VOLEVO L’ESTASI. Lucetta Frisa

I.

Vedi, io vivo con un coltello

dentro lo stomaco

Mi taglia a pezzi l’infanzia

mi taglia le pupille

che vedono solo notte e squarci.

Tutte le cose hanno lame spille

angoli spigoli

e parole spinose.

Le mie

stanno acquattate come bestie in allarme

si dolgono di solitudine

incurabili, inascoltate

II.

Non c’è nulla di morbido al mondo.

Nella culla

al posto dei cuscini e dei ninnoli

mi misero le scarpe slacciate

le bambole rotte il latte amaro

e il pensiero della morte.

Mi cullarono con le forbici

trapanato il sesso scorticata

la bocca perché parlassi

solo di ossa

della colonna vertebrale del mondo

albero sempre invernale

III.

Volevo l’estasi

il perpetuo orgasmo tra terra e parole

volevo

il corpo emotivo della bellezza.

Nell’aldilà

troverò piume e sete,

sentirò volare i miei capelli

dolcemente snodati

dalle ariose dita primaverili.

**

Volevo l’estasi è in Lucetta Frisa, Sonetti dolenti e balordi, con prefazione di Francesco Marotta, Edizioni CFR, 2013.

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