LEGGENDA. Paul Wühr

Paul Wühr

Sage |Leggenda

a cura di

nanni cagnone

Σ

traduzione di

antonio rossi

Σ

tempere su carta

di sandro chia

Edizioni Galleria Mazzoli, 2015

**

Questa poesia, direbbe Arnold Gehlen, è «chiaroveggenza intellettuale e sentimentale». Innanzi a noi – qui o dove, ma sempre da un’altezza atemporale –, il piú ostinato dei cercatori, vir portendens che abita nella reciprocità e mai non dice addio. Risparmiatevi considerazioni del tipo ‘Difficile, Paul Wühr’, poiché non c’è degna poesia che non sia altrettanto sommessa, ombrosa, che non faccia del vuoto la propria energia, non attiri in sua segreta esuberanza e inattesa spensieratezza, non abbia lacuna e ritrosía. Da Eraclito a Heidegger, a Beaufret: «Rien n’est plus cher à l’éclosion que le retrait».

(Nanni Cagnone)

Ab | Da

Come a un tratto veniamo

rappresentati

leggenda da ascoltare da nessuna

parte

qui ci muoviamo

questo va

osservato tutti domani

a suo tempo

dovranno stare ad ascoltare

ovunque essa

proceda

Wie wir dargestellt werden | mit einem Mal || Sage zu hören aus keiner | Richtung || bewegen wir uns hier ab | zu sehen || ist das von allen morgen | wird zur Zeit || hingehört werden müssen | wo sie auch immer || hergeht

Her

Già

tanta luce

è passata

come i venti spazzano

via i colori

tanto blu è passato

l’acqua

piange occhi

già da tempo

pieni

piange sabbia la pietra

tanto vetro è passato

Licht ist es her | so lange || wie wehen Winde | die Farben || so blau ist es her | das Wasser || weint Augen | schon so lange | voll || Sand weint der Stein || Glas ist es her

Schwer | Pesante

Non smette di raccontare uno

a cui serve meno

sonno d’un uccello quando

dal senso

addormentate le sue mani

prendono congedo

da tanti anni

è abbandonato

il volto bianco pesante

quando

perde il giorno

la sua luce ma

c’è ancora di notte

un po’ di mondo

danno una mano

le leggende

Erzählt einer uns fort der | weniger Schlaf || bedarf als ein Vogel als | vom Sinn || geschlafen seine Hände | abdanken || von so vielen Jahren | verlassen wird || das weiße Gesicht schwer | wenn es || dem Tag an das Licht | geht aber || nachts ist noch Welt | da || gehen die Sagen zur | Hand

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Paul Wühr (1927-2016) è nato a Monaco, in Germania, ma ha vissuto parte della sua vita in Italia. Maestro elementare in Baviera, negli anni del dopoguerra inizia a dedicarsi alla scrittura, pubblicando il suo romanzo d’esordio Embryonen (tra il 1954 e il 1957) e lavorando ai primi testi per la radio. Nel settembre del 1963 il Westdeutscher Rundfunk trasmette il suo radiodramma Das experiment. L’editore di Monaco Carl Hanser pubblica le sue opere a partire dagli anni Settanta: il romanzo Gegenmünchen (1970), il ciclo di poesie Grüss Gott ihr Mütter ihr Väter ihr Töchter ihr Söhne (1976), quindi Rede. Ein Gedicht (1979), il romanzo Das falsche Buch (1983), il diario Der faule Strick (1987), nuove poesie Grüss Gott, Rede (1990), poi Luftstreiche. Ein Buck der Fragen (1994) e il volume Salve Res Publica Poetica (1997). Numerosi sono i riconoscimenti ottenuti tra i quali ricordiamo: nel 1971 il Premio radiofonico dei Kriegblinden, nel 1977 il Literatur–Förderungspreis della città di Monaco, nel 1984 il Premio della Città di Brema, nel 1990 il Premio Petrarca e il Premio Ernst Meister, mentre la Bayrische Akademie der schönen Künste gli ha conferito nel 1997 il Grosser Literaturpreis.

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