore 6,30 a.m.

Cara Gretel,

c’era una volta una vecchia che viveva in una casa bianca in un piccolo paese, e sapeva tutto di tutti. Nello stesso paesino viveva una donna di nome Emily che aveva una figlia di nome Mary. Il giorno del suo compleanno Emily regalò a Mary una penna dalla piuma di pavone. «Stai attenta a non perderla – le raccomandò. Mary, orgogliosa della sua penna, promise. Ma purtroppo era una bimba sventata e un giorno la smarrì nel bosco. Allora andò a bussare di casa in casa, chiedendo a tutti se l’avevano vista. Ma tutti scrollavano il capo. Mary chiedeva e chiedeva, ma nessuno ne sapeva niente. Disperata, scoppiò in lacrime. Allora un giovane contadino le consigliò di chiedere alla vecchia della casa bianca.

Mary corse a perdifiato e in un baleno raggiunse la casa bianca e chiese alla vecchia se aveva visto la penna di pavone. Quella rispose – «Ce l’ho io, la tua penna, e te la restituirò. Ma non dovrai dire a nessuno dove l’hai trovata. E ricordati che, se mi disubbidirai, io verrò a prenderti nel tuo letto, a mezzanotte in punto». E le restituì la penna.

Ma la madre, che sapeva della sbadataggine di Mary, al suo ritorno le chiese:

-Dove l’hai trovata?

-Non posso dirlo, mamma.

-Perché?

-Se osassi dirtelo, la vecchia verrebbe a prendermi nel mio letto a mezzanotte in punto.

-Sbarrerò porte e finestre, così non potrà entrare e non ti prenderà.

E così Mary si convinse a dirle dove aveva trovato la penna di pavone. La madre la accarezzò e la baciò: poi sbarrò porta e finestre.

Mary alle dieci andò a letto. Nascose la penna sotto il cuscino e si addormentò. Le ore passavano lentissime. Al primo tocco di mezzanotte sentì un fruscìo.

-Mary, salgo il primo gradino.

Era la voce della vecchia.

-Mary, salgo il secondo gradino.

Il fruscìo divenne passo.

-Mary, salgo il terzo gradino.

Il passo echeggiò.

-Mary, salgo il quarto gradino.

La voce divenne rauca.

-Mary, salgo il quinto gradino.

Il passo era sempre più vicino.

-Mary, salgo il sesto gradino.

La voce quasi gridava.

-Mary, salgo il settimo gradino.

-MARY, ECCOMI CHE TI PRENDOOOO !!!

Fu in quel momento che Mary vide la faccia della vecchia che viveva nella casa bianca. Spaventata, agitò la penna di pavone nell’aria e al posto di quella faccia terribile apparve il volto chiaro della madre: che le sorrise, si chinò su Mary e la colmò di carezze e parole deliziose. Mary aprì le dita e lasciò cadere la penna sul pavimento: che si trasformò in prato, un prato pieno di fiori di ogni colore, incantevole.

Così finisce la fiaba, Mary.

Ma ora torniamo subito a lavorare al nostro Racconto d’inverno. Entreremo nella nostra bella biblioteca, affacciata sul giardino. Fuori nevica, ma la brutta stagione presto passerà. Dalla terra bianca nasceranno, come splendide piante, leggende e fiabe da raccontare, e che continueremo a raccontare insieme. Rassicurati: sto bene. Non mi è successo nulla. Non ti è successo nulla. Non è successo nulla. E tra poco, come sempre, risveglieremo la nostra penna, che ora sta dormendo sulla scrivania.

Quante cose è una penna! Può calmare l’anima e scrivere fiabe, scaldando il cuore nei giorni troppo freddi; può trasformarsi nel ventaglio che ci rinfrescherà il viso nei giorni troppo caldi.

Tra poco accenderemo insieme il camino nella biblioteca e faremo un fuoco caldo e bellissimo. Poi riprenderemo a riscrivere per i bambini il Racconto d’inverno di Shakespeare.

Buongiorno, Mary cara. Stai calma, molto calma e aspettami.

Tuo Hänsel

**

A Samuel Coleridge

14 dicembre 1806

Caro Samuel,

hai presente un uomo disperato, con la verità sulla punta della lingua, ma costretto a tacere? Io e Mary passiamo troppe ore insieme, chiusi nella nostra casa a scrivere di orfani infelici che trovano scuole accoglienti, di bambine scambiate che ritrovano la famiglia originaria, di zie streghe che perdono il loro potere maligno, di figlie di mercanti che fanno traversate avventurose e approdano a porti stupendi; descriviamo teatri favolosi dove si accendono tutte le candele ed è bello vedere gli orchestrali che spuntano da sotto il palcoscenico, e mentre il sipario si alza al suono di una musica soave una signora sussurra: «La musica ha incanti che placano un cuore affannato».

Ma io non posso dimenticare. Accadde il 26 settembre 1796. L’Evening Post riporta nome, cognome, professione dell’assassina. Il Morning Chronicle, più melodrammatico e volgare, descrive la scena: «La madre trafitta al cuore, accasciata senza vita sulla sedia, la figlia ancora su di lei, col fatale coltello in mano, completamente fuori di sé, il vecchio padre in lacrime, lì accanto, sanguinante per una ferita alla fronte procuratagli da una delle forchette che la giovane donna, in preda alla furia, aveva lanciato per tutta la stanza».

Per quanto tempo potrò guardare la casa di oggi, piena di favole e incanti, e non ricordare la casa di allora, sigillata dal silenzio del delitto?

Mia sorella Mary ha ucciso nostra madre.

Mi prendo la responsabilità di dirlo, Samuel, e l’angoscia si attenua. Dopo il matricidio, Mary passò tre settimane nel manicomio di Islington. Fu liberata solo perchè io mi feci garante della sua salute e della sua vita davanti alle autorità inglesi. Da allora, come una di quelle severe precettrici che censurano i racconti paurosi e li sostituiscono con fiabe edulcorate, sorveglio mia sorella. È il mio compito morale e il mio dovere poliziesco.

Ma chi sono io – per essere sempre costretto a curare e mai a essere curato? Chi mi da’ la forza di vivere nella nostra casa e cancellare il sangue dalle pareti, dai pensieri, dalle parole, dai libri, come se non fosse mai stato versato? Io, che per tutta l’esistenza ho avuto orrore della paura e mi sono svegliato più di una volta in preda agli incubi, devo essere il guardiano di un’assassina e lenire il suo dolore. Io, che non vorrei pensare ad altro che alla mia malinconia, io che ho sempre desiderato leggere e bere e fumare in un giardino pieno d’aria, mi trovo a passare tutti i miei giorni prigioniero di un mefitico ufficio buio, all’India House, dannato a copiare elenchi di mercanzie – cotone, spezie, caffé – e sotto i piedi mi si agita un inferno; continuo a copiare numeri e nomi, ed è come se vivessi sopra una galera: sento strani rumori, come di gente trascinata lungo scale che non vedo, e penso a corpi di schiavi, a cadaveri, a pazzi furiosi che vengono portati via, per pudore, dalla vista degli uomini.

Forse Mary migliorerà, Samuel, ma sarà sempre soggetta a ricadute, e ciò è spaventoso. Che anche il vicinato conosca la nostra storia non è il minore dei nostri mali. Noi siamo, in un certo modo, segnati. Io sono un naufrago alla deriva. La testa mi duole sempre. Quasi mi augurerei che Mary fosse morta. E io con lei.

Tu, Samuel, che ecciti le tue visioni con l’oppio, sai quanto sia impossibile non vedere: si deve parlare, confessare, gridare, se occorre, e io non finirei mai questa lettera e ti parlerei sempre di Mary, se non fossero già le due di notte e una stanchezza mortale non mi assalisse e dovessi, fra qualche istante, vegliare la sua stanza e controllare se lei dorme veramente o se ha ancora riafferrato il coltello per sventrare la pancia della bambola…

Per fortuna la mia Gretel sta ancora dormendo. Ma temo sempre che, da un momento all’altro, possa alzarsi e accostarsi al mio letto e, credendo che io sia una di quelle figure di santi che bruciano nel rogo delle fiamme dipinte del Libro dei Martiri, dare fuoco, sorridendo, al mio letto, e ripetere così l’antico delitto.

Per questo, quando la vedo più inquieta, riempio la casa con le nostre fiabe, costruisco paradisi di parole, divento il saggio e divagante Elia. Ho strappato da tutti i libri della biblioteca tutte le pagine che parlano di delitti. Otello non strangola mai Desdemona e Macbeth non uccide mai Banquo. Così deve essere, ma io sono esausto, Samuel, esausto di vivere qui, in questa casa di pandizucchero, la casa della strega… Come vorrei non dover più cancellare dietro di me le tracce di sangue che colano dall’abitino della piccola Gretel. La vedi? Non si è accorta di nulla e corre lontano, tutta felice, nel bosco! Io, il suo Hänsel, devo ancora trovare la strada per uscirne.

Addio.

Charles

***

In un’esplosione acuta di follia, la trentaduenne Mary Lamb accoltella a morte la madre Mary. Il fratello più giovane, Charles, il futuro autore degli Essays of Elia, la prende sotto tutela, vegliandone le periodiche ricadute nella malattia mentale. Insieme cureranno i Tales of Shakespeare (1807), riscritture per ragazzi delle trame shakespeariane, Children’s poems (1809), un libro di poesie per bambini, e i dieci racconti di Mrs. Leicester’s School (1809), ispirati a comuni ricordi d’infanzia. Charles Lamb morrà nel 1834 e Mary gli sopravviverà di tredici anni.

Paul Klee, Fiaba

RISVEGLIO

Cornel Woolrich (1903-1968), noto anche con gli pseudonimi di William Irish e George Hopley, è l’autore di diversi romanzi neri, da L’incubo nero a La donna fantasma, da Il sipario nero a Vertigine senza fine, da Si parte alle sei a La notte ha mille occhi, da cui spesso sono stati ricavati thriller minori ma inquietanti. Da un suo racconto inedito Awakening (Risveglio), Robert Siodmak avrebbe voluto ricavare un film dal titolo provvisorio Murder in the night, ma il film non venne mai girato per contrasti con i produttori.


Mi sveglio e allungando il braccio a sinistra sfioro qualcosa di umido. Accanto alla mia mano, nel lenzuolo tiepido, una macchia – le mie dita si muovono lentamente. E’ una macchia fredda, di consistenza vischiosa. Nessun dubbio: è sangue. Mi giro e vedo, giovane e nudo, il cadavere di una donna. Dimostra meno di trent’an­ni. È snella, quasi magra, il pugnale affondato per parecchi centimetri sotto il seno sinistro. Il capezzolo eretto, per il rigor mortis. Il manico dell’arma è ricurvo, marrone chiaro. Il corpo giace supino nel mio letto, le cosce pudicamente accostate. Gli occhi sono severamente chiusi, le labbra rosee, non ancora cianotiche. Qualche goccia di sudore sulla fronte, sotto la frangia nera dei capelli. Orecchie piccole, naso appuntito, mento regolare. Le guance terree, con gli zigomi in rilievo. Non ho mai visto questo volto. Mi è perfettamente estra­neo.

Mi alzo, mi accosto alla porta, abbasso la maniglia. Inutile. La porta è chiusa. Gettato sopra un tavolino, un mazzo di chiavi: le mie. Le riconosco. È sconcertante, impossibile. Perché mi sarei chiuso a chiave nella mia stanza se avessi avuto la necessità di nascondere un delitto così evidente? La finestra è aperta. La spalanco tutta, il giardino è chiaro, inondato dal sole. Dorothy e Terry ridono, mi fanno cenno con la mano. Il castagno stormisce, nell’aria fresca. Cosa sta succedendo? Sono assolutamente certo che quegli esseri in fondo al giardino, così sereni e felici, sono mia moglie e mio figlio? Oppure, sapendo di essere qui, con un cadavere al fianco, devo crederli due fantasmi? E Sonny? Dov’è Sonny, il mio primo figlio? Perché non mi saluta con loro? È partito? È scomparso?

La donna giace morta a pochi centimetri da me. Nella stanza siamo soli: io e lei. Questa realtà è incancellabile dagli occhi. L’ho uccisa io: non può esserci un altro assassino. Guardo davanti a me. Una porta. La porta della mia stanza. La riconosco con orrore. Se almeno fosse diversa! Se avesse la maniglia arrugginita, gli infissi scrostati! Potrei dire: ho preso in affitto la stanza di uno squallido motel, ho amato una puttana, di cui non ricordo niente, e in un accesso di furore o di rimorso l’ho uccisa. Ma non è andata così. Sono nella mia stanza. E là, nel mio giardino, come ogni giorno di primavera, Dorothy gioca con Terry e Terry strilla, cade dall’amaca… Almeno, così credo. Ma se fossero passati molti anni da quelle felici primavere? Se entrambi fossero morti un incidente che adesso non ricordo e se quelle che vedo laggiù fossero proiezioni della mia mente? Io sono rimasto solo. Mi ubriaco, passo la notte con le prostitute, e una di loro giace qui al mio fianco, il corpo immobile e insanguinato. Abbasso la mano, sfioro l’avam­braccio. Non è freddo. Non ancora. La pelle non è rigida. Guardo le palpebre, un po’ scure sopra gli occhi invisibili. Meno di trent’anni. Accarezzo i suoi capelli lisci e neri. Il sangue si è ormai coagulato. La ferita è un alone scuro. Osservo la bocca sottile: non si aprirà più. Guardo il manico del pugnale. Sono proprio io ad aver vibrato il colpo decisivo dentro questo corpo?

Non devo fantasticare. Forse questa morta, che i miei sensi percepiscono come corpo reale, è la figura di un sogno: riaddormentandomi la cancellerò. Accadrà certamente così. Mi sdraierò accanto a lei, toccando per l’ultima volta il suo fianco freddo, poi chiuderò gli occhi. Qualche minuto dopo svanirà il coltello; quindi la macchia viola nel petto, i seni, la bocca, le cosce. Più affonderò nel sonno e più il corpo dell’uccisa, livido e reale al mio fianco solo per la forza del sogno, ripiomberà nell’inconscio, ritornerà semplice fantasia. E io sorriderò, svegliandomi marito e padre felice. Chiudo gli occhi. Mi costringo a dormire. Ma i miei pensieri sono incubi. Cosa vedrò veramente al mio risveglio? Sarà il corpo della morta la cosa che sparirà dal letto, restituendomi al sorriso di Dorothy e ai giochi di Terry? O non svanirà invece il giardino luminoso e io sarò qui, nella mia vera stanza, squallida tana di motel, tappezzeria grigia e moquette polverosa, lampadi­na nuda sul soffitto scrostato, fissando gli occhi sulla porta chiusa a chiave, aspettando l’inevitabile sirena, l’irrevocabile arresto, l’ineluttabile condanna, perché accanto a me c’è il corpo di una prostituta che non respira più, il coltello conficcato nel seno sinistro…

Un ronzio mi distrae da questo pensiero. Alzo gli occhi. In alto, nell’angolo destro del soffitto, vedo una telecamera. Da quanto tempo è in funzione? Da quante ore registra quello che accade nella stanza? Il ronzio si attenua, poi si spegne. Il film è finito. Sento un piccolo scatto. Qualcuno ritira la pellicola. Chi ha diretto la scena? Chi ha visto? Lì, in quelle poche bobine, è racchiusa la mia verità: il crimine che ho commesso o l’incubo che mi ha tormentato, il mio delitto o la mia innocenza. Dentro quei fotogrammi è registrata la realtà del fatto. Chi ha diretto la scena? Chi ha visto? Chi è il regista?

Devo restare. Aspettare.

*I testi sono tratti da: Marco Ercolani, A schermo nero, QuiEdit, Verona 2010

ARIA LIMPIDA INSANABILE. Laura Caccia

Le voci:

sopra vento, vicine al cuore,

sepolte nell’incendio

Paul Celan

**

Alcuni libri sembrano sopraffatti da voci che non appartengono all’autore e che nascono all’interno della sua lingua come echi dove la necessità del discorso cede all’estasi del dire. (M.E.)

**

La corda al collo della voce l’altra cellula in

allarme nell’aria limpida insanabile a squarci non ha pace

contro i muri il vento le scale neanche a dirla ininterrotta

in fondo nulla rimette a posto le cose per un tratto di strada

*

fino a strapparsi l’abito una piccola morte nel contagio di

un nome da rifare di tutta la terra a capo l’opera torna

indietro fuori è ancora mondo insepolto e vuoto il solo da

riaccordare il solo non tenuto a mente uno scacco al dolore

**

*I testi sono tratti da: Laura Caccia, Le voci insorte (à rebours), Book editore, Riva del Po 2024.

TAVOLA DEI PRECETTI. Carlo Battistella

tavola dei precetti

[reperto BC2sZ, tavole a di argilla incisa a secco con stile tt rovente; datazione incerta ma ben prima di Babele; nascosto in una grotta, nei pressi dei Carpazi Orientali, nell’incavo di una parete; stato di conservazione: sbreccata e parzialmente illeggibile]

1 in principio stanno Fermezza Prudenza Temperanza Costanza

2 la Fermezza è la terra

3 la Prudenza è l’acqua

4 la Temperanza è l’aria

5 la Costanza è il fuoco

6 dunque

7 per primo reggerai il fermo

8 alimentando il moto

9 per ultimo reggerai il moto

10 per fermarlo

11 dal fermo al fermo

12 condurrai la potenza a maturazione

13 non temerai l’informe

14 poiché esso è la madre di tu e le forme

15 non disprezzerai il deforme

16 poiché in esso c’è la chiave per la forma

17 più i tuoi passi sembreranno immoti

18 più volte tornerai su di essi

**

metamorfosi

[reperto AW8xY, foglio spessore 2 cm, in rame sbalzato a freddo con una punta di freccia; datazione tribolata, ma si suppone di mano celtica; sepolto nel tronco di una quercia, dalle parti della foresta di Sherwood; stato di conservazione: superficie graffiata e rilievi consuma in più parti]

17 giacché molte sono le vie

18 per ciascuna cosa

19 cercherai la radice

20 e da essa svilupperai la tua

21 col favore dell’intelletto

22 sarà maestra la natura, unica e sola

23 in favore di ciò che vorrai realizzare

24 non dimenticherai che alcune cose

25 nella congiunzione

26 perdono una parte di sé stesse per divenire altro

27 se non è ciò che cerchiamo, non significa sia inutile

28 ciò che è invisibile opera nel mondo e nel modo di ciò che è visibile

29 come il bambino che scavando la sabbia, cerca l’acqua

30 non generalizzerai

31 non otterrai nulla con la forza

32 forgerai l’acqua e scioglierai la terra

33 l’equilibrio è il tuo traguardo

34 disprezzerai le forzature e l’aggressività

35 non sarai volgare

36 disprezzerai il denaro e il potere

37 ti ritirerai dal mondo mondano

38 disprezzerai i mistiicatori e i sofistiatori, i mistagoghi e gli invidiosi

39 ti applicherai nella sottigliezza

40 non temerai la via lunga, perché in essa c’è la verità

41 terrai in massimo conto ciò che sta nel mezzo della via, perché in esso sta la ricchezza

42 trascurerai le scorciatoie

43 non tratterai nulla e nessuno con sufficienza né con presuntuosa sicumera

44 ti accontenterai di saperne, poco a poco, sempre un po’ di più

45 non avrai fretta

46 secondo proporzione

47 realizzerai

48 la metamorfosi

49 se nella ricerca

50 riconoscerai queste parole vane

51 non esitare

52 gettale al fuoco

53 ritorna al principio

**

come pietra [reperto QK0nM; tela bianca grezza con testo cucito in filo rosso a rilievo, leggibile in recto e verso, tecnica ignota; attribuito a Chirone il Centauro, datazione zoppicante; ritrovata in una caverna del Monte Pelio, avvolta sotto le ceneri di un fuoco estinto da tempo immemore; stato di conservazione: macchiata e sfilacciata ma nel complesso in buone condizioni]

1 osserva come un bambino

2 opera come un adulto

3 ascolta tu

4 non fidarti di nessuno

5 per mezzo della terra

6 il fuoco e l’acqua si ammaestrano l’un l’altro

7 finché la terra

8 stremata dalla battaglia

9 e fortificata dal duello

10 si approprierà di entrambi

11 testimone del patto fra nemici

12 allora si farà Pietra

13 insolubile e incombustibile

14 perché né l’acqua la scioglierà

15 né il fuoco la brucerà

16 sarà acqua permanente

17 fuoco perenne

18 perché è compito della terra

19 abbracciare le alluvioni

20 per trattenere l’acqua

21 contenere gli incendi

22 per sigillare il fuoco

23 affinché nella terra

24 essi prendano dimora eterna

25 poiché è nella natura delle acque

26 svanire

27 e nella natura del fuoco

28 estinguersi

29 l’acqua ritira il fuoco

30 il fuoco ritira l’acqua

31 in un moto perpetuo, senza soluzione

32 per mezzo della terra

33 solo essa permetterà la congiunzione dei nemici, nel proprio seno

34 nel loro duello che si ripete

35 ogni volta lasciano alla terra

36 un po’ della loro anima

37 se starai dunque attento

38 e non sarai impaziente

39 apprenderai come versare e ritirare

40 le acque

41 e come accendere e mitigare

42 i fuochi

43 avrai l’arte

44 ricorda

45 solo quando la terra non sentirà più i morsi della sete

46 solo quando avrà abbastanza acqua

47 da non soffrire la siccità

48 allora la esporrai al Sole più forte

49 perché

50 all’inizio ci sono terra e acqua elementari, e fuoco e aria deriva

51 solo quando la terra sarà congiunta alla sua acqua

52 potrai esporla al Sole e ai venti

53 per completare

54 la sua maturazione

55 nel fuoco e nell’aria rovente

56 né per eccesso, né per difetto

57 così come si sa, che

58 ciò che è leggero, sale

59 e ciò che è pesante, scende

Giovanni Castiglia, Pergamena brunita

PER “POLVERE”. Francesco Marotta

Francesco Marotta, Polvere, Anterem Edizioni, Verona 2024.

**

La partitura della polvere di Francesco Marotta, nel suo ‘tempo sospeso’, musica una tensione altissima verso l’origine, l’inudbile, l’inconosciuto. A cui avvicinarsi come nelle immagini fotografiche a “pupille spente” di E. Bavcar. Al quale è rivolta un’’interrogazione che appare la domanda di senso dell’intera opera, nella sua messa in povere del visibile, per una visione altra, una lingua altra: “quale / altra luce, quale altro nome sai / che il giorno non conosce?

(Laura Caccia)

**

Antologia

CONTRO-LUCE

(contro-luce)

La luce – tu la conosci in perdita

la (ri)conosci che emerge

dal sogno desolato della preda

e torna dove fa pensiero

il corso delle ombre –dove

lo sguardo inciampa

nel conforto che genera sete

*

la notte

–cecità visibile

d’ombre

che aspira il mare

(vuoto)

degli occhi

–un mare, un male

(un

vuoto)

il dolore di essere

altro, la soglia

*

ALTROQUANDO

(altro-quando)

a Evgen Bavcar

quale altra luce – Evgen

nel senzatempo del

le pupille spente, quale

l’origine, il suono, la voce

l’alfabeto – quale il nome

segreto delle rondini

che liberi dal sogno

per scardinare il portale

delle ombre – quale

altra luce, quale altro nome sai

che il giorno non conosce?

**

Evgen Bavcar

“VI PREGO DI NON ESSERE SOTTERRATO VIVO”

1

Lorenzo Giovanni Antonio Calogero nasce il 28 maggio 1910 nel piccolo centro di Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria, da Michelangelo Calogero e Maria Giuseppa Cardone. Terzo di sei fratelli, Lorenzo inizia le scuole elementari a Melicuccà e le conclude a Bagnara Calabra, dove vive presso gli zii materni. Nel 1922 la famiglia Calogero si trasferisce a Reggio Calabria, dove Lorenzo frequenta prima l’Istituto Tecnico, poi cambia corso di studi conseguendo la maturità scientifica.

Nel 1929 la famiglia Calogero si trasferisce a Napoli per avviare i figli agli studi universitari. E’ di questi anni la scrittura dei primi versi, che legge solo alla madre. Lorenzo inizia ad Ingegneria, ma l’anno successivo decide di cambiare facoltà iscrivendosi a Medicina. Nel 1934, per ristrettezze economiche, la famiglia Calogero è costretta a tornare in Calabria. Segue con profitto gli studi ma contemporaneamente legge i poeti e scrive: in questo periodo compone buona parte dei versi che formeranno le raccolte 25 Poesie, Poco suono e Parole del Tempo. Comincia a manifestare le prime patofobie.

Di formazione cattolica, segue la scena letteraria che si raccoglie intorno a “Il Frontespizio”, di Pietro Bargellini e Carlo Betocchi, ai quali invia le prime poesie con la speranza che vengano pubblicate. I versi gli vengono però restituiti, allora scrive a premi letterari e riviste spurie, vuole pubblicare ad ogni costo. Nel 1936 esce a sue spese il primo libro, Poco suono, presso Centauro Editore. Nel ’37 si laurea in Medicina, ma continua la corrispondenza con Betocchi, che gli promette di pubblicarlo ne “Il Frontespizio”; la pubblicazione non avviene ed egli ne trae la conclusione che il suo destino non è quello del poeta. Inizia un lungo periodo di distanza dalla scrittura, in cui non v’è traccia di tentativi di pubblicazione o contatti con il mondo letterario. La sua salute è precaria, tuttavia consegue l’abilitazione e nel 1939 inizia ad esercitare la professione medica in diversi centri della Calabria. Ma tende a tornare a Melicuccà, a rifugiarsi dalla madre, con cui intrattiene un’intensa corrispondenza. E’ sempre più instabile. Nel 1942 tenta per la prima volta il suicidio sparandosi in direzione del cuore. Viene salvato a fatica. I fratelli sono in guerra, fa il medico sempre più a malincuore: “sono vissuto nella mia professione come se scrivessi versi”.

Nel 1944 inizia una lunga corrispondenza epistolare con una studentessa di Reggio Calabria, Graziella, cui seguirà un fidanzamento di cinque anni. La sua vita è sempre più caotica, abbandona i posti di lavoro, si rifugia dalla madre con più frequenza.  Si getta in tutte le letture: filosofia, scienze biologiche, matematica, teologia, poesia. Rompe con Graziella ma non la dimentica, e tenta invano di riallacciare il rapporto attraverso lunghissime lettere disperate. Ha ricominciato a scrivere: dal 1946 al 1952 compone le poesie poi incluse in Ma questo… e Come in dittici. Dal 1951 al 1953 invia i suoi manoscritti a molti scrittori, poeti, uomini di cultura, l’esito è sempre negativo. Nel 1954 invia dattiloscritti all’editore Einaudi, da cui non riceve risposta. Decide allora di partire per incontrare Giulio Einaudi personalmente, ma va a Milano e sbaglia redazione. Giunge a Torino ma Einaudi  è fuori sede e i suoi scritti non si trovano. E’ sempre più sfiduciato ma continua a scrivere a editori e riviste , che gli rispondono evasivamente. Lo stesso anno riceve l’incarico come medico condotto a Campiglia d’Orcia, in provincia di Siena; qui scrive in soli undici giorni Avaro nel tuo pensiero, che rimarrà inedito. Dopo appena un anno, una delibera del consiglio comunale lo dimette dall’incarico di medico-condotto, così nel 1955 si ritira definitivamente nel suo paese. Riscrive a Einaudi che risponde, ma negativamente. Nel settembre, sempre a sue spese, pubblica Ma questo…, presso Maia.

Scrive anche a Betocchi, di nuovo dopo vent’anni, chiedendogli di pubblicare con Vallecchi. Nel gennaio del 1956 esce la raccolta  Parole del tempo, che contiene 25 Poesie, Poco Suono, Parole del Tempo. A causa di un peggioramento delle sue nevrosi viene ricoverato nella casa di cura “Villa Nuccia” a Gagliano di Catanzaro. Tornato nel suo paese, scrive invano a numerosi critici e poeti per farsi recensire Ma questo… Ne spedisce una copia anche a Leonardo Sinisgalli, accompagnata da una lunga lettera in cui chiede la prefazione per un nuovo libro che sta per essere pubblicato “anche se dovesse dirne tutto il male che si può immaginare”. Inizia così il rapporto con chi invece sarà il primo a riconoscere le sue qualità poetiche, e che gli sarà amico fino alla fine. Nel mese di settembre esce Come in dittici con la prefazione di Sinisgalli. In seguito alla morte della sua amatissima madre, però, avvenuta poco dopo, viene nuovamente ricoverato per un tracollo nervoso a “Villa Nuccia”. Si innamora di un’infermiera, Concettina. Tenta nuovamente il suicidio recidendosi le vene dei polsi.

Nel 1957 vince il premio letterario “Villa San Giovanni”, conferitogli dalla giuria presieduta da Falqui, e composta da G. Selvaggi,  G. B. Angioletti, G. Doria, S. Solmi. Sinisgalli  presenzia alla premiazione. Nonostante il prestigio del premio non riceve nessuna proposta editoriale, che cerca disperatamente, sempre più stretto da una ingenerosa  incomprensione. Mangia pochissimo, sostenendosi con sonniferi, sigarette, caffè. Tra il 1956 e il 1958 scrive le novantanove poesie della raccolta Sogno più non ricordo. Viene ricoverato nuovamente a “Villa Nuccia”. Nel 1960 si reca per alcuni giorni a Roma, dove conosce Giuseppe Tedeschi, che racconterà il loro incontro nell’introduzione al primo volume di “Opere Poetiche”, pubblicato postumo. La sua irrefrenabile necessità di scrivere si intensifica, scrive i 35 Quaderni di Villa Nuccia, così come li intitolerà Roberto Lerici, editore di “Opere Poetiche”, che costituiscono forse la sua più alta produzione letteraria.

Trascorre gli ultimi anni nel suo paese natale, consacrato alla poesia, corteggiando la morte. Il corpo del poeta senza vita fu trovato nella sua casa di Melicuccà il 25 marzo 1961. Nell’ultima pagina di un quaderno trovato sulla sua scrivania, è stata trovata quella che forse è la sua ultima poesia, “Inno alla morte”. Un biglietto trovato accanto al suo corpo, recita la frase: “Vi prego di non essere sotterrato vivo”.

Nel fascicolo di aprile 1961 di “Europa Letteraria”, Giancarlo Vigorelli pubblica alcune sue poesie con note di Leonardo Sinisgalli. Nel 1962 con l’uscita del I vol. di “Opere Poetiche” in un’elegante edizione della collana “Poeti europei” della casa editrice Lerici, grazie alle cure di Roberto Lerici e Giuseppe Tedeschi esplode il “caso letterario Lorenzo Calogero”. Centinaia di articoli della stampa italiana e straniera lo definiscono “nuovo Rimbaud italiano”. Il clamore dura quasi ininterrotto fino al 1966, quando, quasi subito dopo la pubblicazione del II vol. di “Opere Poetiche,” la casa editrice Lerici pone fine alla sua attività editoriale. Per anni è stato atteso l’ultimo dei volumi della Lerici che avrebbe dovuto contenere Avaro nel tuo pensiero, ancora oggi inedito, insieme ai circa 800 quaderni manoscritti, fittissimi di liriche, numerosi scritti in prosa e lettere con poeti, critici, editori, intellettuali. Attualmente il corpus inedito è composto da più di 15.000 versi che attendono un’adeguata collocazione nella più alta letteratura del ‘900.

Resteranno ancora parecchie cose che io non conosco e forse non conoscerò mai? E pure quello che ho appreso è veramente tanto, per cui il titolo che avevo pensato per un mio libro di poesie e che, dentro i miei limiti e le mie capacità poetiche, avrebbe dovuto essere quello di Città fantastica intendendo con tale titolo di designare la possibilità di una capacità espressiva che avesse quasi del fantastico, essendo intercomunicante in tutti i punti di essa, (…) pensavo anche quasi ad una città del tutto notturna, dove ogni punto di essa fosse in relazione e comunicante con tutti gli altri.»

(Lorenzo Calogero, dalla lettera-saggio del 1960 a Vittorio Sereni)

Leggiamo, da quel numero della rivista, queste pagine di Leonardo Sinisgalli su Calogero dal titolo: “Un caso di poesia fra Campana e Artaud”: «Un’opera così serrata – migliaia e migliaia di versi – non può essere il frutto di illuminazioni improvvise, non si giustifica come una scommessa o un miracolo. Il poeta ha rifiutato i soccorsi delle retoriche più fertili: l’incanto del numero, della simmetria, degli accenti, gli attriti degli oggetti, delle occasioni, della memoria. Si è fidato soltanto delle sue capacità espressive, di una vitalità insita nel linguaggio (la “vita acre dei segni”), per cui l’arabesco, che è senza dubbio l’acquisto più glorioso delle pagine più aperte, non è mai nomenclatura o contorno, ma diventa, esso stesso, più che strumento, sostanza spirituale».

Dopo la pubblicazione postuma delle Opere poetiche presso l’editore Lerici (il primo volume esce nel 1962, il secondo nel 1966), e dopo un rapido fiorire di giudizi poetici positivi o entusiasti (da citare, tra tutti, Montale, Luzi, Caproni, Sinisgalli, Solmi, che salutavano in Calogero un genio misconosciuto della poesia italiana), l’autore di Come in dittici è rapidamente ritornato nell’ombra da cui era emerso, almeno fino ad oggi, e la sua opera in versi è oggi introvabile tra i volumi di poesia contemporanea come lo furono le sue giovanili plaquettes come Parole del tempo (Siena, Maia, 1956) e Ma questo… (ivi, 1955). Nel numero 37 di Nuovi argomenti sono pubblicate alcune poesie inedite. I suoi manoscritti sono conservati presso la Casa della Cultura Leonida Repaci di Palmi fino al marzo 2009, quando per iniziativa della Regione Calabria e dell’Università della Calabria vengono prelevati per essere archiviati in forma digitale così da permetterne l’accesso agli studiosi. Recentemente sono apparse due raccolte poetiche: Parole del Tempo (Donzelli, Roma 2011) e Avaro nel tuo pensiero (Donzelli, Roma 2014), ed è stata pubblicata un’antologia poetica in lingua francese nel 2015. Esiste un sito web dedicato a “Lorenzo Calogero, poeta universale”: www.lorenzocalogero.it

2.

«Relegato nel ghetto della malattia mentale» (Stefano Lanuzza) resta un “poeta per poeti”, Lorenzo Calogero è uno scrittore che non ha esitato a trasformare la sua intera opera poetica nella modulazione musicale e reiterata di un nulla interminabile, senza altro argine che una parola dai confini fluttuanti. Di lui dice Leonardo Sinisgalli: «Sono più vispe le sue pulci./ Cantano di più le sue parole/ perdute insensate fragranti». «Perciò scrivo/ colla tacita mano/ rivolta ai sonni». Lontana dal discorso furioso e immaginifico di Dino Campana e dalla superba suggestione di un linguaggio ostile a ogni significato come nella ricerca di Edoardo Cacciatore, la poesia di Calogero vive nel regno di una follia fragile e senza echi, dove le melodiose assonanze dei versi sono gli unici rifugi consentiti a una mente perturbata, quasi sempre in stato di narcosi, da farmaci o da caffè. Scrive di se stesso Calogero: «Le sole cose che per me valgono di uno scrittore sono gli estremi attraverso cui si muove il suo pensiero». Il poeta abita questo pensiero vago, smemorante, amniotico, dove ogni poesia si autocancella per creare quella successiva, all’interno di una estenuata e monumentale incompiutezza. «Questa è la voce/ che si ripete da tempo/ tuttavia immemorabile/ in me». Alla fine, dentro il fluire di una poesia che cercando di essere visibile mostra i nodi indicibili del linguaggio, il poeta decide di «sopravvivere al fallimento mettendosi a morte» (Lanuzza) e diventa fantasma fra le sue parole, poeta che va verso la sua fine terrena.

La poesia di Calogero sembra nascere e rinascere a ogni “a capo”, come se il pensiero gli scappasse dalla mente ogni volta che il verso finisce e fuggisse a capofitto nel prossimo: un pensiero, il suo, che non ha niente in comune col ragionamento tradizionale, con la meditazione di una struttura; è impeto lirico, discontinuo, tormentoso struggente. Si percepiscono diversi livelli di profondità, di immersione della voce nel linguaggio. Esistono, in questa poesia instabile, mai del tutto organizzata e impeccabile, delle scosse, delle vibrazioni, come di una materia psichica in continuo assestamento. Il materiale verbale, quando predominano gli impulsi inconsci, è un terreno mobile, incandescente, lavico, che può raffreddarsi solo in certe pause, in certi giri di parole.

Il discorso è sempre sospeso, esitante. La sintassi, scucita, non assicura stabilità; il significato, ma anche gli stessi suoni, sono sul punto di sgretolarsi. E la poesia è sempre il miracolo linguistico che, in quell’attimo, salda e riunisce materiali diversi, refrattari, impossibili; ovvero insegna a “tenere” un tessuto che sta per esplodere – improvvisa un ordine, una forma, uno steccato qualsiasi – ma lì sull’istante, come se si stesse per cadere e si inventasse la balaustra proprio adesso, per arrestare la caduta.

Calogero si arrende alle parole, si fa trasportare dal loro flusso, sembra limitarsi a scegliere solo alcune parole, proprio per non sgomentare il lettore, per non sommergerlo in un flusso ininterrotto e indistricabile. Qui si sente come la storia personale, che in questo poeta è vicenda esistenziale di dolore e disagio psichico, venga usata in modo insistente, quasi martellante, ma non come dato biografico, bensì come suono fra i suoni, come leitmotiv a cui ancorare i ritmi della poesia, perché non si disperdano. La sua vita gli consente appena che siano dicibili i suoni delle parole che lo hanno visitato e consolato. Calogero non fa mistero, con la lieve compattezza della sua opera ripetitiva e proustiana, aliena da qualsiasi frammentismo ermetico, di essersi riservato per sé, nella storia della poesia italiana, con il suo flusso torrenziale di versi, il ruolo di fantasma. Esaltato e narcisistico cantore di una materia lavica e irrefrenabile, non avulsa dai luoghi comuni de linguaggio poetico, Calogero non appare mai, in nessun punto della sua opera, in modo circostanziato e preciso, come io. Non esiste probabilmente un suo solo verso in cui sia riconoscibile la sua identità umana e biografica. Le sue poesie sono l’opera di una persona neutra, anonima, vissuta in uno stato poetico continuo e indissolubile. Pur esibendosi senza vergogna nel teatro delle sue emozioni, Calogero non esiste. È e rimane ombra.

Un attivo sopore occupa i suoi versi, che ci regalano momenti supremi di vertiginosa dolcezza, di rapimento assoluto. La parola, in lui, non si “ferma” mai, non trova i confini giusti, deborda. Non possiede mai del tutto la sua cifra, la sua struttura. Così sfugge a se stessa e al suo artefice, e nella memoria del lettore resta un pulviscolo, quasi che migliaia di poesie siano state scritte e riscritte solo per apparire come una lunga “scrittura sull’acqua”, solo per annullarsi l’una nell’altra, indistinguibili l’una dall’altra, perché tutte simili, tutte composte nello stesso anelito di una creazione ininterrotta, che non si ferma nella sua piena.

I versi di Calogero, a differenza delle poesie lapidarie e conclusive di un Montale o di un Caproni, sembrano già pronte a essere cancellate, a non venir più ricordate da chi le ha lette. Effimere ed extra-ordinarie, non hanno l’autorità del monumento e neppure l’icasticità del frammento: sono flashes impressionisti, accorati e straziati richiami, melopee che si incrociano, si sovrappongono si confondono. Nessuna poesia vuole delinearsi con chiarezza, come nessun giorno ha l’ambizione di essere ricordato più di un altro. La vita prosegue nel suo flusso e il poeta può solo stare lì, appena vivo, a farsi scuotere dalle parole che la vita gli detta: «Erano le tenebre slogate. Un punto / fermo erano fuori».

Calogero, nella sua intera opera in due volumi (Opere poetiche, Lerici 1962, 1966), ci mostra la sua unica sensazione: nascere e morire a ogni singola poesia. Il suo canzoniere potrebbe essere composto di dieci versi, di venti poesie, di centinaia di sillogi. Non è esauribile e resta impossibile, in quanto poesia che tende a ripetere se stessa all’infinito, luce che si affanna a moltiplicarsi in un numero inverosimile di riflessi per potersi finalmente contemplare. Calogero non vuole imporre un repertorio di testi significativi, buoni per una bella antologia scolastica: la sua vocazione – il contrario di qualsiasi ambizione – è quella di farsi piovere addosso suoni diversi, sviluppati in un flusso di parole, e poi disporli in versi, in modo allucinato e ipnotico, esatto ma astratto, sensuale e disperso. Sopraffatto da una sorta di ipnosi, l’artista sembra dimenticare la poesia che sta scrivendo nel momento esatto in cui la sta scrivendo: «Un suono bisbigliato era di quiete / e, sbagliata la tua gioia, / rapida fuggì chiusa dentro un’ala / e sola». Restare invisibili praticando una poesia incessante e interminabile è sempre stato lo scopo della poesia di Calogero.

Amelia Rosselli, intrigata da questa poesia snervante, anomala, interdetta, elusiva, che utilizza le parole dell’immaginario poetico per non essere mai definita da nessun linguaggio facilmente dicibile, nel suo saggio Un’opera inedita di Calogero e la corrispondenza letteraria scrive: «Solo ora molti giovani si chiedono quali formule vi fossero nascoste dietro a uno stile nuovo non facilmente classificabile come di “scuola ermetica”, e quale fosse la reale ambizione d’un medico di provincia così disastrato nei suoi insuccessi presso gli editori e anche sul piano umano, ammalato, non sposato, isolato e apparentemente anche ammalato di nervi al punto tale da tentare due volte il suicidio, sia da giovane che in fine». E cita alcuni suoi pensieri di poetica: «Gli estremi di una parola sono condizionati da estremi di un sentimento a volte diversissimi e che sono quelli entro i quali si avventura il discorso […]. …Nessun realismo o neorealismo o altro del genere è possibile, in termini veramente poetici, senza l’immaginarietà originale della parola».

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ANTOLOGIA

E racconti ma il viavai

va e viene. Sono corpi morti

qui a terra e seduti. Si rompono

in dialetto una violetta, una lontana

statua viola perdute insieme

altrove. Ma sono rosso sangue le tempie…

e sembra un sogno, ma non ho nessuno.

O anima, madre dei poeti

e al tuo benigno regno, io poveruomo,

forse nessuno. E languisco nelle tenebre

che mi ha lasciato il tuo smaltato

smalto; io due volte, pronto,

sul punto di uccidermi, e anche questo

mi assale in dubbio. I detriti potranno fare

povere cose miracolose, e questo mi sale

al labbro, ove io avevo un punto povero

un punto povero di poeta…

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Sapevo umiliarmi

e stare in continua attesa

da quello che meglio dici

da questi scarni rami

e fu una vita cortissima,

una foresta vastissima,

quello che tu solevi additarmi:

e fu umile quello che resta.

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Splendida rupe era una magia,

inerme è ora… Appari appena e ti muovi,

ferma, in fumo e sonno. Glaciali

ai tuoi capelli giardini spalancati

erano densi nell’immenso

giro rotondo quale fiato

degli aridi tramonti.

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Forse inutili stille a vuoto

erano i tuoi sensi caduti a terra

nelle pause strette e brevi

una sull’altra sempre più dense

più lentamente cieche a smarrirsi

come rifugio da una ad un’altra età

nella tua età morente».

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Se furore con pane. Una lunga gioia

il desiderio mantenne. Qua frane

e una migrazione gelidissima erano

e, sul fiume tentennando, le vele. Non parlarono

di te invano uomini ch’erano

verso te protesi. Me pure sangue nuovo

già prese quando tu appena

eri presente. Risvegli nella veloce

corsa della notte avvennero ed apparvero

e disparvero penne.

Non vale silenzio

a modificare una palpebra ruvida

o una gocciola d’assenzio.

Quando nacque

la tua febbre era già sparsa. Arsa solitaria

una mattina era ferma nell’aria.

Dentro,

nuda, era una pausa.

Non più chiusa

in se stessa era ed erra, ora, una favola.

Lorenzo Calogero

PER “L’ERETISTA”, di Chiara Daino

Chiara Daino, L’eretista, Sigismundus editore, 2011.

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1. I libri non sono conforti

“Ho una matassa di voci che mi alberga e che mi alloggia”.

Partiamo da questa frase di Chiara.

Il libro è questa matassa di voci che sta al lettore districare.

Il libro si chiama l’Eretista (Sigismundus, 2011).

Si definisce come “eretismo” uno stato di agitazione del cuore e della mente. Una sorta di fibrillazione dei tessuti, a cui talvolta partecipa anche la pelle, quando rabbrividisce. Questo è il titolo, il tema, la materia del libro. Titolo quanto mai opportuno e adeguato.

Il suo genere! Non pervenuto. Giallo? Noir? Una pagina precisa chiarirà l’enigma, ma non ve la svelo. Forse è proprio un noir, come è vero che Delitto e castigo è un romanzo poliziesco.

Di cosa parla l’Eretista? Alcuni dei temi: Milla e Nemi, Milla e Isaak, la rivista di cultura Gelb, la duchessa di Bretagna e la caccia all’ermellino, il patto col diavolo di Robert Johnson e la maledizione del 27, il formulario di Fraser e Omero, Monaldo Leopardi e Mimi Bluette, il deserto di Talora e Tito Schipa Junior, il monologo di Pamela Morrison e il dondolìo dei pinguini. E infine una donna misteriosa, la rockstar Milla, la Beatrice infera che percorre tutto il libro.

L’Eretista è un libro a strati, godibile da un lettore che cerca una trama bizzarra ma anche e soprattutto da artisti e intellettuali che vi troveranno infinite citazioni ed eccitazioni, veri e propri tour de force virtuosistici di scrittura. È un libro che si impregna della lettura di altri libri. Ricordiamo che è nato in pochi mesi, da gennaio a settembre, ed è stato scritto e riscritto diverse volte.

I diversi capitoli sono intonati da io diversi, in luoghi diversi, in modi diversi (diari, carteggi, dialoghi, monologhi, inserti inattuali, da un commento a Omero al monologo dell’ermellino). Tutti concorrono a costruire una polifonia che complica la comprensione (il lettore ha molto da lavorare), ma invita a sprofondare nel tessuto della trama, e soprattutto a perdersi/ritrovarsi nei dettagli, nelle divagazioni.

È un libro erudito, ricchissimo di riferimenti musicali, filosofici, mitologici, letterari. Ma esiste un’erudizione esangue, senile, accademica, e un’erudizione eretistica, che rende la citazione uno stato di eccitazione permanente. È il caso de l’Eretista.

Daino compone un trattato di poetica per maschere. Ritratto di un autore e delle sue maschere. Autobiografia indiretta. Scrittura fosforescente, fitta di dialoghi e invettive. Libro grottesco? Ironico? Serissimo? Tutte e tre le cose, e molte altre. Un esempio di massimalismo barocco, di polifonia, ma non certo un esempio di “scrittura informe”, semmai il contrario.

«Nell’ora di frontiera, in questa striscia di Langa piemontese, una striscia di luce mi racconta del sole ciccione che, proprio adesso, sta mulinando un meraviglioso mezzogiorno. Nell’ora di frontiera, il sole ciccione piroetta alto in alto, in un altro spicchio di cielo. Non è bellissimo? Ho sempre trovato un capolavoro “il sole ciccione”! Una superstar: fiammeggia e tempesta i suoi vortici di grano, dardeggia maculato con la sua corona e non si cura di tutto l’orbitare che lo circonda. C’è sempre uno scoglio indorato dal sole. E miconsola saperlo: è sempre un giorno nuovo, basta cambiare parallelo. Per questo vivo sempre un giorno nuovo, aspetto sempre un nuovo giorno. Per capriccio del mio ipotalamo rivoltoso, rifiuto ogni orologio circadiano: l’altalena che avvicenda le mie ore di veglia alle mie ore di nanna – è fuori ritmo. Oh ciccione di un sole, non sei forse tu, abbastanza per me? Obeso di un sole, perché non sei in grado di essermi un “adeguato stimolo esterno?” Adiposo di un sole, perché non vuoi abitarmi come Zeitgeber, come donatore di tempo? Prendimi e lasciami! Non invadermi di continuo: sei peggio di un maschio arrapato e non mi concedi riposo. Tu, lardoso di un sole omertoso! Io lo so che avevi un gemello! L’astronomo rapallino, Pascàl del campo di Luppolo, mi ha svelato la verità: manca un fuoco. Al principio del tempo, eravate in due. Tu, pingue di un sole, avevi una pingue copia dall’altra parte dell’ellisse. Perché ne hai taciuto la scomparsa? La leggenda del « fuoco mancante » non è una leggenda. Hai insabbiato, rutilante ammasso di vampe scomposte, i raggi di tuo fratello. Non ti vergogni? Volevi essere da solo, oh sole? Tu e quel cornuto di Morfeo siete malati di protagonismo! Monologo senza tregua…».

Ecco una caratteristica del romanzo: essere una struttura porosa e onnivora, triturare la realtà dell’io e del mondo in un vortice sia linguistico sia di intreccio.

Antecedenti della Daino: difficile trovarli. Forse l’autrice ha dei precedenti ma non degli antecedenti. Mi sono imbattuto, io lettore, in qualcosa che mi ricorda Russia scompigliata di Remizov, Pietroburgo di Belji, i romanzi di Bernhard, le nevrosi di Gadda, il comico di Rabelais, forse anche certa letteratura sudamericana (Bolano). Sicuramente il cinema di Tarantino e di Almodòvar.

Questo romanzo vive nel campo dell’iperbole barocca, nel regno inafferrabile della poesia. Daino è poeta (leggete l’autobiografico Virus 71 e la comica e potente Metallicommedia per averne le prove), ma la sua prosa ci sorprende di più per la complicazione, la stratificazione, la fibrillazione dell’intreccio, e per il rigore serrato della scrittura e riscrittura, dal disegno complessivo della trama fino alle sarcastiche note finali. E il ritmo è sempre tenuto alto e forte, proprio per provocare, attirare, toccare il lettore, mettergli le mani nel sangue. Questo romanzo è un fiume limaccioso che trascina con sé sensazioni, impressioni, riflessioni, rigurgiti, invettive, che l’autrice ha vissuto mentre faceva il libro, lavorando quindi non in una fortezza d’avorio ma nel suo antro personale, nella grotta della sua mente, che assomiglia a un porticato aperto, dove entra ed esce di tutto.

No, i libri non sono strumenti di conforto. Sono mezzi per vivere di più. Daino vive dentro i libri. Scrive ininterrottamente. E’ pervasa. E ne L’eretista c’è una fame di vita, di vivente, che nasce da un vuoto che solo la scrittura può colmare, e una voglia irrefrenabile, capricciosa, infantile, di coinvolgere il lettore in un gioco. In un immenso scherzo. Si ride, ne L’eretista. Basta leggere le note, che non sono smisurate come in Metallicommedia, ma sono sempre un esempio di virtuosistica, sferzante ironia. Ecco due fra le tante.

«Narciso e bugiardo […] mi assorda l’eco»: l’autore, trattenutosi dallo scrivere Eco maiuscolo, intesse il mito di Narciso e di Eco. Narciso, innamorato della propria immagine, trascorreva le giornate a rimirarsi nello specchio delle acque. Peccato che avesse una relazione con la giovane Eco. Trascurata, Eco si consumava di giorno in giorno. Narciso, inseguendo la sua immagine si gettò nel fiume e schiattò. Eco, consunta, rimase solo una voce, diventando la prima anoressica dell’intero universo. Amen

«Pas»: acronimo di Parental Alienation Syndrome, sindrome di alienazione genitoriale, scatenata nei bambini da situazioni conflittuali di separazione o divorzio».

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2. Stilus

C’è un accordo profondo fra la trama sfuggente del libro – insieme romanzo noir, trattato di poetica, intrico di maschere, ritratto psichico dell’autrice – e la materia linguistica vorticosa, mai placata, della scrittura. Dovrei chiamarlo romanzo postmoderno, esaminare le analogie con altri strani romanzi come 2066 di Roberto Bolano e Jest di Favid Foster Wallace, ma questo romanzo caleidoscopico sfugge alla “noia” di questi modelli, assomiglia di più a un blocco esploso in frammenti, e ogni frammento restituisce la suggestione dell’insieme. Non si tratta di un difetto di composizione ma di una precisa volontà compositiva. Un romanzo unitario è oggi impensabile. Qui abbiamo una girandola di fondali diversi e spiazzanti, che formano un cocktail alcolico e beffardo, un giro di vortice sulle “montagne russe” della scrittura, inventano un orgasmo letterario che si realizza sia nella bizzarria dell’immaginazione sia nella logica della composizione.

Daino ci presenta un romanzo ad enigma di cui, se è importante scoprire l’enigma, il plot, non è poi così determinante scoprirlo (anche se una pagina lo rivela). In questo romanzo polifonico e frammentario, un’accelerazione febbrile percorre le frasi, un tempo velocissimo (l’azione si svolge in 27 giorni), che l’autore sì, controlla, ma solo in parte, perché vuole rendere quest’aura di fibrillazione che percorre le frasi. Per intenderci: come in un film di Tarantino. Ma anche come in un altro film, Sin city, la graphic novel potente e violenta di Roberto Rodriguez, il cui protagonista ha la sagoma, cara a Chiara, di Bruce Willis. Ricordiamo Willis nel tarantiniano Pulp fiction, un film dove il continuo intersecarsi dei piani temporali ha qualcosa in comune con L’eretista. Dice Tarantino di sé: “Se non fossi diventato regista, sarei diventato un criminale”. Frase che Chiara potrebbe condividere. Con la materia “cinema” il film ha in comune qualcosa di preciso: il nome della protagonista, Milla, trasparente allusione a Milla Jovovic, protagonista del Quinto elemento e di Resident Evil.

Questo romanzo è la percezione di un film esagerato, clamoroso, frastornante. Evidente la scrittura colorata, vocale, invettivante, mai pacificata: un vortice “in atto”, preciso opposto di una scrittura lineare e riflessiva. Ecco l’aggettivo lineare va eliminato dal vocabolario della Daino. Lo sostituiamo con complesso? Sì, ma direi anche multiverso opposto a universo. Un mondo dove le anime, dantescamente, si inmillano: “ed eran tante, che ‘l numero loro / più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla (Dante, Divina Commedia, Paradiso Canto XXIII)

“La logica è solo un modo per essere ignoranti in modo abissale”, dice Terry Prachett, autore di fantasy umoristici amati dalla Daino, dove un Mondo-Disco cammina in groppa a quattro elefanti che si reggono sul corpo della Grande Tartaruga. Che da quelle parti ci siano le remote radici di questo romanzo multiverso, nel senso di universo barocco, plurale?

Ogni romanzo si costruisce su una retorica. La retorica della Daino è l’iperbole. Tutto è sempre sopra le righe. Non tende al silenzio. Noia e lamento sono messi al bando. Esiste, nel libro, una follia ipomaniacale sotterranea. Un atto di accusa contro il mondo, l’atto violento di accusa di un bambino frainteso contro un mondo adulto stupido, limitante, violento.

Ma esiste anche un discorso teatrale della parola. Scaturisce la vocazione al palcoscenico, all’esibizione, di una scrittura ostentata, veemente, di originale intelligenza.

Leggete questo libro, leggetelo ma non cercate di capirlo tutto subito, di arrendervi alla logica di un unico genere, perché sarete spiazzate, circuìti, sbeffeggiati, cercate di farvi afferrare dalla sua non-linearità romanzesca. Come lettori, dovrete lavorare. Il libro è una lama aperta, che vi invita ad avvicinarvi, che vuole ferirvi. Non è innocuo, lo sappiamo: basta conoscere l’autrice. Ma ne sarete ripagati.

«Tu sei sempre stato più bravo di me anche in questo e, da quando mi hai lasciata, mi hai lasciato un buco così profondo nel centro del petto, che non riesco più a colmarlo. Lo vedi che si ritorna sempre al buco? Lo studente che ha due ore di buco all’università, ne approfitta per trovare un nuovo arpeggio; il maschio tradito usa le donne come tappabuco per le sue serate; le mani bucate conducono alla rovina; lo scrittore si dispera per un buco nel romanzo; un attore deve bucare lo schermo…

Per quanto mi riguarda, ho fatto un altro buco nella cintura, sono sempre più magra, ma non conta, non ora che uso la cintura come un laccio emostatico per centrare una stramaledetta vena. Questo è il buco che ho scelto io, ma uno sciamano mi ha detto che il 5 aprile del 1994, un angelo triste si farà un buco in testa con una pistola. Per fortuna non ci sarò più, non potrei sopportare la vista di un altro buco, un buco nero.

Sono già piena di buchi: nelle braccia, nelle mani, tra le dita dei piedi e sotto le unghie. Non voglio altri buchi, buchi nell’acqua e buchi nei vetri, buchi nei vestiti, per i mozziconi di sigaretta che mi spengo addosso quando sono in acido.

Ho anche un buco nello stomaco e, Amore mio, vorrei solo fare un buco nella sabbia, come quando ero una bimba e scavavo una buca grande grande, pensando di raggiungere l’altra parte del mondo. Ora che sono cresciuta, so che i buchi sono pericolosi: i buchi per cercare il petrolio scatenano guerre infinite, il buco nell’ozono, prima o poi, inghiottirà ogni forma di vita e il silenzio che mi hai hai lasciato in eredità, è un buco che non so più come riempire».

Se musicalmente dovesse venirmi in mente un autore classico, che la Daino ama molto, citerei un genio dell’ironia, Gioacchino Rossini, e il quartetto da La Cenerentola: “Questo è un nodo rintrecciato. Questo è un nodo avviluppato”. I protagonisti del quartetto, immersi nella trama, cantano e sprofondano nella demenza di non capire. E il virtuosismo acrobatico di Daino è degno del più puro belcantismo. Ma Chiara ama sonorità rock e hard metal che sostanziano la pulsazione forsennata de L’eretista, come le straziate polifonie di Stratos e di Tran Huang Hai, il maestro vietnamita di Stratos.

Daino è Maschera nella sua arte (uso il maiuscolo, Chiara mi capirà). Ci sono maschere che è semplice indossare e maschere che non si separano dalla pelle. Ecco, Daino è Maschera tra l’uno e l’altro modo. Non maschera semplice, che ci si toglie tranquillamente, e neppure maschera che aderisce tanto alla pelle da distruggere il corpo. E’ maschera relativa ma assoluta, “maschera sospesa”, nel senso che a toglierla ci si scorticano le dita e sanguinano. Chiara è sempre scorticata. Non vi fate beffare dalla sua maschera-per-tutti, aggressiva e hard metal, buona à tout faire. Affondate lo sguardo nella sua scrittura che è ancora Schiaffo al gusto del pubblico, come in qualche appassionata serata futurista.

Spero, con queste parole, di avervi invitato a leggere un libro urticante e preciso, pubblicato con coraggio da Sigismundus editore, la cui veste grafica, curata ossessivamente da Chiara, è elegante e luminosa. Non vi conforterà, questo libro, ma vi sveglierà. Ce n’è bisogno. Come dicevo: di libri belli ne troviamo tanti, ma i libri necessari afferriamoli quando capita (raramente) l’occasione.

Finirei con una citazione della Daino tratta da un altro libro in prosa, Siamo soli [morire a Parigi], che ho avuto la fortuna di leggere inedito, dove Chiara ci dice senza ambiguità cosa pensa realmente della scrittura:

«E avanzo con un piccolo scudo per sopportare il peso: una pagina che è coperta, è sacra, è calda. Una pagina serra. Una pagina resuscita. La pagina è sorella, è stirpe simile, perché è una pagina sola. E non è solo una pagina: è la sola che mi suturi… Ora siamo soli: tu mi leggi, io ti scrivo [sempre, anche se non mi rispondi]. Ti dedico tutte le mie parole: sai, io ho solo loro…»,

Ecco lo stile della Daino. Ma “stile”, come scrivevo nel mio Il ritardo della caduta, è stilus, coltello. Il fatto è semplice: questo autore è un raro animale della scrittura. Cercate di leggerlo: ne sarete arricchiti. Oggi le anime liriche sono tante, ma i veri, barbari poeti della prosa, pochi.

Un vero autore vive come un “sospeso dalla vita”. Gli artisti veri sono solo strumenti da cui passa l’energia della metamorfosi e della sovversione. Lo scrittore Daino sostiene e sosterrà ancora la vita biologica di Chiara Daino. Cioè il “fantasma” della scrittura le infonderà vita. E spero per molto, molto tempo. Il tempo, per lei, di essere felice, come in questo giorno in si celebra il suo libro. Il tempo, per noi, di godere altri suoi libri, eccellenti come questo, e chissà, migliori di questo. Vi ricorderò che Chiara ha 30 anni, e invito gli scrittori presenti, me compreso, a ricordare cosa scrivevano nei loro 30 anni. Senza mai dimenticare che l’Allegria di Ungaretti fu scritta da un giovane di 28 anni. L’adultità non è necessariamente maturità, a volte è solo avvizzimento e vecchiaia.

“Ognuno canta con la sua voce, indossa la sua maschera, cammina con il suo passo. Ed è osando il proprio tono e non un altro, preso a prestito dalle tradizioni della letteratura, che la scrittura smette di essere inoffensiva e diventa energia pulsante e trasgressiva, diagramma spezzato di una febbre”. Con queste parole, che scrissi nel 1989 come apocrifo di Ingeborg Bachmann e che sono tratte dal mio libro Vite dettate, vorrei concludere questo mio piccolo homenaje a Chiara Daino. Il presente si riverbera nel passato, il passato nel presente. Così è (se vi pare). Un applauso a questo libro tragico e spassoso, alla sua autrice e anche al coraggioso editore. Chiudo con le parole di Chiara, che solo lei potrebbe avere scritto: «Io sto morendo, ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno».

(M. E., 2021)

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