CHE COSA FA DI PRAGA IL SOLE MERIDIANO. Vitezslav Nezval

Non mi sono destato dal sonno né mi ha portato un espresso

mi son risparmiato lo sforzo di vagare come un transatlantico

da tempo non ho più aperto un volume di favole

nell’amore non cerco l’universo e neppure questo piccolo mondo

non voglio cantare con gli uccelli e inneggiare a paesaggi subacquei

non mi faccio illusioni sui popoli dominatori e sulle colonie straniere

non ritengo peggiore o migliore degli altri la gente ci di cui parlo la lingua

sono legato al destino del catastrofico mondo e perciò ho un pochino paura di vivere o di morire

È mattino me ne sto sotto un ombrellone a colori laggiù è Praga

la vedo attraverso la trasparenza degli alberi come un pazzo le proprie visioni

dopo la lunga doccia delle piogge ne sale un vapore violaceo

la vedo come una grande nave di cui il Castello sia l’albero

la vedo come vedevo nelle mie fantasie le città stregate

la vedo come la grande nave del Corsaro d’Oro

la vedo come il sogno di costruttori esaltati

la vedo come un trono come la metropoli della magia

la vedo come il palazzo di Saturno col portone aperto al sole

la vedo come fortezza vulcanica scolpita da un folle fanatico

la vedo come maestra di solitarie invenzioni

la vedo come un vulcano animato come un braccialetto danzante nelle specchiere

È mezzogiorno

Praga veglia semiassonnata come un drago fantastico

come un sacro rinoceronte la cui gabbia sia il cielo

come un organo di stalattiti dalle canne squillanti

come simbolo di risurrezioni e tesori di laghi essiccati

come un esercito dall’armatura pesante che saluti l’imperatore

come un esercito dall’armatura pesante che renda il saluto al sole

come un esercito dall’andatura pesante incantato nel diaspro

città incantata ti abbiamo troppo a lungo guardata come ciechi

ti abbiamo cercato lontano Praga lo riconosco

sei buia come un fuoco nel fondo di rocce e come la mia fantasia

la tua bellezza è sprizzata da grotte e da àgate sotterranee

sei vecchia come una prateria sulla quale una canzone si innalzi

quando battono i tuoi orologi sei buia come una notte insulare

solenne come una tomba come un diadema di sovrani etiopici

sei come un mondo diverso come lo specchio dell’immaginazione

sei bella come un mistero d’amore e di inverosimili nuvole

sei bella come il mistero della parola e delle memorie archeozoiche

sei bella come un masso errante su cui abbiamo disegnato le piogge

sei bella come il mistero del sonno il mistero di fosfori e stelle

sei bella come il mistero del tuono della lampada magica e della poesia (1936)

*I versi, tradotti da Angelo Maria Ripellino, sono tratti da Praha s prsty deste, Mensi ruzova zahrada.

**Il testo è pubblicato in: Europa letteraria artistica cinematografica, direttore Giancarlo Vigorelli. Rivista bimestrale, anno VI, 1965/2, 34.

Perla, di Alfred Kubin

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