VIOLENZA E BELLEZZA. Gilles Deleuze

Una lettera a Andrè Bernold.

**

Parigi, 28/5/1994

André,

Ti penso così spesso. Curioso come le nostre esistenze (la mia e la tua) si proteggano dal loro stato di crisi permanente trovando riparo in ciò che vi è di più violento e tremendo in arte. Il fatto è che quel terrore lì sradica l’abiezione di questo mondo (non c’è giorno che non porti con sé il suo lotto di comicità abietta e non ci costringa a odiare la nostra epoca, non tanto in nome di un compianto passato ma nel nome del presente più profondo). E tremendi sono quei canti mongoli che mi hai mandato, la loro voce così incavata, così tremendamente cava che tutte le altre vorrebbero colmarla. Due sono le cose che abbiamo: la violenza dell’arte e la violenza della grazia e della bellezza dei bambini, del tuo Nicolas. Anche se tardi, ho cominciato ad apprezzare meglio Ravel: c’è in lui qualcosa di diverso da chiunque altro, una sorta di estraneità radicale, come disponesse anche lui di un’esistenza fragile, al riparo dalla straordinaria violenza della sua arte. Io lavoro come posso. Ciò che scrivi, ciò che mi scrivi mi sembra così bello! Non soffocare questa bellezza per nessuna ragione… Ti abbraccio tanto quanto ti voglio bene.

Gilles

*Il testo è tratto da: Gilles Deleuze, Lettere e altri testi, Giometti & Antonello, Macerata 2021.

Lascia un commento