FUORI DALL’OPERA IL NIENTE. Salvatore Marrazzo

Si leggono, a epigrafe del libro, questi versi di Velimir Chlebnikov: «Gli anni, gli uomini e i popoli/ fuggono via per sempre,/ come l’acqua fluente./ Nel duttile specchio della natura/ le stelle fan da rete, noi da pesci./ I numi sono spettri in grembo al buio».

Al lettore che si immerge nel libro di Salvatore Marrazzo, Scritture brevi, anzi brevissime, accade qualcosa di semplice: resta disorientato. O meglio, non orientato. Questa prosa, dove porta? sembra chiedersi il lettore – Narra una storia? Descrive paesaggi? Studia emozioni? Argomenta filosofie? La risposta non arriva e, se arriva, non è univoca. Si assiste a un lampo di scritture, e quel lampo, non intermittente, lento e tenace, esteso pagina dopo pagina come monologo interiore, cupo flusso di coscienza, ci conduce fuori da regni prevedibili, in paesaggi apocalittici, in misteri suggeriti e non mostrati: «Ci fu un’ondata di gelo e la notte si abbassò. Tutto avvenne lentamente, com’è nello stile della natura. Le stelle toccarono i popoli sulla testa. I mari vacillarono pacatamente. I fiumi si fermarono senza affanno o apprensione. Gli alberi svettavano fieri e gli uccelli erano scomparsi. Nessun volo nell’aria tersa e vile. Quando fu l’alba, si ritrasse anche la parola, Solo una vecchia briosa si muoveva a illustrare altri segni, ma i testimoni restarono inudibili».

Il libro alterna frasi brevi, sentenze brevissime, apologhi fulminei, a considerazioni filosofiche pensose e complesse, percepite al confine ultimo delle cose. «I libri f/hanno paura». «L’uomo di mare va. L’uomo di scrittura lo trattiene». «Il libro non dovrebbe essere per niente una scelta secondaria. Se lo fosse, sarebbe un libro di destrezza, il che non sarebbe male» «L’uomo non può uscire da se stesso. L’uomo non può toccare Dio. L’uomo stesso è una negazione. Ciò che può è solo cambiare abitazione, sostituire il mobilio nelle stanze e chiudere la porta». «”La fine presta per noi fede all’inizio”. Celan. È un’inconfondibile traccia di vita. Dopo Auschwitz, si pensava non fosse più possibile scrivere. Non era vero. O, se era vero, lo era nella misura di una dismisura, di un evento tragico e irrisolto, sopravvento della follia e della morte. La vita chiede la scrittura. Non esiste nessuna via fuori dalla scrittura. Fuori dall’opera, il niente. Niente mondo. Niente».

Scrive Laura Caccia nella sua prefazione: «Come accompagnare, in conclusione, queste scritture di Salvatore Marrazzo che ci lasciano alla fine, dopo le tante pagine colme di sapienza, una pagina vuota, che in realtà vuota non è, perché noi tutti si possa continuare l’incanto?». Ripeto qui come il libro si conclude: «Questa è l’ultima pagina. Non lasciatevi ingannare, non è vuota». Al lettore verrebbe voglia di aggiungere una parola, di continuare la frase.

Le scritture di Marrazzo sono un libro-mondo, che con può essere descritto, risolto, riassunto, interpretato. Va accettato, meditato, assorbito dentro di sé come una verità unica ma plurale. Leggendo le sue pagine, sfumano le differenze teoriche fra prosa e poesia: sembrano tutte false domande, interpretazioni riduttive. La vita è scrittura. Punto e basta. Questo libro-zibaldone insegna che occorre una fedeltà ostinata e tenace nel disporre le parole sui fogli e cercare con esse, dentro di esse, un inutile senso alla vanità del mondo. Il senso c’è proprio mentre chi scrive lo sta cercando, ma è un mutevole caleidoscopio, un turbine armonioso e dissonante di prospettive e di parole. Nessuna risolve, nessuna consola. Commuove l’emozione di racchiudere in un volume definito l’indefinita vibrazione del mondo dentro e fuori di noi. Che è una vibrazione angosciata, estrema, irredimibile; un lungo e solitario accordo atonale, che non viene a patti con nessuna musica. «Dal sacco si sparsero al suolo le cose. Ed io penso che il mondo sia soltanto un sogghigno, che luccica fioco sulle labbra di un impiccato. Si tratta di Velimir Chlebnikov. Senza dubbio, un grande poeta russo. Muore a soli trentasette anni, nel 1922. Che il mondo sia per lui una goffa smorfia non c’è nulla da dire. Ognuno immagina il mondo come crede».

*Salvatore Marrazzo, Scritture brevi, anzi brevissime. 18 luglio-18 ottobre 2024, Areablu edizioni, Cava de’ Tirreni, 2025.

Foto di Salvatore Marrazzo

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