DUE VOLTE IL CANTO TORNA. Luigia Sorrentino

Disegno di Marco Locci

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Coro 3

nella cintura d’acqua
fluttuava immenso l’indistinto
inattuato attaccava la nebbia
melmosa, non era ancora luce ma
notte continua, durava
in quello spazio la non luce

si volse la notte si volse
bisognosa a noi che aprimmo
lo sguardo alla forma sollevata

solo questo gesto che vede
qualcosa si schiarisce
illumina e avvicina
nell’istante posato
negli occhi che egli chiude

Coro 4

la luce si disperdeva,
cadeva la massa corporea
appoggiato alla densità della goccia
egli era là nel suo confine
il mutamento fu uno svanire
arbitrario
dal fondo del vento sprigionava
trascinando fuori da sé
qualcosa che lentamente appare
così in esso
ciò che ripetutamente arriva
entra nel suo sguardo
nel sollevarsi contro la nebulosa
divenne la brezza distesa sull’acqua
a lei si infranse perdutamente
alla nettezza di lei che si apriva
davanti a lei si lasciò cadere, infine
Iperione


(Il tremendo è una notte che ci parla)

il tremendo è una notte che ci parla
se n’è andata così a lungo
a brandelli la stoffa del vestito
mette alla porta il tempo
l’umido della terra
scandisce la polvere tra i cespugli
alla tana trasporta briciole
increspato dalle foglie
due volte il canto torna

I primi due testi sono tratti da: Iperione, la caduta. In Olimpia, Interlinea, 2013. Il terzo testo appare in: “Nuovi Argomenti”, 64, ottobre-dicembre 2013, nella sezione “La Società dei Poeti Estinti”, a cura di Carlo Carabba, Mondadori editore.

Opera di Anselm Kiefer



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