
Nietzsche, nell’inverno del 1872, scrive:«Tutto mi si impone, io non vi rifletto oltre, tutto mi viene incontro, e il regno smisurato si semplifica nella mia anima, in modo che, presto, possa portare a termine anche il compito più arduo. Se solo riuscissi a partecipare a qualcuno la vista e la gioia, ma non è possibile. E non si tratta di sogni, di fantasie; è un percepire la forma essenziale con la quale la natura è sempre come se solo giocasse e, giocando, producesse la molteplice vita. Se avessi tempo in questo breve lasso della vita, oserei estendere ciò a tutte le sfere della natura, all’intero suo regno. Goethe»
Un “percepire la forma essenziale”, l’andare verso la “molteplice vita”, è il compito della poesia nitida e memorabile di Laura Corraducci, dove i singoli versi con-suonano all’interno di una architettura rigorosa, ma musicale e dolce, dove scene narrate (ricordi amorosi e familiari), cronache di dolori, immagini di quadri, storie mistiche, sono atti di un’estasi intima, rivoltosa e civile, dove il verso accarezza il linguaggio per nutrire il corpo della più interiore narrazione poetica. Laura vuole essere dentro le nervature del coraggio, “accelerare la coscienza”, vedere: e così rappresentare e scongiurare, nel ritmo rischioso e perfetto del poiein, le imperfezioni che deformano il mondo. Qualsiasi opera autentica – e non solo, come suppone Benjamin, Les Fleurs du mal – può essere vista come un arsenale in fermento che distrugge le altre opere composte prima di essa. Tableaux (peQuod 2026) ne è un esempio. La scrittura poetica dell’autrice nasce qui come per la prima volta: si sviluppa armoniosa. vuole segnare una traccia che vibri delle cose pensate, delle immagini sognate, delle realtà percepite. Trovo essenziale, ora, citare una delle poesie più belle e intense della raccolta, dedicata a Marlène Dietrich, memorabile interprete de L’angelo azzurro di Joseph von Sternberg, dove quel finale “e aspetterò da qui il mio angelo stanotte/ nel silenzio della scena come al primo film” è simbolo di tutta una vita offerta alla poesia, ogni volta, come una prima nascita. (M.E.)
**
A Marlène D. (1901-1992)
la vita è questo bicchiere rovesciato
che rimane vuoto sopra il comodino
dove l’acqua cade giù e non si ferma
ma il sole la trattiene lungo il bordo
ho camminato sempre sul fondale
nascosta nell’abisso di ogni desiderio
sulla mia faccia la luce cerca l’ombra
e scende dal collo sa stringere i fianchi
le pillole le prenderò anche stasera
e resterò sullo sgabello a gambe aperte
nell’ultima curva di fumo che fa la sigaretta
per sedurre sempre il mondo e la paura
e aspetterò da qui il mio angelo stanotte
nel silenzio della scena come al primo film
*Marlène Dietrich, iconica e affascinante attrice tedesca, si spense in un appartamento parigino dove si era ritirata in solitudine da quasi vent’anni.
