BILOCALE, MILANO. Ilaria Seclì

a M.T.

(diarietto)

Quanto riesce a serrare l’occhio mentre vede la prima volta ed è distratto, resta che era una palazzina signorile c’era qualche bicicletta giallo e legno ovunque un pavimento di Milano, grigia moralità ancora da imitare coi toni tortora di suora e un ascensore dove tu o io restammo chiusi via vai di polpette da Corso Italia a Porta Romana e nei giorni buoni un portone che si apriva sempre anche col codice sbagliato ora che voglio ricordare tutto di quell’appartamento due vani, signorile, col balconcino cui arrivavano fumo chiacchiere teoretiche Wittgenstein Heidegger Bradley odore di fritto pane caldo dell’Immacolata che cucivi per accorciare la distanza tra i nostri punti cardinali estremi e de Gregori e le coccole ai fiori quando facevano capolino e arrivavano dove mai la vita o gli umani, fiore di tutti i fiori e l’ombra che facevano i platani del viale e muoveva libri foto cimeli della russa libreria allungarsi poi in piazza della Scala la tua sciarpa grigia e il bel cappotto su tutta la tua altezza la sigaretta e i riccioli pepati dal cappello, un sorriso appena una foto a malavoglia un po’ no a mettere in cornice qualcosa di assoluto perso sparito come i fiori, immortali.

Velemir Chlebnikov

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