
Con luminosa chiarezza, in Strappo del tempo (edizioni puntoacapo, collana Ancilia, 2026), Elio Grasso sembra voler correggere dolori, strappi, ferite di un mondo la cui “dilapidata pace” non consente conforti o terreferme: «Flessibile e inflessibile/ nella Genova e nella Venezia,/ rammendi i danni delle strade/che svalutano le distanze./ Nello strappo, disarmati/ definiamo ogni giorno/ il nostro spartito resistente». Sottolineerei parola e aggettivo: spartito resistente. Questa parola e questo aggettivo sintetizzano la ricerca poetica di una vita intera. Elio Grasso ha sempre trovato e voluto, fin dall’inizio della sua ricerca letteraria, una musica astratta, non allineata, complessa e nitida, ma resistente. «Memoria, aiuta la memoria/ a difendersi sotto la pioggia/ bianca, asciutta, elettrica./ Traendo diverso ardore/ dal farraginoso cavo del sole/ la verità sommuove il mondo». Qui, in queste pagine, Elio sembra cercare una cura al dolore di essere-nel-mondo: Genova e Venezia, luoghi di esperienze umane e letterarie, sono i simboli del suo canzoniere amoroso, intimo e universale, dove la salvezza esiste per esistere «Oltre le differenti stagioni». Maestro di uno stile a mezza voce, affidato spesso a parole astratte (ma non solo), qui Elio Grasso ci parla del suo tempo interiore. Scrive Giancarlo Pontiggia nella quarta di copertina: «E alla “bufera” degli anni e della storia – con i suoi cumuli minacciosi, i suoi crolli e i suoi schianti (che sono anche schianti della lingua) – il poeta può opporre le sue mappe privilegiate, lo spartito segreto dei giorni che ci protegge e ci fortifica contro il male, forse inevitabile, delle cose. Così tutta la sua opera ci appare sempre di più come un canzoniere di amorosi segni volto a rammendare danni e strappi, tra passato e futuro, nostalgia e profezia». Elio, che mai commenta i suoi scritti, qui fa eccezione con quattro pagine intitolate Questo libro: «…Tra una bufera e l’altra, il sismografo capta parole diverse in terre diverse, dove però l’acqua fa sentire la sua civiltà. Tutti i miei libri contengono mappe. Genova e Venezia non si contraddicono, hanno probabili pali fossili che reggono frantumi e schegge, pietre saline regalate ai propri figli e figlie in due regioni fatte di maglie strette e rotte».
Grasso preferisce mostrare non le cupe strettoie ma un felice accordo fra cielo e terra, una scrittura “contraria a disfarsi”, un tessuto abissale, contra ruinas, ma propizio, speranza di un soffio nuovo che, da qualche luogo remoto, ci conduca ancora verso un qualche futuro, per necessità d’amore: «La nostra impronta regge l’urto,/ nei modi del ritrovarsi,/ due vite percorse in decenni -/ non era lo scalpiccio di una fuga». Il poeta affida a Strappo del tempo la domanda prima e ultima dell’uomo: chi siamo? «Chi siamo è una prova di affidamento, come cercare di far coincidere quel futuro di ricordi con il passato che non era di ricordi ma di travasi continui di tempo. Come si vede, sempre una questione di durata». (M.E.)
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Lieve si levava su tutto
Lieve si levava su tutto
il mondo, lieve del primo
inizio su tutti i rimasti
sani dallo strappo –
finito il momento del viaggio
dalle fosche onde d’occidente
ti rivolgi con aiuto nuovo
per esser giovani ancora
*
Passare oltre è volontà
Passare oltre è volontà,
riversando fiducia agli anni
soltanto i vivi si trovano
attorno sfrangiati e veri
È nostra tenuta al mondo,
scortati dalle parole fintanto
che sulla terra un soffio remoto
e presente solleva le valli.
*
L’aria sulla terra è difficile
L’aria sulla terra è difficile,
la terra è difficile, usa parole
che i terrestri intendano
e che niente sfarini davanti
agli occhi, tu continua il tempo
che hai regalato tornando
ai quartieri del gelo –
dalla villa mostravi il livido
futuro e appena passate
erano le polveri degli scontri.
Ora l’incerto vola sulle teste,
è pur di passaggio la stagione,
così crediamo tra gli schianti,
e salutando troppi entrano nel…
