
“Trahĕre (per traccia e dispersione” (Book, 2026) è un paesaggio verbale e musicale dove lo strazio della traccia è anche la musica del segno. Sfida lo sguardo di chi legge a non essere critico o ragionante e ma a perdersi nelle grotte e nei precipizi del libro, “fino a sottrarre il finale/abbandonato tra/ sé e sé in quel che cura//invano e abbraccia/cancellare tutto non lasciare tracce”, fino a trovare “la piega l’enigma/ le risa il gorgo”. Il libro pulsa “nel trarsi a pezzi/ nei frammenti/ fino al suo buco nero”. Né né prosa né poesia, è un fluire di sequenze sonore, come nel caos elegante e feroce di Ligeti. Il lettore non ha mai bisogno di capire, sente la necessità di abbandonarsi, fino alla foce fin dentro la scrittura“. Come scrive Antonio Devicienti: «Esiste, dunque (oppure va cercata), una terza pagina che si pone sia oltre che tra il recto e il verso della pagina scritta, esiste una spazialità della scrittura (e della lettura) che è il venire alla luce di quella zona di immaginazione e di desiderio, di ancora indistinto e informe che necessariamente sta all’origine della scrittura e del suo articolarsi».

Ti consiglio questo splendido film: https://wwayne.wordpress.com/2026/10/02/ti-aiutiamo-noi-2/. Per noi amanti della musica è davvero imperdibile. L’hai già visto?
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