
Prefazione
Vivendomorendo: un canto che continua
Il poeta – che ride / ride di sé / che ride. (il poeta) – ci accompagna lungo questo cammino che non ha meta, ma continua. Non cerca di trattenere, solo di accadere. Nessuna antologia potrà mai contenerlo, ma chi legge può riconoscere in questi versi uno spazio di risonanza, e come Corman non solo si augurava auspicandolo, ma lo aveva in effetti edificato – un tempo di consonanza. Una macchia sulla carta bianca che si muove, eppure non si è affatto mossa. È ancora lì, e adesso in versione italiana, grazie al lavoro di Andrea Gazzoni e all’editore Ensemble che ci trasmette questa poesia tanto vivente-morente perché offerta entro lo spazio di una possibile lettura, da una voce che canta al nostro orecchio lettore, entro il nostro tempo, adesso e dove siamo quando apriamo questo prezioso libro, il suo evento, anche di nostra occasione…
Giampaolo De Pietro
**
La danza
Alla fine
uno a uno
lei i veli li
li lascia andare e
tu lo vedi
delirante-
mente- che non
resta niente
Guarda bene
ora dentro al
grande vuoto
Viene il dono
di lei, viene
in un piatto
**
La serratura
Aprire o chiudere
star dentro o star fuori –
la chiave va liscia
nella serratura,
pesa nella tasca.
Però lo scheletro
si adatta a ogni porta,
guastatore mastro,
che ricorda a ognuno
di noi chi ospita
e chi è ospitato e
chi il povero ladro.
**
Il lavoro
COME rimettere
le cose insieme
come se non
fossero rotte
come le mani
in dialoghi di
malta e argilla
riparare
sentono rovine
unirsi scoprendo
che ogni cosa
è alla fine
qualcosa
d’inseparabile
da quel che fu in altro
modo pensato.
**
TROPPO tardi si impara,
sempre. La palla che noi
tiravamo sul muro
e toglieva al vicino
malato il sonno dava
una rabbia, un egoista,
pensavamo, lo era,
e noi pure. Sto male,
ora, sento un bambino
che batte in un momento
vuoto contro il mio muro,
provo a a star fermo, steso.
**
I testi sono tratti da: Cid Corman, Vivendomorendo, cura e traduzione di Andrea Gazzoni, prefazione di Giampaolo De Pietro, Alter affluenti, Ensemble 2026.

